— Che! La famiglia ascendente non basta alle aspirazioni della vita giovanile.
— È vero, confessò Odda con sincerità. Ho sognato anch'io la mia famiglia colle sue cornici color di rosa e d'azzurro. Ma è là nell'azzurro. Cosa farci? Vorresti ch'io stessi giorno e notte colla testa in mano pensando se verrà o se non verrà? Oppure che, per farlo venire, prendessi il primo partito venuto, e gli facessi fare la parte del protagonista come in una commedia, a rischio di trovare poi che quella parte non gli va, e di rovinare la produzione?
— Allora vuol dire che là nell'azzurro, ci sarebbe il tuo protagonista?
— Sì, ma molto nell'azzurro. Figurati zia che non lo conosco ancora.
— Allora è un'idealità?
— No; è un uomo vero. Ma non mi fu presentato, e nella nostra società, per quanto si apprezzi l'ingegno d'una persona, per quanto s'abbia pensato a lei degli anni, non si può dire di conoscerla finchè un fantoccio qualunque non abbia detto fra noi:
«Il signor Tale; la signora Tale,» e che noi ci siamo inchinati l'uno all'altro.
— Questo non è accaduto, dunque non lo conosco, e può darsi ch'egli pensi a me come alla questione d'Oriente.
* * *
È una proprietà fatale della gelosia, di trovare delle ragioni per tormentarsi, anche nelle cose che sembrano fatte apposta per rassicurarla. La zia Claudina pensò: