«Le avevo riunite in un piego, e, non so per quale sfogo dell'anima, in quel momento d'emozione suprema, ci avevo scritto:
«Gualfardo! Per quanto t'ho amato, per quanto ho sofferto, perdonami di non renderti questi ultimi preziosi ricordi, perdonami di seppellirli con me fra quei ghiacchi eterni, da cui ti volgerò il mio ultimo pensiero; dove morendo per te, ti benedirò pel bene che hai fatto al mio povero babbo, pel male ch'io t'ho fatto, pel tuo nobile cuore. Perdonami, Gualfardo, perdonami. T'ho amato troppo tardi, ma t'ho amato fino a morire per te.»
«Quel piego era accuratamente avvolto in una busta di tela cerata e suggellato. Se lo trovavano su di me, la mia dichiarazione scoprirebbe il mio segreto, e tutto quanto avevo fatto per evitare la pubblicità indiscreta ed oltraggiosa, diverrebbe inutile.
«Era necessario ch'io mi privassi di quelle lettere, che le rendessi a
Gualfardo. Sulla sua discrezione potevo contare.
«Ma come fare? Affidarle a' miei compagni di viaggio o alle guide, era quanto dire che volevo morire; essi mi veglierebbero, desterebbero l'allarme intorno a me. Era ancora la pubblicità, ed una pubblicità vergognosa, che svelerebbe il mio progetto prima che fosse compiuto, e lo impedirebbe.
«A quelle somme altezze, ed in quelle supreme circostanze, ebbi un'audacia che non avrei avuta mai nella vita d'ogni giorno. Pensai a quello straniero che parlava soltanto il tedesco, e scendeva già dal gran monte.
«I miei compagni, dopo aver bevuto assai più che non avessero mangiato, s'erano distesi sui loro materassi e dormivano. Delle guide, alcune dormivano pure, altre passeggiavano fuori della capanna, forse attratte dallo splendido orizzonte che il crepuscolo avvolgeva ne' suoi raggi fiammanti.
«Mi accostai risolutamente allo straniero, e gli dissi in tedesco:
«—Signore, sono una donna sola, ed ho bisogno di un uomo d'onore.
Posso contare su di voi?
«—Contate, mi rispose.