I.

Oh pensare ad un povero

Bimbo che giorni infantili non ha,

Che non ruzza e folleggia allegro, indomito,

Che Dio pregare e lodare non sa!

Landon.

In città era già quasi buio. Fuori, nell'aperta campagna, la luce doveva indugiare forse un'altra mezz'ora; ma nelle strette vie dove mi conduce la mia storia, l'ombra s'addensava.

Davanti all'uscio d'una casa bassa, nerastra, dall'aria malsana, una ragazzetta sedeva sullo scalino di legno della soglia, guardando lontano nella strada, con occhi intenti. L'uscio s'apriva accosto al marciapiede e la soglia era poco elevata, sicchè i suoi piedini scalzi posavano sul gelido ammattonato. In quella fredda sera di novembre, una lieve nevicata che faceva tutte candide, tutte nitide le piazze ampie ed allegre, circondate da case signorili, rendeva ancor più triste e più lurido l'aspetto delle stradette anguste, dei vicoli tetri, dove la bella neve, mescolandosi alla mota e alle immondizie sempre abbondanti nei luoghi in cui vive agglomerata la povera gente, aveva presto perduto la sua purezza.

Non uno fra i numerosi passanti diretti alle varie mète dei loro affari o dei loro piaceri, notava la ragazzetta lì seduta, perchè non c'era anima al mondo che si curasse di lei. Ell'era scarsamente vestita, e di cenci dei più miseri. Aveva i capelli lunghi ed assai folti, ma così scarmigliati che non le donavano punto. Invero pareva che nulla potesse donare a quel visetto di bimba esile e malaticcia, i cui lineamenti, affilato com'era, e d'un colorito scialbo, non offrivano la minima attrattiva a chi per caso l'osservasse.

Belli erano certo i suoi occhioni neri; ma a contrasto con una faccia tanto minuta e sparuta sembravano smisuratamente grandi, e ne facevano risaltare la singolarità senza conferirle bellezza. Se qualcuno le avesse voluto bene (non gliene voleva nessuno), se avesse avuto la mamma (ahimè, non l'aveva), un'affettuosa parzialità avrebbe forse trovato in lei qualche cosa da lodare. Così invece la povera piccina si sentiva ripetere dieci volte il giorno ch'ella era la più brutta creatura dell'universo; e, purtroppo, era la più maltrattata. Nessuno l'amava ed ella non amava nessuno, nessuno le diceva mai una buona parola, nessuno si dava pensiero di farla contenta e nemmeno di sapere se non fosse infelice. Toccava appena gli otto anni ed era sola sulla terra.