—Ma quegli altri due laggiù che sono orfani, hanno tanto bisogno di lei, s'affrettò a rispondere Marco.
—È vero, è vero, soggiunse il medico. E la tua salute come va? Ci hai più pensato alla tisi?
—Che! Non ci ho disposizione; disse Marco. Ora ingrasso davvero. E poi ho fatte le mie prove. Capirà che la direzione d'un'officina così vasta non mi lascia molto riposo. Alle volte mi tocca di salire venti, trenta chilometri al giorno, in montagna, per vedere dei materiali; non posso badare nè al sole nè all'umidità; eppure non ho mai avuto una tosse. Sono refrattario.
—E non hai paura che quel male si sviluppi?
—Che! È stata un'impressione giovanile. Ero appunto nell'età in cui sono morti tutti i miei. Ma ora l'ho passata quell'età, e di parecchi anni, purtroppo.
—Quanti anni hai?
—M'avvio verso i trentatrè,
—Dunque ora sei sicuro. Ed il medico continuò a parlargli di quell'argomento. Gli narrò molti casi, di famiglie colpite da una malattia ereditaria, nelle quali poi il contagio s'era arrestato per non ripetersi più per molte e molte generazioni. Del resto Marco non ci pensava più da un pezzo, ed anche indipendentemente dalla ragione suprema che gli aveva data sua madre, non capiva come mai avesse potuto lasciarsi impressionare a quel modo.
Quando si alzò per congedarsi, il vecchio gli disse:
—Non permetterai che, quando potrò uscire, io venga a conoscere la tua signora?