Il Nilo prima di superare la sua ultima Cateratta (che è la prima per chi rimonta il corso del fiume) circonda le grandi isole Héasi, di Avvad e di Bega. Ad Est di quest'ultima incontrasi la bellissima isola di Phile, la quale segna il limite estremo della maggior parte dei viaggiatori del Cairo che rimontano il Nilo.

L'isola di Phile è da ogni parte attorniata da brune roccie, e giace in mezzo ad una specie di golfo che all'occhio sembra indicare il limite del Nilo.

Un tentativo infelice venne fatto, quarantacinque anni or sono, per migliorare la navigazione alla Cateratta di Assouan.

A tale scopo si fecero saltare alcune roccie, che ostruivano il passo principale. Questo lavoro ebbe per risultato di approfondire il canale e per conseguenza, aumentando la corrente, si rese più difficile l'accesso. Per fortuna non si andò più oltre; altrimenti se l'esperimento avesse avuto un maggiore sviluppo, sarebbe riuscito esiziale per l'Egitto. I numerosi ostacoli accumulati sopra alcuni punti dei grandi rami del Nilo, e specialmente fra la sesta e la prima Cateratta, per un percorso di 1800 chilometri, sono una delle più belle provvidenze della natura. Gli antichi Egizi consideravano gli ostacoli naturali entro il letto del Nilo come nocivi all'aumento del benessere generale, e quindi causa diretta delle frequenti emigrazioni delle tribù verso il Sud; la scienza moderna invece li ammira, perchè essi servono di complemento indispensabile pel regime delle acque, che ha creato l'Egitto e ne alimenta la fertilità.

I laghi dai quali scende il Nilo, nonchè le paludi del nono grado che attraversa, sono i potenti regolatori che costituiscono le piene regolari; ma l'azione loro sarebbe paralizzata, se essa non avesse per potente ausiliario i numerosi ostacoli naturali che rallentano la rapidità delle acque.

Questi ostacoli, che possono chiamarsi i regolatori complementari del Nilo, trattengono tanto nelle piene, quanto nel periodo di magra, una parte della massa d'acqua che incessantemente si sprigiona dall'equatore e dai monti dell'Etiopia. Senza le Cateratte e senza quel complesso di Cascate, che compensano le differenze di altitudine in alcuni tratti considerevoli nell'alto bacino del fiume sino ad Assouan, il Nilo sarebbe per alcuni mesi un torrente impetuoso e devastatore invece di essere il fiume benedetto e largo di benefizi per quelle regioni cui regolarmente concede il favore delle sue acque.

A differenza delle violente rivoluzioni e distruzioni cui sono soggetti e popoli e città e monumenti anche i più solidi, i fiumi subiscono alterazioni lente, ma continue che modificando il loro regime variano l'aspetto ed i caratteri speciali delle contrade che attraversano.

Il Nilo non va esente da questa legge naturale ed i fenomeni che si osservano nelle roccie delle sue Cateratte, composte di elementi eterogenei, si appalesano per mezzo di violenti corrosioni causate dall'acido carbonico, che il Nilo bianco trascina seco. L'azione di quest'acido carbonico eccitata dal fregamento dinamico dei tanti miliardi di metri cubi d'acqua che da centinaia di secoli si versano dall'Africa centrale nel mare, ha lentamente, ma incessantemente alterato il profilo delle Cateratte, alcune delle quali, consumate ed affrante, da molto tempo scomparvero.

La distruzione incessante e le varianti che ne emersero nel letto del fiume hanno causata la rovina di quelle terre non più visitate dalle acque delle inondazioni. Dei 270 mila chilometri quadrati di terreno nilotico, che esistevano fra Khartoum ed Assouan, 2 mila soltanto possono ancora essere coltivati.