Il benefizio, per volere del testatore, in caso che il ramo primogenito dei Dogliani non avesse un figlio prete, doveva passare ad un figlio del ramo secondogenito, che volesse abbracciare la carriera ecclesiastica. E, soltanto nel caso che anche questi mancasse, il capitale sarebbe passato ad un'opera pia. Egli solo dunque era come fatalmente indicato, per risolvere la situazione dolorosa che aveva portato il carattere violento di Vincenzo ad un partito disperato.
Anche l'anima generosa di Vicenzino si ribellava a quell'immenso sacrificio. I suoi vent'anni l'impaurivano; il pensiero dell'Elena lo faceva piangere.
E pianse lungamente, scosso da forti singhiozzi, un pianto amaro, disperato. Aveva sempre dinanzi al pensiero il giorno in cui Vincenzo era andato a cercarlo alla fattoria, orfano, solo, miserabile, e l'aveva condotto a suo padre; e questi, aprendogli la sua casa, gli aveva detto: «Entra.»
Sentiva che doveva tutto in compenso di quella generosa ospitalità; eppure rimaneva perplesso, raccapricciava dinanzi all'audacia di quella risoluzione.
Prima dell'alba s'udì un rumore affrettato di zoccoli, ed un contadinello portò un biglietto desolato dell'Elena.
Il signor Dogliani, riportato in casa la sera come svenuto, era stato colpito poco dopo da un attacco d'aploplessia. Soltanto molto tardi nella notte aveva ricuperato i sensi e la parola, ma tutto il lato destro era rimasto paralizzato. Il medico aveva detto che, quando pure potesse guarire, sarebbe infermo pel resto de' suoi giorni. Intanto stava ancora assai male, e le figlie, che lo curavano tremando per la sua vita, non potevano abbandonarlo, neppure per correre presso l'altro malato di San Germano, altrettanto caro.
Erano tutti ansiosissimi per Vincenzo. Sapevano appena dal cocchiere che aveva condotto Vicenzino, che non era morto. Il povero vecchio non faceva che disperarsi all'idea di perdere il figlio, e di lasciare le figliole nella miseria; non v'era modo di calmarlo….
Dinanzi alla scena straziante che gli presentava quella lettera, le esitazioni di Vicenzino cessarono. Con un sospiro, che gli veniva dal fondo del cuore, gemette: «È necessario.» E scrisse all'Elena un biglietto che le mandò dallo stesso contadino:
«Vincenzo è fuori di pericolo; vivrà, e sarà felice. Rassicura il babbo; non sarete nella miseria; il beneficio che Vincenzo perde lo acquisto io; rimane nella famiglia, dacchè tuo padre m'ha accolto come un figlio. Sarò io il fratello prete.»
Era la prima lettera che scriveva all'Elena; ed era per chiamarsi il fratello prete! le lagrime gli oscuravano la vista, e cadevano grosse e fitte sulla carta; eppure a lui pareva di compiere un dovere inevitabile, di fare una cosa naturale. Pensava: «Chiunque nel caso mio farebbe lo stesso.» Era della creta di cui si fanno gli eroi.