Da tre o quattro giorni Gertrude errava per la casa, inconsolabile. La mattina del quinto, dopo il suo bando dalla camera della malata, vide la cuoca salire al primo piano con una minestrina: e, mettendole in mano alcuni bellissimi bocciuoli di rose, còlti allora, la pregò di darli ad Emilia e di domandarle se non le poteva permettere d'entrare e vederla un momento.
Aspettò ansiosamente, in cucina, il ritorno della signora Prime nella speranza che le recasse almeno qualche affettuosa parola. Ma la buona donna ridiscese coi fiori, che gettò sulla tavola, sfogando così i suoi sentimenti:
— Cospetto! Si dice che le brave cuoche e le brave infermiere sono garbate come orsi! Non tocca a me dire se sia vero rispetto alle cuoche, ma rispetto alle infermiere, non c'è dubbio! S'io fossi voi, signorina Gertrude, non m'arrischierei d'andarci.... Ho gran paura, sapete, che vi morda!
— E la signorina Emilia non ha accettato le rose? — domandò la giovanetta, profondamente accorata.
— Lei, poverina, non c'entra per nulla. Capirete, non le ha mica vedute.... La signora Ellis le ha scaraventate fuori dell'uscio protestando che tanto valeva portare un veleno a una malata con la febbre, che quei fiori. Ho tentato di parlare io alla signorina, ma quella cara signora m'ha interrotta con un tale «ss-ss-st» da farmi pensare che la fosse per pigliar sonno, sicchè non ho più osato e me ne sono andata pian piano.... Uf! Diventa mai ringhiosa quando per disgrazia c'è qualcuno di malato in casa?... —
Gertrude uscì in giardino e andò vagando come un'anima in pena. Temeva che Emilia fosse molto aggravata, nè poteva pensare ad altro. I suoi libri, il suo lavoro, erano nella camera di questa, dove li teneva usualmente; la biblioteca, che le avrebbe offerto qualche distrazione, era chiusa. Non le rimaneva dunque che quel rifugio, e là passò il resto della mattinata. Così fu non quella mattina soltanto, ma parecchie delle seguenti, perchè Emilia continuava a peggiorare. In capo a due settimane Gertrude non aveva ancora ottenuto di vederla, e non sapeva della sua salute se non quanto ne sentiva dire dalla governante al signor Graham. Questi però parlava ogni giorno col medico, e faceva frequenti visite alla figliuola, sicchè non richiedeva da lei quelle minuziose informazioni che la fanciulla avrebbe tanto desiderato. Una volta ella ardì interrogare direttamente la signora Ellis, ma l'arcigna matrona le rispose:
— Non mi seccate con le vostre domande. Che potete intendere voi di malattie? —
Un pomeriggio, seduta in un grande chiosco in fondo al giardino, presso le aiuole ch'ella coltivava ed erano allora tutte fiorite di reseda e di verbene, Gertrude stava legando e segnando gl'involtini dei semi che aveva raccolti da varie piante. Ella era tutta assorta nel suo lavoro, quando il suono d'un passo vicinissimo la fece sobbalzare. Alzò gli occhi e vide il dottor Jeremy, medico della famiglia, entrare nel chiosco.
— Che fate di bello? — egli domandò, nella rapida e brusca maniera che gli era abituale. — Un assortimento di semi, eh?
— Sì, signore, — rispose ella arrossendo nel vedere i penetranti occhi neri del dottore scrutarla in faccia.