«Senza galletto, la mia gallina
O poverina—come farà….»

E la Teresa continuò ad armeggiare cogli spilli e coi fusi. Tratto tratto alzava il capo e lo spingeva indietro girandolo da destra a sinistra per isgranchirsi il collo indolorito dal lungo star curvo. Più volte si coperse gli occhi con una mano, e li tenne stretti per riposarli. Poi ripigliava con maggior lena il lavoro; ed intanto ripensava la miseria di quei polli: «Quanto dovevano essere infelici! Certo non cantavano più là dentro; dovevano morire di malinconia.»

Sull'imbrunire, mentre la Teresa si curvava cogli occhi fin sul tombolo per profittare dell'ultimo barlume di giorno, s'udì una voce d'uomo, giovane ed alta che cantava:

«Morettina dove vai?
Vado a Monza sul tranvai.»

La Teresa stette un momento a sentire, poi posò il tombolo, salì in piedi sulla sedia, e s'affacciò al finestrino che metteva sul tetto. Guardò quella distesa sterminata di tetti e comignoli e gronde e grondaie e cupole di chiese e campanili, e più lontano, come una fascia verde, le cime degli ippocastani dei bastioni; poi l'azzurro, l'azzurro chiaro, infinito, come se dopo i bastioni ci fosse il mare. E le parve di vedere la campagna de' suoi ricordi; le parve d'esser laggiù, non più bambina con la maestra trinaia, in un'osteria di Sesto, ma giovinetta innamorata della libertà, dell'aria pura, della natura bella, e di camminare, di camminare sotto i viali verdi, sull'erba umida e fresca.

«Morettina dove vai?
Vado a Monza sul tranvai….»

ripeteva un po' in falsetto quella voce di tenore.

E la Teresa pensava d'andare a Monza sul tranvai, col suo vestito da festa; e quel giovane che cantava, quello o un altro, era là sulla panchetta del tranvai che l'aspettava. Andavano insieme; lui la guardava negli occhi e lei si sentiva arrosire. Non parlavano, ma erano felici, felici in silenzio, finchè scendevano alla stazione, si pigliavano a braccetto, e via pel viale fin giù nel parco, dove sedevano accanto, sull'erba verde, sotto il cielo turchino…

Le balzava il cuore di commozione, le brillavano gli occhi guardando nell'ombra che era scesa tutt'intorno sulla città, e lei pure colla voce tremante si mise a cantare:

«Morettina dove vai?
Vado a Monza sul tranvai
Vado a Monza sul tranvai…»