La signora non aveva più nomi da aggiungere. Si alzarono per andare a scrivere gli indirizzi delle circolari.
Per quella sera Dora non uscì più in giardino, ed io rimasi solo a pensare cosa, o chi, o come potesse essere quel Franco, al cui nome soltanto Dora si scuoteva dalla sua apatia, e si coloriva come una fragola.
* * *
Venne il giorno della festa. Dora era troppo occupata per pensare a me. La vidi tutto il pomeriggio andare e venire in abito di percalle azzurro, ed incontrare ed accogliere le sue ospiti. Era gentile con tutti. Ma non sorrideva, non si animava. Una cura penosa doveva starle nel cuore.
Sull'imbrunire cominciarono a giungere i landeaux ed i breacks senza signore, tutti carichi di giovani eleganti, coi lunghi pastrani di lustrino, che scendevano fin sulle scarpe per coprire le abbigliature da ballo. La vecchia zia ed il signor Botanico li accoglievano salutandoli dalla gradinata del salotto; ma Dora non c'era più.
— È intenta alla sua abbigliatura di gala, pensai: e mi rassegnai a non vederla; ma il tempo mi parve lungo.
Verso le due di notte, quando la musica era più animata, e le coppie si movevano più allegramente nelle sale, vidi un'ombra solitaria e bianca scendere la gradinata, ed avviarsi con rapidità convulsa verso di me.
Era Dora con un bell'abito di seta color di zolfo; aveva la coda lunga come una cometa, ed era ornato da sciarpe di velo reseda, sostenute con mazzi di rose d'un bel carmino. A breve distanza, ed a luce di luna quell'abbigliatura chiara pareva bianca.
Il volto pallido della signorina, i suoi occhi gonfi si accordavano male coll'aria di festa della sua casa e della sua abbigliatura.
Si gettò a sedere sul mio vaso, mi appoggiò la fronte al tronco, e rimase a lungo cosí, a capo chino, come se contemplasse la terra che mi circondava. Ma le cadevano dagli occhi grosse goccie cristalline, che non erano pioggia nè rugiada. Avevano un sapore acre. Erano lacrime.