La sera quando entrai nell'anticamera della contessa, così ben chiuso ne' miei abiti che stentavo ad alzare le braccia per togliermi il cappello, non erano ancora le sette.
— La signora è a pranzo, mi disse il servitore.
— Non importa, risposi. Ditele che son io. M'ha invitato pel tè; mi aspetta.
Egli mi guardò ben bene dalla testa ai piedi. Forse non aveva mai visto nessuno così ben vestito. Poi riprese:
— Ma è molto presto.
Io sorrisi della sua ingenuità. Egli non sapeva con che ansietà mi aspettasse quella povera dama, che dubitava persino della giustizia di Dio per causa mia.
— Se potesse tornare più tardi... soggiunse.
— No, no. Lasciate pure che pranzi con comodo. L'aspetterò. E mi posi a sedere in un angolo dell'anticamera dicendo:
— Quando avrà finito mi riceverà.
— Chi dovrò annunciare? domandò il servitore avviandosi per uscire.