All'udire che voleva farsi telegrafista, provai uno sgomento, una ripugnanza, maggiore assai di quella che mi aveva inspirato il teatro. L'altezza dell'ambiente morale in cui deve svolgersi un dramma per essere ben accolto dal pubblico, quell'esposizione continua di caratteri nobili, di azioni generose, e dietro ogni colpa la punizione ed il rimorso, deve necessariamente esercitare un'azione salutare sull'animo degli artisti; ed ho udito dire parecchie volte che gli artisti drammatici sono per lo più gente onesta, generosa, di sentimenti gentili. — Questo, senza avermi riconciliata colla proposta di mettere quella fanciulla sulle scene, era stato un pro, che avevo trovato da opporre ai molti contro. Poi c'era anche l'idea dell'arte, della possibile gloria avvenire... che so io?
Ma, per la telegrafista, l'avvenire doveva essere necessariamente oscuro come il presente; — e si trattava di vedere una ragazzina andare all'ufficio come un giovinotto, bazzicare cogli impiegati, senza sorveglianza, per riescire a che cosa poi? Ad essere tutta la vita un umile impiegato.
— Gli uomini che prendono quella carriera non hanno speranze maggiori, — si diceva, — e tuttavia se n'accontentano.
E questo è vero. Ma gli uomini non arrischiano tanto quanto una ragazza. — Ero malcontenta, diffidente.
In quell'incertezza pensai di scrivere ad una buona signora che era stata più d'un anno telegrafista prima di maritarsi, e di domandare consiglio a lei.
Mi rispose un biglietto breve, mandandomi un grosso manoscritto. Nel biglietto mi diceva:
«Il miglior consiglio che io possa darle per la sua giovine protetta, è di raccontarle la mia storia. Gliela faccia leggere, se ha coraggio. È meglio ancora scoprirle il pericolo, che lasciarvela cadere ad occhi chiusi. — Sono certa che lei stessa, quando sarà in fine del mio manoscritto, non permetterà a quella bimba di domandare l'impiego a cui aspira, se non quando sarà più matura. Per una zitellona o per una vedova, è una occupazione come un'altra. Ma per una giovinetta, creda a me, non è affare.
«È un sacrificio ed un'umiliazione che m'impongo confidandole la mia storia; forse potrà anche sembrarle una sconvenienza. — Ma è la sconvenienza di chi si denuda per gettarsi in mare a salvare un naufrago. — Me ne tenga conto, e se dovrà servirsi del mio esempio per ammonire altre giovinette, pubblichi pure la mia storia; ma prima cambi i nomi di persone e di paesi. Sono madre di famiglia, e non vorrei essere riconosciuta.»[1]
Ho cambiato i nomi, ed ecco il manoscritto come l'ho ricevuto.