«E la mia storia più intima, quella che mi dispongo a confidarvi? Ahimè, Max, è prosa anch'essa. Ora soltanto che è divenuta un ostacolo fra noi, attinge un po' di poesia da questa circostanza; la triste poesia del dolore.
«Uomini e donne hanno la crudele abitudine di rinnegare dinanzi ad un nuovo amore i loro amori precedenti. Tutt'al più ne ammettono uno, se la sua notorietà impedisce di negarlo; ma s'affrettano a dire che non fu vero amore; che fu un sogno giovanile, una calda amicizia cui il cuore illuso scambiò per una passione. Il solo vero amore deve sempre essere l'attuale.
«È forse atto di cortesia per lusingare l'amor proprio della persona amata; per dirle: «Nessuno ebbe a' miei occhi le tue attrattive, nessuno m'inspirò il sentimento che tu m'inspiri.»
«Io sarò meno gentile, ma più vera. Ho amato prima di conoscer voi,
Max.
«L'uomo, a cui sono fidanzata, non è un vecchio ricco ed acciaccoso che mi venga imposto tirannicamente da mio padre, e contro di cui io possa fare appello ai vostri sentimenti cavallereschi. No; è un bel giovane povero come me; buono, nobile, intelligente. Che io stessa scelsi, che amai; che amai con trasporto; per cui ho palpitato, ho pianto, ho gioito; la cui parola d'amore mi scese soave all'anima; a cui mi fidanzai con delizia sognando un avvenire di felicità.
«Ed ora, perchè non l'amo più? È almeno stato infedele, sleale? Ha demeritato il mio amore? No; è stato fedele, e mi ama, e merita d'essere adorato. Sono io che non l'amo più, perchè non l'amo più; perchè l'amore non è eterno che in casi eccezionali; l'amore può cessare; il suo carattere era troppo freddo per rispondere alle mie aspirazioni; e la sua freddezza ha spento l'ardore che le sue prime parole d'affetto m'avevano acceso nel cuore, ecco la prosa.
«Era un tedesco che m'insegnava il canto. Quando lo conobbi, era giovanissimo; e dirigeva già l'orchestra del teatro Regio di Torino, dove io sono nata e cresciuta. Era bello e d'un'eleganza di buon gusto.
«Non è punto vero che si ami un uomo per le sue qualità esterne o per le sue abitudini; si amano le qualità e le abitudini per l'uomo. I primi amori che io sognava nel segreto del cuore, erano per eroi, per uomini fieri, dall'aspetto maschio, da' modi franchi, come i vostri, Max. Uomini dalla voce dolce come una melodia, profonda come un pensiero, passionata come un bacio—la voce di Giorgio. I giovani dai palmerstons profumati, dai capelli unti e lucenti, dalla scriminatura dritta come una rotaia di ferrovia, gli eleganti che discorrono di toletta, e ne mutano tre ogni giorno, erano a' miei occhi ridicoli. Non me ne occupavo che per farne la caricatura.
«Il mio maestro di canto era appunto uno di codesti. Sembrava una figurina tagliata fuori da un giornale di mode. S'inchinava in due tempi; parlava sotto voce con un garbo inalterabile; era sempre del parere delle signore, e nelle sue stesse lezioni sapeva non contraddirmi, apertamente, e non riscaldarsi mai. I suoi lineamenti erano belli, d'una bellezza regolare e fredda. Viso ovale, occhi nè grandi, nè piccoli, colorito fresco, profilo greco, labbra rosse che nel parlare lasciavano vedere i denti d'una bianchezza abbagliante. La sua barba d'un biondo fulvo, ed i suoi baffetti erano evidentemente l'oggetto delle sue cure amorose. Parlava poco, ed era sempre dello stesso umore; nè troppo serio, nè troppo gaio. Aveva l'aria d'un cortigiano aspirante che facesse la sua pratica nell'etichetta di corte. Quando lo conobbi mi fu antipatico. Quando l'udii parlare, il suo accento straniero e la sua voce—sopra tutto la sua voce—finì di rendermelo repulsivo. Era una vocina di testa, con una nota cavernosa nel naso, che ad ogni tratto risuonava come una corda spezzata. Avevo sul pianoforte il metronomo per misurare il tempo. Il mio maestro non mi parve più animato di quello strumento. Avrei giurato che aveva una complicazione di ruote e d'ingranaggi al posto del cuore, e la sua bellezza mi lasciava fredda come la bellezza d'un fantoccio.
«In fatto di musica egli apparteneva a quella scuola che i profani chiamano dell'avvenire. Quanto a me, non avevo ancora opinioni; le cadenze lente e melodiche mi eccitavano il sentimento e mi riescivano facili; ed io le cantavo di preferenza.