«Il suo volto era perfettamente impassibile. A giudicare da quello si poteva credere che non sapesse nulla.
«Cento domande mi vennero alle labbra nell'ansietà di quel momento. Ma sentivo battermi il cuore con tale violenza, e provavo un'angoscia ed un'umiliazione tanto profonde, che non avrei potuto pronunciare una parola su quell'argomento, senza tradirmi col rossore e col tremito della voce.
«Così non dissi più altro, e mi diedi a guardare fuori dallo sportello, ed a fissare i passeggieri con tanta attenzione, come se tra essi cercassi una persona aspettata, dalla cui presenza dipendesse il massimo interesse della mia vita.
«E Gualfardo, seduto di contro a me, stava ritto come un palo per lasciarmi padrona dello sportello, e non fece più la menoma allusione al suo viaggio. Pareva che, ai nostri occhi, l'andare incontro a qualcheduno per sette ore di ferrovia e non trovarlo, e tornare indietro ciascuno per suo conto, e vedersi soltanto allo scalo d'arrivo, fosse la cosa più naturale del mondo.
«Il babbo pensava, forse, che fosse nato tra noi uno di quei malumori da innamorati, che hanno bisogno di esaurirsi in silenzio, per dar luogo all'ansia della riconciliazione; e, dopo quella prima espansione di meraviglia, non cercò più spiegazione. Del resto, taciturno per abitudine come tutte le persone avvezze ad una vita monotona, laboriosa, e solitaria, non soleva mai cercare il fondo delle cose quando per giungervi gli occorreva un soverchio dispendio di parole.
«Quando la carrozza si fermò in via Roma, alla porta della nostra casa, Gualfardo scese pel primo, mi aiutò a scendere alla mia volta, prese la mia valigia da una mano e la sua dall'altra, e s'avviò verso la scala. Il cuore mi si allargò. Se saliva così col suo piccolo bagaglio, era dunque disposto a rimanere a colazione con noi. Incoraggiata da quell'idea lo guardai in volto; era perfettamente calmo. Grazie ad Apollo, grazie a tutte le divinità protettrici degli amanti, il suo viaggio non l'aveva condotto a nessuna scoperta; egli non sapeva nulla.
«Tutto questo pensai nell'istante ch'egli impiegò a muovere due passi. Al terzo, la serva che era scesa per incontrarci, lo fermò per isbarazzarlo delle valigie.
«In quel momento credo che il sangue abbia sospesa la circolazione nelle mie povere vene, tanto era vitale per me la risposta ch'egli stava per dare a quella serva.
«—Ah, bene! Poichè sei qui, ti lascio la valigia della tua padrona, e profitto della carrozza per portare a casa la mia.—Disse questo col solito piglio tranquillo. E cedette la valigia. Se ne andava! Mi lasciava appena arrivata. Che voleva dire? Sapeva perchè ero stata a Milano? Si allontanava per sempre?
«Questo pensiero mi traversò la mente spaventoso, come l'idea della morte, che ci empie di terrore nell'istante di cadere in deliquio. Esso mi strappò una domanda angosciosa: