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GRANT e SPEKE LE SORGENTI DEL NILO Volumi 2 illustrati L. 1— K. B. JOHNSON IL PAESE DELL'ORO AVVENTURE DI UN EMIGRATO NELLA COLOMBIA INGLESE Volumi 2 illust. L. 1— MAYNE-REID LE FORESTE VERGINI Volumi 2 illustrati L. 1— MAYNE-REID IL PAESE DEGLI ELEFANTI Volumi 2 illustrati L. 1—

NOTE:

[1] Sarà nostra cura il dare a questi viaggi il maggior sviluppo possibile, confrontando il lavoro di G. Verne colla lezione del Codice Magliabeccano pubblicato a cura del Bartoli; nonchè coi lavori del Francese Charton; giacchè gl'Italiani hanno diritto di pretendere in una nuova edizione dei viaggi del grande Veneziano tutta quella estensione che ben s'addice al più illustre viaggiatore di quel secolo. ( N. del Trad. )[2] Enrico Dandolo, eletto doge di Venezia nel 1192, benchè ottuagenario e cieco divenne celebre alla quarta crociata, durante la quale domò Zara, nel 1202. Conquistò Costantinopoli, il 17 luglio 1203, facendo a Venezia importantissimi acquisti marittimi sulle coste del Mar di Marmara e Mar Nero; s'impadronì di Candia e d'altre isole del Mediterraneo, e portò a Venezia i famosi cavalli di S. Marco. Dopo l'assassinio dell'imperatore Alessio, eresse l'impero latino col conte Baldovino a imperatore. Morì a Costantinopoli il 1 o giugno 1205, al ritorno d'una spedizione infelice contro gli abitanti ribellatisi di Adrianopoli. ( N. del Trad. )[3] Gran Signore. ( N. del Trad. )[4] Questo porto, conosciuto oggidì sotto il nome d'Isso, è posto in fondo al golfo Issico.[5] Il codice Magliabeccano dice da Vinegia (Venezia), ma il testo francese, il Ramusiano ed il Riccardiano, da Vicenza. Nell'opera di Verne, per un errore certamente di tipografia, leggiamo: de Vienne! ( Nota del Trad. )[6] È nelle carceri di Genova che Marco Polo dettò il racconto de' suoi viaggi a Rusticano da Pisa suo compagno di prigionia. ( Nota del Trad. )[7] L' Jerzenga dei moderni.[8] La nafta propriamente detta è un bitume liquido, infiammabilissimo, incoloro, della stessa origine del petrolio; è volatile, di odore speciale fortissimo e penetrantissimo. La nafta si trova raramente pura in natura. S'incontra in Persia, in Media, sulle sponde del mar Caspio, in Sicilia ed in Calabria. Il petrolio distillato le somiglia perfettamente. Il territorio di Bacu e tutta la penisola di Apsercon sul Caspio sono sparsi di sorgenti di nafta, cinerea e bianca. La nafta bianca arde benissimo, ma n'è scarsa la quantità; all'incontro la cinerea è abbondantissima, e sgorga talora in piccoli ruscelli. La nafta, in medicina, è stata adoperata, come il petrolio, come vermifuga e antispasmodica. ( Nota del Trad. )[9] Melic è voce araba, usata anche nella lingua mongolla, e significa re.[10] Gli indigeni credono che Alessandro Magno fondasse la città di Derbend, e facesse erigere quella gran muraglia che corre sino al Mar Nero, per proteggere la Persia dalle invasioni degli Sciti.[11] Califfo, titolo assunto dai luogotenenti e successori di Maometto, nel nuovo imperio temporale e spirituale fondato dal grande legislatore. ( Nota del Trad. )[12] Ecco quanto riferisce il Polo intorno alla presa di Bagdad:

«Egli è vero che negli anni Domini 1258 lo Gran Tartero, ch'avea nome Alau, fratello del signore che in quel tempo regnava, ragunò grande oste, e venne sopra lo califfo in Baudac ( Bagdad ), e presela per forza. E questo fu grande fatto, imperocchè in Baudac aveva piue di cento mila cavalieri senza gli pedoni. E quando Alau l'ebbe presa, trovò al califfo piena una torre d'oro e d'argento e d'altro tesoro, tanto che giammai non se ne trovò tanto insieme. Quando Alau vide tanto tesoro, molto se ne maravigliò, e mandò per lo califfo ch'era preso, e sì gli disse: califfo, perchè ragunasti tanto tesoro? che ne volevi tu fare? E quando tu sapesti ch'io veniva sopra te, come non soldavi cavalieri e gente per difendere te e la terra tua e la tua gente? Lo califfo non li seppe rispondere. Allotta ( allora ) disse Alau: califfo, da che tue ami tanto l'avere, io te ne voglio dare a mangiare. E fecelo mettere in quella torre, e comandò che non gli fosse dato nè bere nè mangiare, e disse: Ora ti satolla del tuo tesoro. E quattro dì vivette, e poscia si trovò morto. E perciò meglio fosse che lo avesse dato a gente per difendere sua terra.»

[13] Ecco la storia meravigliosa citata dal Polo:

«Ora vi conterò una maraviglia che avvenne a Baudac (Bagdad) e a Mosul. Negli anni MCCLXXV era uno califfo in Baudac che molto odiava gli cristiani; e ciò è naturale alli saracini. Egli pensò di fare tornare gli cristiani, saracini, o di uccidergli tutti, e a questo aveva suoi consiglieri saracini. Ora mandò lo califfo per tutti i cristiani ch'erano di là, e misse loro dinanzi questo punto; che egli trovava in uno vasello iscritto, che se alcuno cristiano avesse tanta fede quanto un granello di senape, per suo prego che facesse a Dio, farebbe giungere due montagne insieme; e mostrò loro il vasello. Gli cristiani dissero che bene era vero.—Dunque, disse il califfo, tra voi tutti dee essere tanta fede, quanto un granello di senape; or dunque fate rimuovere quella montagna, od io vi ucciderò tutti, o voi vi farete saracini, chè chi non ha fede dee essere morto.—E di questo fare diede loro termine dieci dì. Quando gli cristiani udirono ciò che il califfo avea detto, ebbono grandissima paura; e non sapevano che si fare. Ragunaronsi tutti, piccoli e grandi, maschi e femmine, l'arcivescovo e 'l vescovo, e pregarono assai Iddio; e istettono otto dì tutti in orazione, pregando che Iddio loro aitasse, e guardassegli da sì crudele morte. La nona notte apparve l'angiolo al vescovo, ch'era molto santo uomo, e dissegli che andasse la mattina al cotale calzolaio, e che gli dicesse che la montagna si muterebbe. Quello calzolaio era buono uomo, ed era di sì buona vita, che un dì una femmina venne a sua bottega, molto bella, nella quale un poco peccò cogli occhi, ed egli colla lesina vi si percosse, sicchè mai non ne vidde; sicchè egli era santo e buono uomo. Quando questa visione venne al vescovo, che per lo calzolaio si dovea mutare la montagna, fece ragunare tutti gli cristiani, e disse loro la visione. Allora lo vescovo pregò lo calzolaio che pregasse Iddio che mutasse la montagna; ed egli disse ch'egli non era uomo sufficiente a ciò: tanto fu pregato per gli cristiani, che lo calzolaio si misse in orazione. Quando il termine fu compiuto, la mattina tutti gli cristiani n'andarono alla chiesa, e feciono cantare la messa, pregando Iddio che gli aiutasse; poscia tolsero la croce e andarono nel piano dinanzi a questa montagna, e quivi era, tra maschi e femmine, piccoli e grandi, bene centomila. E 'l califfo vi venne con molti saracini armati per uccidere tutti gli cristiani, credendo che la montagna non si mutasse. Istando gli cristiani in orazione dinanzi alla croce ginocchioni, e pregando Iddio di questo fatto, la montagna cominciò a rovinare e a mutarsi. Gli saracini veggendo ciò si maravigliarono molto, e il califfo si convertì con molti saracini; e quando lo califfo morìo, si trovò una croce a collo, e gli saracini vedendo questo nol sotterrarono nel monimento con gli altri califfi passati, anzi lo missono in un altro luogo.»

[14] L'Oasi di Kabis era un giorno asilo delle carovane, florida sede di commercio e d'industria, e governata da un luogotenente del principe di Seiestan.[15] Crediamo opportuno di riprodurre integralmente dal Codice Magliabeccano, questo interessante capitolo:

«Milice è una contrada dove il Veglio della Montagna soleva dimorare anticamente. Or vi conteremo l'affare, secondo che messer Marco intese da più uomini. Lo Veglio è chiamato in lor lingua Aloodyn. Egli aveva fatto fare fra due montagne, in una valle, lo più bello giardino, e 'l più grande del mondo; quivi avea tutti frutti, e li più belli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro e a bestie e a uccelli. Quivi era condotti: per tale veniva acqua e per tale miele e per tale vino. Quivi era donzelli e donzelle, gli più belli del mondo, e che meglio sapevano cantare e sonare e ballare; e faceva lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perciò il fece, perchè Malcometto disse, che chi andasse in paradiso avrebbe di belle femmine tante quante volesse, quivi troverebbe fiumi di latte e di miele e di vino; e perciò lo fece simile a quello che avea detto Malcometto. E gli saracini di quella contrada credevano veramente che quello fosse lo paradiso; e in questo giardino non entrava se non colui, cui egli voleva fare assassino. All'entrata del giardino avea un castello sì forte, che non temeva niuno uomo del mondo. Lo Veglio teneva in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne faceva mettere nel giardino, a 4, a 10, a 20, egli faceva loro dare bere oppio, e quegli dormivano bene tre dì, e facevagli portare nel giardino, e al tempo gli faceva isvegliare.