Ma lui non me le stese le sue braccia. Il capo solo aveva voltato verso di me, e la persona era ancora rivolta al muro, e le sue mani posavano sulle spalle d'una ragazza pallida, che piangeva senza asciugarsi le lagrime.

—Oh mamma! mi disse, cosa vi è saltato in mente di venir fuori con questo tempo?

Io non potei rispondere; avevo un gruppo in gola, ed un freddo mi correva nelle vene, come quando avevo veduto il mio uomo morire colle mani sulle mani della sua mugnaia. Mi caddero le braccia, e rimasi là senza dir nulla; egli mi susurrò spingendo il capo indietro:

—Andate, mamma, andate a casa; non lasciate sola quella poveretta, che se ne va alla malora, se ne va.

Che il signore mi perdoni, perchè in quel momento non ci ho veduto più, e gli ho gridato:

—Taci, malaugurio! Non ti basta di abbandonare la tua mamma come un cane per badare a far all'amore, mi vuoi far morire quella sola figliola che mi vuol bene! Non troverai mai bene a questo mondo, guarda!

M'era appena scappata di bocca quella parola, che ero pentita; ma avevano aperto i cancelli, e tutti s'erano pigiati per uscire. Mi trovai là, vergognosa di quanto avevo detto, abbandonata, estranea a tutti in mezzo a quella gente che si baciava e piangeva l'un per l'altro. Il cuore di mio figlio se l'era preso quella giovane che non aveva fatto nulla per lui. Ed io, che lo avevo allevato, e che m'ero distrutta lavorando per dargli pane, ero così mortificata d'essere andata là a sorprenderli, come se avessi fatta un'azionaccia.

Gli avevo portato un dispiacere e delle male parole all'ultim'ora, per mia memoria. Non osai più accostarmi. Lo vidi che dal vagone continuava a parlare con la sua ragazza ed a stringerle la mano traverso lo sportello, ed a guardarla con quegli occhioni gonfi, dove c'era tanto amore da riempiere il cuore a dieci mamme; ma non ne toccano alle povere mamme di quegli amori e di quelle occhiate là. Neppure quando il treno si mise a fischiare, per dire: «Badate, si va via; affrettatevi a salutare le vostre mamme»; neppure allora pensò a cercarmi. Le carrozze si allontanarono adagio, adagio, poi più in fretta, più in fretta, e lui sempre fisso a guardare quella giovane, come se lo avesse messo al mondo lei; e quando il treno era tanto lontano che stava per scomparire, si vedeva ancora una cosa che sporgeva dal finestrino e s'agitava adagio, adagio, con un movimento di grande malinconia: era la testa di Michele che salutava la sua ragazza.

—Ecco; l'uomo non è che un animale, disse il professore materialista, che, senza parere, aveva dato retta a quel discorso, e seconda gli istinti della natura.

E la Cecchina, che non aveva capito le sue parole, disse, appunto come se rispondesse: