Chinai il capo umiliata e commossa, e raccolta in me stessa, stetti pensando come rispondere a quella voce dolce e tranquilla che mi ripeteva la profferta clemente. Ero delusa del Garofano. Vedevo dov'era la verità, e mi sentivo felice di quel perdono.
Ma sarebbe troppo comoda la vita, se quando l'inganno non ha più seduzione per noi, bastasse tornare ai primi amori, per trovare ancora tutte le gioie dei cuori innocenti.
Mentre meditavo così la mia risposta, un dolore inatteso, acuto, infinito, mi strappò ai sogni della speranza.
Era la bella signora che m'aveva staccata dal ceppo. Ella mi porse ad un giovane in abito nero e guanti grigi, che uscì portandomi via.
Poco dopo egli mi pose in un foglio di carta scritta, la ripiegò, e rimasi qualche tempo nell'oscurità, sbalestrata in ogni senso.
Poi sentii lacerare la carta, spiegarla, e mi trovai qui.
Mi restavano pochi minuti di vita; tu li prolungasti colle tue cure, e muoio ringraziandoti.
— Un momento, Viola! — gridai — non morire ancora. E la morale da mettere in fondo?
— Chiama Tizio e Caio il Garofano ed il Tulipano, chiama la Viola Sempronia, e la morale salta agli occhi di tutti.
— E se a qualcuno non salta agli occhi?