Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato?

CANTONI

Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire. Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile...

VITTORIO

Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi riguarda.»

CANTONI

Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo...

VITTORIO

Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi: Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!» E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine, vuol essere o parere troppo furbo, per compensarsi della ingenuità passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza, chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie!

CANTONI