—«(Ora poi voglio posare sulla tua bella fronte un lungo bacio, che sia il compendio delizioso di tutte le mie speranze svanite, di tutte le mie illusioni non raggiunte; che sia come la cadenza armoniosa di una bella canzone, che non dovremo mai più ricominciare).
—«Addio, Fulvia. Non mi rimproverate un ultimo sfogo dell'anima. Io non sono temibile per voi. Non credo di esserlo stato mai dinanzi alla vostra fiera virtù. Ma ora poi, mi sento disfatto in faccia a me stesso, e debbo esserlo anche in faccia a voi. A rivederci, se il destino lo vorrà. Quando vi stringerò la mano, la bella mano candida, mi troverete molto mutato.
—«MAX.»
XXII.
«Quella lettera mi fece una profonda impressione. Lessi più e più volte quel periodo chiuso nella parentesi, e lo ripensai ancora ed ancora dopo aver piegata la lettera, e mi trovai di saperlo a mente.
«Mi nascondevo il volto tra le mani, e ad occhi chiusi vedevo Massimo dinanzi a me, e sentivo il suo bacio. O Dio! Non era vero ch'egli non fosse temibile per me. Ero d'una debolezza dinanzi a lui! Egli aveva l'energia che mancava a me; e quello sguardo d'aquila che penetra nell'anima. Con questo mi conosceva; con quella mi dominava.
«Se, quando io gli avevo detto in quella sera burrascosa: «Non vi amo più» egli fosse rimasto umiliato dalla mia parola, e l'avesse accettata, io mi sarei esaltata in quel capriccio, e vi avrei persistito, e quell'amore sarebbe finito come la simpatia per Giorgio. Max invece mi scrutò il cuore e vide che l'amore viveva, ma era sopraffatto soltanto da una fantasia bizzarra; ed, ardito ed energico, s'oppose alla mia fantasia, mi dimostrò il mio proprio inganno, e mi disse:
—«Sii sincera; non vedi che mi ami?» Ed io fui sincera, il capriccio svanì, l'amore rimase.
«Egli mi dominava coll'ascendente del suo grande ingegno e della sua anima leale; e non poteva non esser temibile. Dovevo fuggirlo. Dovevo fuggirlo.
«Codesto pensavo, poi ripensavo il suo bacio, poi guardavo la mia mano per vedere se fosse realmente la bella mano candida, o se gli preparasse una delusione. Dove poi? Quando? Io non ne sapevo nulla. Ma chi può dire da quanto tempo ha cominciato ad abbozzarsi nel nostro pensiero un errore prima che una circostanza futile, o una catastrofe,—uno zeffiro o una bufera,—lo spingano nella realtà dei fatti?