—Ebbene, le dissi, amatemi come un fratello; e non pensiamo ad altro, e speriamo nell'avvenire.—E suggellai quelle parole fraterne con uno di quegli sguardi in cui l'amore ha stillato tutto il suo nettare e tutto il suo fiele.
Ma ella piangeva ed io era triste.
Pensavo che quella donna non sarebbe mai mia, e sarebbe un giorno d'un altro. Pensavo che questo altro era stato amato da lei, non fosse che un'ora, quando gli aveva fatto quella promessa. Ma tali promesse chi pensa a mantenerle quando è cessato il sentimento che le ispirava? Ed a che servirebbe?—Perchè dunque Fulvia sposerebbe un uomo che non ama più, ella così sincera, invece di dirgli francamente: «Io non vi amo più; non potrei farvi felice; per la felicità che vi tolgo, vi ridono in compenso la vostra libertà.»—Perchè? Questo vincolo aveva qualche cosa di misterioso ai miei occhi. Fulvia era libera e sola; era stata innamorata—viveva sul teatro… Il dubbio mi entrò ancora una volta in cuore.
—Questo matrimonio dev'essere per lei una riparazione, dissi tra me.—È chiaro. Per quell'uomo ha commesso un errore; ora non lo ama più; ma è onesta; non vuole appartenere ad un altro. Forse una terza esistenza dipende da questo suo sacrificio… Povera giovane!
E nella bontà del mio cuore mi sentii compreso da infinita pietà.
—Fulvia, le dissi, perchè mi nascondete il motivo che vi obbliga a sposare un uomo che non amate? Abbiate fiducia in me; forse pensandoci insieme troveremo il mezzo di svincolarvi da codesto impegno.
—Non vi nasconderò nulla, mi rispose.—Ma non posso dirvi tutto ora, i vostri amici potrebbero venire; e poi certe cose sono più facili a scrivere che a dirsi. Vi scriverò. Vi scriverò questa notte, e domani saprete tutto. Ma non sarà perchè mi aiutiate a sciogliermi dal mio impegno. Sarà per giustificare, se è possibile, il mio strano contegno con voi.
Accettai questa promessa, e poco dopo lasciai Fulvia colla profonda convinzione che i miei sospetti non mi avevano ingannato;—ed infatti, cosa mai potevano essere le confidenze più facili a scrivere che a dirsi, se non un amore colpevole, il solo di cui una donna che conosce il mondo possa arrossire?—Se v'ha sotto il sole un uomo nato nell'anno di grazia mille ottocento quarantacinque, il quale possa dire in coscienza che in pari circostanze avrebbe pensato altrimenti, lo autorizzo a gettarmi la pietra; pronto a riceverla nella testa.
XV.
La certezza che Fulvia aveva una macchia nel suo passato, l'ombra d'un rivale, e forse il fatto stesso d'aver finalmente confessato il mio amore, lo avevano sensibilmente diminuito.—È fuor di dubbio che la poesia dell'amore è prima della rivelazione;—la parola immiserisce il sentimento, lo circoscrive ne' suoi limiti.—La pace del sentirsi amati, ci toglie dal cuore l'esaltazione dell'incertezza, l'entusiasmo dell'aspirazione; e non c'è amante felice il quale non debba confessare che lo era di più, quando non era completamente certo di esserlo.