«Non piangevo più, non pensavo più alla mia umiliazione. Un altro ordine d'idee mi preoccupava lo spirito.

«—Quel giovane cuore era egli rimasto freddo fin allora accanto a me? Quello sfoggio di melodia, un minuto dopo averla condannata, era un semplice atto di delicata condiscendenza? O era una dimostrazione di simpatia?

«Intanto, sebbene non piangessi più, continuavo a starmene nello stesso atteggiamento, col volto nascosto. Quando si è piantato qualcuno in asso per andare a piangere dispettosamente in un canto, non è così facile asciugarsi gli occhi e tornare a dirgli tranquillamente: «Eccomi, ho finito» a rischio di sentirsi ridere in volto.

«Il maestro comprese che bisognava ajutarmi ad uscire dall'imbarazzo in cui mi ero posta. Lasciò il piano; venne a fermarsi in piedi dinanzi a me, e mi domandò:

«—È in collera?

«Non sapevo che dire, e presi il partito di non rispondere, di non alzare il capo. Ma la sua voce mi parve meno brutta. In quella, da lontano, nel silenzio delle classi deserte,—perchè a quell'ora, tutte le compagne erano in giardino alla ricreazione,—si udì battere un uscio. La direttrice veniva abitualmente ad assistere alle lezioni di musica, e certo doveva esser lei. Io sentii con terrore la sconvenienza della mia posizione, il maestro pure la sentì perchè riprese curvandosi verso di me:

«—A momenti è qui la direttrice. Via, mi perdoni, e venga a riprendere la lezione.

«Io mi rizzai in fretta, e senza rispondergli, senza guardarlo, tornai al pianoforte.

«Egli mi seguì, sedette, pose le mani sui tasti, poi, invece di riprendere l'accompagnamento interrotto, alzò gli occhi in volto a me, e, con un sorriso che parve trasfigurarlo, mi interrogò:

«—Ed ora cosa facciamo?