Nulla dell'intonazione misteriosa e melanconica della frase ch'io sognavo. Ed infatti, perchè mi avrebbe detto Max? Non me l'aveva mai detto. E dove aveva preso io l'idea ch'ella mi amasse tanto da esclamare quanto tempo! dopo un giorno? È vero ch'io non aveva stabilito l'epoca del nostro incontro; ma è altresì vero che mi giungeva già in ritardo.

Fulvia mi rivedeva con evidente piacere; ma era lieta e serena come all'usato.

—Credevo che mi amasse, ma non è vero, pensai. E questa contrarietà mi ridonò tutto l'ardore giovanile del giorno innanzi; e quella frase scolorita riprese tutte le sue attrattive; ed avrei dato l'anima mia per sentirmi dire da Fulvia:

—Quanto tempo che non vi vedo, Max!

Il mio proponimento di fuggire la giovane artista fu completamente dimenticato. Era evidente che non l'avevo preso se non per provare quanto le rincrescerebbe la mia lontananza. Ma poichè non produceva nessun effetto, era necessario ch'io mi facessi amare abbastanza, perchè un'altra volta avesse a desiderarmi. Questa argomentazione naturalmente non la formulai nè colle parole, nè col pensiero; ma mi sentii irresistibilmente trascinato a ravvicinarmi a Fulvia, e da quel giorno le consacrai tutte le ore, tutt'i momenti che la mia professione mi lasciava liberi.

E rivissero in me i poetici entusiasmi della prima giovinezza, e le timide peritanze e gl'impeti inconsiderati ed i terrori puerili, e l'eterno dubbio e l'eterna speranza.

Con lei sciolsi il riso romoroso della fanciullezza; e mi abbandonai alle vergini emozioni dei primi affetti. Tutto il mondo era rinverdito intorno a me, ed io col mondo.

Nè mai parola esplicita d'amore era corsa tra noi, nè mai ci eravamo trovati a lungo da soli dopo quella sera. Altri amici erano sempre con noi e tutti la corteggiavano, e parecchi nutrivano evidentemente per lei vero affetto, e speravano. Ed io li trovavo sommamente impertinenti, ed era offeso che Fulvia non se ne mostrasse oltraggiata. Ed io pure l'amavo, e speravo, e non mi credevo impertinente, nè avrei trovato ragionevole che Fulvia considerasse codesto un oltraggio.

Tutti insieme facevamo lunghe scorribande per le nostre prosaiche campagne lombarde; e talora la mesta Vittoria era con noi; e Fulvia le cingeva la vita, e lungo i campi monotoni passeggiavano abbracciate e parevano la statua del dolore stretta a quella della gioia, il compendio della vita umana.

In tali giorni io non corteggiavo Fulvia, per non offrire alla marchesa uno spettacolo doloroso; e di codesta abnegazione mi sentivo eroico.