— Sicuro. Dio è grande. Egli può tutto.

— E come arriva a udire chi prega?

— Dio ode e vede ogni cosa, nel mondo.

— E vive su in cielo? Dove sono le stelle?

— Sì, nell'alto del cielo. —

Gertrude fece molte altre domande: domande strane alle quali il povero True non sapeva rispondere, domande ch'egli si maravigliava di non aver mai rivolte a nessuno. Egli aveva un cuore umile e amoroso ed una fede infantile; se non era fornito che d'una scarsa istruzione religiosa, si sforzava però di mettere a buon profitto i lumi che possedeva. E forse nella sua pratica fedele delle virtù cristiane, specie nell'obbedienza alla gran legge della carità, egli s'avvicinava allo spirito del Divino Maestro, più di molti che grazie a lunghi studi e quotidiane letture si sono resi familiari con le sacre dottrine. Ma non aveva mai scrutato le sorgenti profonde di quelle credenze sulle quali non cadeva dubbio nell'animo suo, e non si trovava affatto preparato a risolvere le questioni che la piccola Gertrude gli andava proponendo in quel subito svegliarsi della sua mente acuta e indagatrice. Le rispondeva tuttavia come poteva meglio, e quando non ci arrivava, non esitava punto a rimandarla a Guglielmo, che, diceva egli, frequentando la scuola domenicale doveva sapere un visibilio di cose in tale materia. Tutto ciò ch'ella giunse a ricavarne si ridusse alla cognizione di questi tre fatti: Dio è in cielo, il suo potere è grande, la preghiera rende gli uomini migliori.

Il suo cervellino in effervescenza era così pieno delle nuove idee, che, venuta l'ora di coricarsi, neppure il piacere d'andar a dormire per la prima volta nella sua cameretta potè distrarnela. E quando fu nel suo lettino, e True ebbe portato via il lume, non s'addormentò. Aveva giusto di faccia la finestra, come nella soffitta d'Annetta Grant; però una finestra molto più grande, che offriva a' suoi occhi una più ampia veduta. Il cielo era tutto sfavillante di stelle, e quello spettacolo ravvivò in lei la maraviglia e la curiosità che un'altra volta le aveva destato. «Chi accendeva quei lumi così fulgidi e così lontani?» Ma adesso, contemplandoli, un subito pensiero le attraversò la mente come un baleno di luce:

— Li accende Dio! Oh, Egli dev'esser pur grande e potente! Ma anche un bambino può pregarlo! —

Balzò dal letto, andò davanti alla finestra, e s'inginocchiò giungendo le mani e alzando lo sguardo al cielo, nell'atteggiamento stesso del piccolo Samuele. Le sue labbra non proferivano parole, ma gli occhi le splendevano irrorati dalla rugiada di due lacrime. Non era forse ciascuna lacrima una preghiera? Ella non chiedeva alcuna grazia, ma ardeva tutta del desiderio di Dio e della virtù. Non era forse quel desiderio una preghiera? Il suo piccolo cuore levato in alto palpitava con veemenza. Non era forse ogni palpito una preghiera? E Dio, senza il cui volere non cade foglia dal ramo, non udiva, non gradiva forse, quel primo omaggio d'una povera creaturina ignorante, non scendeva forse su quel capo innocente la Sua benedizione?

Molte grazie chiese a Dio Gertrude negli anni che seguirono; spesso ella ricorse a Lui per aiuto; in più di un'ora d'amaro dolore attinse conforto alla medesima inesauribile sorgente: quando la forza le falliva quando il cuore le mancava, Egli diveniva la forza del suo cuore. Ma ella non s'appressò mai al Suo trono con un'offerta più pura, con un sacrifizio più degno, che la notte in cui nella prima sua profonda penitenza, nel primo suo atto di ferma fede, nel primo ardore della sua speranza, s'inginocchiò con le mani giunte e gli occhi al cielo, come il piccolo Samuele, e il suo cuore espresse, benchè le sue labbra non le proferissero, le parole del profeta fanciullo: «Eccomi, o Signore!»