—Quello è un grande artista! Che fortuna deve fare! È un fenomeno!

E tutta la famiglia stava in ammirazione di quell'innominato che chiamavano sempre lui, e l'Ernesta si pavoneggiava, e godeva, come se si fosse trattato di lei stessa o di suo marito. Si abbandonava a narrare dei particolari gloriosi della carriera di lui: dame che se n'erano innamorate, giovani dell'alta aristocrazia che avevano staccati i cavalli dalla carrozza e l'avevano strascinata all'albergo, serenate, doni di gran valore, versi…. Chiunque li avesse uditi parlare con quella passione, con quell'entusiasmo, avrebbe creduto che quella gente ricordasse un caro assente, un figliolo, la gloria e l'amore della famiglia.

Invece lui era stato l'amante dell'Ernesta; l'aveva trascinata con sè per qualche tempo di teatro in teatro, facendola stare nelle quinte ad aspettarlo con un mantello per coprirlo quando rientrava sudato, facendole portare la scatola da toletta, cucire gli accessori dei costumi. Poi un bel giorno lui aveva sposata una prima donna ricca, e l'Ernesta era tornata a casa coll'orecchio fesso da uno schiaffo, che le aveva fatto saltare l'orecchino da un capo all'altro del teatro.

E di quelle scene brutali ne aveva sofferte molte, a giudicarne dallo stato in cui era ridotta; e sui primi tempi dopo il suo ritorno non aveva osato mostrarsi per le strade di Milano, aveva pianto, aveva mandato ogni sorta d'imprecazioni. Ma le imprecazioni erano sempre state rivolte alla moglie. Tutto l'odio dell'Ernesta e della sua famiglia era per quella donna. «Se non fosse entrata di mezzo lei coi suoi denari, presto o tardi l'Ernesta sarebbe riescita a sposarlo, ed ora sarebbe moglie d'un grande artista, e ricca, ed in grado di aiutare i suoi….»

La slealtà, il carattere violento, i trattamenti brutali di lui, s'erano andati cancellando dalla loro memoria man mano ch'egli saliva in rinomanza. Non potevano voler male ad un uomo che aveva acquistato tanto nome e tanto denaro. La loro cupidigia e la loro vanità erano lusingate solo dall'idea che essi avevano avuto in casa il tenore famoso, che l'Ernesta era stata due anni con lui, e possedeva ancora delle lettere sue!

Intanto la figlia minore era cresciuta e s'era fatta una bella giovane. A quindici anni, prima assai d'avere ben imparato il mestiere di sartora, aveva lasciata la scuola di sartoria perchè le altre scolare erano troppo volgari; non poteva adattarsi a vivere con loro.

Non già che la Teresa avesse mai pensato di far istruire la figlia. L'aveva mandata alle scuole comunali, finchè non l'aveva creduta in grado di essere accettata da una sarta per fare le imbasciate e portare lo scatolone, e poi non ci aveva pensato più. Ma la Maddalena aveva ascoltate fin da bambina le reminiscenze teatrali della sorella, e ne era sempre stata orgogliosa. Poi era cresciuta nella compagnia dei cantanti, attori, giornalisti, ufficiali, che occupavano le stanze mobiliate. Quei signori l'avevano vezzeggiata da bambina, e corteggiata appena s'era fatta adolescente. Un giovane tenente, che aveva passato più di sei mesi a Milano, le aveva insegnato un po' di francese, usando per libri di testo i romanzi di Dumas père. La Maddalena se n'era appassionata. Credeva d'averci imparata la storia di Francia, e quando poteva parlare di Maria Antonietta, di Luigi decimosesto, della rivoluzione, di Marat, si dava l'aria di saperla lunga. Quel tenente era stato il suo primo amore; un amore sentimentale da giovinetta. Poi era partito e non se n'era saputo più nulla; gli era succeduto il cronista d'un giornale teatrale, che aveva portato da leggere alla Maddalena delle romanze, dei libretti d'opera, e le aveva letti lui stesso dei versi del Fusinato, e le Lettere a Maria dell'Aleardi, sulle quali la Maddalena aveva versate molte lagrime, all'indirizzo del tenente. Ne aveva imparati dei brani a memoria, che declamava con enfasi, sbagliando le pause.

Tutte queste sentimentalità erano state causa del disaccordo tra la Maddalena e le sue compagne di scuola alla sartoria. Lei si credeva da più di loro, e voleva sfoggiare il suo sapere. Loro la trovavano stravagante e la burlavano.

Quando la Maddalena si mise a lavorare in casa, tra che non sapeva ancora il mestiere, tra che pensava a tutt'altro, fece un grande sciupìo di roba, disgustò le prime pratiche, e le rimase tutto il tempo immaginabile per leggicchiare e declamare, e fare le chiacchierine galanti cogli inquilini delle stanze mobiliate.

Nello stesso casamento, al pian terreno, c'era un giovane tappezziere che s'era innamorato della sartorina; ma lei si credeva nata ad alti destini, e diceva che «colla sua educazione, non avrebbe mai potuto adattarsi a sposare un operaio. Era avvezza a vivere in una società più alta». E la famiglia partecipava alle sue illusioni.