Nel proferir queste parole la voce d'Emilia di nuovo tremava. Gli occhi di Gertrude erano fissi nel suo viso con un'espressione di maraviglia.
— Signorina Emilia, — ella disse — comincio a credere che tutti abbiano le loro pene.
— Certo, cara. Come potresti dubitarne?
— Non lo credevo, una volta: io, sì, ne avevo molte, ma stimavo gli altri più fortunati. M'immaginavo che i ricchi, poi, non avessero niente da desiderare; benchè voi siate cieca, e che questa sia una cosa terribile, vedendovi sempre di buon umore e tranquilla avevo finito col persuadermi che essendovici assuefatta non ne soffriste più, e che adesso nulla mai vi tormentasse. E Guglielmo! Era sempre così allegro ch'io non potevo nemmeno figurarmelo con un viso triste; ma un giorno, quando non riesciva a trovare un'occupazione, lo vidi piangere a calde lacrime; e così per la morte dello zio True; e stasera, mentre mi diceva che sarebbe andato via, i singhiozzi gli facevano nodo alla gola. Sicchè se anche voi, anche lui, avete i vostri dolori, e in certi momenti non rattenete il pianto, vuol dire che il mondo è pieno di triboli e che ad ognuno ne tocca la sua parte.
— È questa la sorte dell'umanità, Gertrude, e non dobbiamo lusingarci di sfuggirvi.
— Ma allora chi può essere felice?
— Soltanto coloro che hanno imparato a sottomettersi; coloro che perfino nelle più gravi afflizioni vedono la mano d'un Padre amoroso, e obbedienti al suo volere baciano la verga che li castiga.
— Dura prova, signorina Emilia!
— Sì, molto dura, e perciò ben pochi in questo mondo possono veramente chiamarsi felici. Ma se in mezzo alle nostre miserie leviamo lo sguardo a Dio con fede ed amore, ci è dato, mentre tutto s'oscura intorno a noi, gustare una pace foriera della beatitudine celeste. —
Emilia aveva ragione. Chi, tra quelli che tendono con sincero sforzo verso la mèta d'una vita cristiana, non ha provato, volgendo nelle ore di supremo sconforto il cuore amante e fidente a Colui dal quale ogni nostra virtù deriva, commozioni di gioia estatica, di sublime speranza, ignote ai gaudenti che il mondo chiama felici? Il cristiano che ha così sognato un sogno di pace eterna, può farsi un qualche concetto di ciò ch'è serbato al popolo di Dio, se l'anima con amore indiviso, con fede immacolata, si riposa nel suo Creatore.