— Grazie, signora.... avete un cuore d'oro voi! —

Durante alcuni giorni la signora Sullivan venne ancora ripetute volte a prestar le sue cure alla piccola convalescente ed a tenerle compagnia. Ell'era una donna dimessa per indole, gentile d'animo e di modi, il cui placido viso riconfortava la povera creatura ch'era vissuta nel terrore e aveva sofferto ogni sorta di maltrattamenti. Sempre portava con sè il suo lavoro di cucito: solitamente qualche indumento da ragazzina.

Una sera Gertrude, già quasi guarita della sua ostinata febbre, sedeva in grembo a Trueman Flint, vicino alla stufa, ben bene ravvolta in una coperta di lana, e parlava della sua nuova amica. A un tratto alzò gli occhi in faccia al buon uomo e uscì a dire:

— Zio True, conoscete voi la bambina per la quale fa un vestitino?

— È una bambina che ha bisogno di vestitini e di molte altre cose, perchè ch'io sappia, non ha panni da indossare, tranne pochi cenci.... E tu, Gertrude, non ne conosci nessuna che sia in questo caso?

— Direi di sì, — rispose ella piegando un po' la testa da un lato, e strizzando un occhio.

— Bene, chi è?

— Non vi sta seduta in grembo?

— Che? Tu stessa? Eh via, credi forse che la signora Sullivan voglia impiegare il suo tempo a cucire vestiti per te? —

Gertrude chinò il capo.