E rientrai in casa e mi coricai. Ma il mio cuore era agitato. Mi addormentai con difficoltà e sognai tristi sogni.
Tuttavia mi risvegliai che il mattino era già inoltrato. Dovevano essere passati due battelli; Gustavo era dunque tornato. Come mai non era venuto subito da me? Mi vestii in fretta e corsi a casa sua. No; non era giunto ancora.
— Via, è una pace completa, dissi. Rimane a colazione con lei.
E cercai di figurarmi la sua felicità. Ma invece mi pareva di vederlo triste, piangente. Finalmente nel pomeriggio non seppi resistere più. Presi il primo vapore che passò; andai ad Arona, e corsi difilato dalla signora Vittoria.
— C'è la signora? domandai alla cameriera che venne ad aprirmi.
— Partita! E... col signor Gustavo?
— No; il signore dorme; ho l'ordine di rimaner qui finchè si desti.
Entrai precipitosamente in sala. Gustavo infatti era steso sul divano e stava svegliandosi. Sbarrò gli occhi meravigliati; mi osservò ben bene; si guardò intorno come per assicurarsi del luogo in cui si trovava, poi finalmente disse:
— E Vittoria?