«—Non esci a passeggiare, babbo? gli domandai.

«—No, mi rispose; fa un caldo orribile.

«Che fare? Pure era necessario ch'io parlassi con Gualfardo da sola.

«—Babbo, ripresi. Io invece sento il bisogno di passeggiare questa sera. Vuoi ch'io vada al Valentino a far un giro con Gualfardo? vuoi?

«—Eh! va. Omai sei artista; se gli ho permesso di andare ad incontrarti a Milano, non vedo alcun male a lasciarti fare una passeggiata con lui. Del resto è il tuo fidanzato.

«Io mi avviai alla mia camera per prepararmi col cappellino, tanto ero impaziente di uscir subito appena Gualfardo fosse giunto. Ma prima che fossi uscita il babbo riprese:

«—Ed è un bravo giovane, sai; un bravo, bravo giovane.

«—Sei ben fortunata, Fulvia, d'esserti imbattuta in lui; ed anch'io ne son fortunato. Muoio tranquillo, vedi, sapendoti nelle sue mani, perchè è un nobile cuore.

«Io fuggii senza rispondergli. Povero babbo! Io stavo per distruggere la mia fortuna, e la sua tranquillità. E perchè? O Dio!

«—Gualfardo, volete condurmi al Valentino a far una passeggiata?—gli dissi appena giunse.—Il babbo lo permette.