Ella mi stese la mano senza parlare, e volle sorridermi per supplire alla parola; ma le sue labbra tremavano in quel momento, ed i suoi occhi mi apparvero natanti in uno strato cristallino… Povero cuore di donna, tenero, generoso! Fulvia era commossa; ed io! Ah, non sapevo che desse tanto rimorso l'offendere il prossimo. Ripregai quel prossimo gentile di perdonarmi: e che me lo dimostrasse continuando quel discorso interrotto: ero così felice di quelle confidenze e così dolente di averle demeritate: ma no, non le avevo demeritate; ella non lo credeva. No? Ebbene, perchè non proseguiva? Perchè non voleva dirmi come era svanito in lei quel nascente amore per Giorgio?…

Un sorriso, una stretta di mano… ed il prossimo clemente continuava così:

—Si ricorda la festa da ballo di martedì? Io, senza esser punto innamorata di Giorgio, avevo avuto la debolezza di farmi bella per lui. Mi pareva che mi amasse come vorrei essere amata io, per una leggerezza di cui mi vergogno, desideravo di sentirmelo dire colla sua voce appassionata. Giorgio m'invitò a danzare, e mi fece danzare davvero. Ma quando mi strinse al suo cuore, e forse la parola d'amore stava per sfuggirgli dal labbro, quell'abbraccio mi lasciò fredda. Egli lo sentì, e tacque.

—Ma perchè? Cosa le aveva fatto?

—Nulla: si ricorda che lei mi aveva chiesto il primo ballo per star seduti vicini, a veder le tolette? Allora Giorgio andò ad invitare un'altra signora, e volle spiegare ai miei occhi tutte le sue grazie. Mio Dio! Non l'avesse mai fatto! Non ha mai osservato come è ridicolo un uomo serio nella danza? E per colmo di sciagura, ballava bene! Che orrore! Era così volgare, così volgare… mi fece un'impressione terribile… Mi fece ridere.

—Ma è una follia. Potrà cancellarsi quell'impressione. Giorgio non ballerà più, e sarà tutto dimenticato.

—No. Da quel giorno quel principio di simpatia svanì. Giorgio ha sentito il contraccolpo della mia freddezza. Egli è cortese sempre, ma è tutto mutato per me. Però siamo sempre buoni amici.

—Ah! lei è una fanciulla terribile, Fulvia. Povero Giorgio! Povero
Giorgio! Egli che va superbo di ballar così bene!

Mi accorsi che accompagnavo quest'esclamazione col più giocondo riso. Ne rimasi atterrito. E pensai: Amerei forse questa pazza giovane che respinge da sè un nobile cuore, come un cencio, perchè l'uomo che glielo consacra balla troppo bene?

Quando stavamo per entrare in città, le dissi: