Ma l'amore che m'inspirava quell'uomo generoso era pure generoso e degno di lui. A misura che il giorno delle nozze si avvicinava, le mie esitazioni, le paure codarde svanivano, ed il sentimento del dovere s'imponeva alla mia coscienza. Tirai innanzi fino all'antevigilia del matrimonio. La mamma era venuta a Milano; avevamo prese due stanze arredate, e Marco veniva ogni sera come fanno gli sposi a trovarmi ed a far progetti.

Quella sera, dopo avergli stretta la mano, dopo averlo veduto uscire dall'uscio, dopo averlo guardato dalla finestra mentre s'allontanava, mi posi al tavolo pensando:

— Chissà! Forse non lo vedrò più.

Poi, malgrado il vuoto immenso che quel pensiero mi apriva dinanzi alla mente impaurita, malgrado l'angoscia che ne risentivo nel cuore, gli scrissi tutto, tutto. Non mi risparmiai, gli confessai che avevo ancora molte lettere dell'altro.

«Se hai la forza, la clemenza,.... o la debolezza di perdonarmi, — conclusi, — vieni più presto questa sera. La mamma ha invitato qualcuno perchè è la vigilia delle nostre nozze. Vieni prima degli altri. Saremo soli; brucieremo quelle reliquie del mio disgraziato passato, e tutto l'avvenire sarà tuo. Se non ti vedrò venire di buon'ora a domandarmi quelle lettere, vorrà dire che non puoi perdonarmi, che non ti vedrò più. Sia quel che Dio vuole di me; l'ho meritato.»

Fu un giorno d'agonia quella vigilia di nozze. Ogni volta che l'uscio s'apriva sussultavo:

— È lui. — No, non era lui. — Forse non verrà. — Infatti, perchè dovrebbe venire? Certe colpe un uomo non le perdona. — Poi s'udiva ancora un passo. — Sì, eccolo. È qui. È tanto generoso. — Ma ancora non era lui.

Finalmente comparve il primo invitato. Erano le otto di sera. L'ora in cui Marco veniva sempre; e non era giunto ancora; non mi aveva perdonato. Non lo vedrei più.

Io non so come mi reggessi in piedi in quel momento. È certo che non parlavo; non l'avrei potuto. Mi chiamavano sposa, mi facevano auguri, mi portavano doni. Io non guardavo nulla, non rispondevo a nessuno. Sentivo che intorno a me si ripeteva:

— È la commozione. È naturale. Deve lasciare i suoi, cambiare stato....