— E a me gli occhi fulgenti. I tuoi appunto brillano come due stelle, stasera. Non ci divertiamo, di'?

— Oh, molto! —

Gertrude non faceva che saltare e ballare lungo il marciapiede, e Guglielmo partecipava al suo giubilo, tutto lieto e superbo d'aver a proteggere la strana e fiera bambina nel tempo stesso che le procurava un tale godimento. Cammin facendo seguitarono a intrattenersi sull'uso delle ricchezze che con balda speranza l'uno e l'altra contavano di possedere prima o poi: giacchè la fidente audacia del giovanetto s'era comunicata alla sua piccola compagna, e anch'ella si proponeva di lavorare e diventare facoltosa. Egli le descriveva gli agi ed il lusso di cui avrebbe circondato la sua mamma, il suo nonno, e perfino lo zio True e lei. Era quanto di più sontuoso egli avesse mai veduto o sognato. Tra altro, la mamma doveva portare una cuffietta guarnita come quella della signora che avevano veduta dalla finestra. Gertrude ruppe in una franca risata. Il buon gusto è innato, ed ella, che ne aveva, sentiva che la modesta vedovetta dall'aspetto placido e grave sarebbe stata ridicola con in capo un'acconciatura di fiori gai. Qualunque eleganza meno sobria della semplice lindezza non poteva che snaturare la signora Sullivan. Quanto a sè medesimo, il generoso figliuolo non ci pensava affatto. Nessuna sodisfazione di desiderî egoistici entrava ne' suoi disegni. Egli intendeva di lavorare per i suoi cari, e in loro e da loro aspettava la sua ricompensa.

Beati i fanciulli! Beati come essi soli possono essere! Che bisogno hanno della ricchezza? Che bisogno di qualsiasi bene più materiale e tangibile dei beni che posseggono? Questi valgono assai più dell'oro o della fama. Sono la candida fede, la speranza ingenua dell'infanzia. Con tutta la potenza immaginativa d'una fantasia non frenata da disinganni e delusioni, ogni fanciullo fabbrica gli stessi castelli in aria che milioni e milioni d'altri hanno fabbricato o fabbricheranno fino alla fine dei secoli. Veggono splendere in lontananza vaghe figure, e non sanno che sono fantasmi. Le veggono adergersi e rifulgere, e i loro occhi affascinati si fissano in quelle, sorvolando sugli spazi tenebrosi che si frappongono, senza scorgere i perigli dell'aspra via, senza sospetto dei precipizi e delle insidie in cui molti dovranno cadere. Fiduciosi di guadagnare la gloriosa mèta, imprendono l'arduo cammino esultando. Sia benedetta l'illusione infantile, se pure è illusione! Non togliete d'inganno quei credenti, o uomini savi! Non soffocate quella buona speranza che è un dono di Dio, e che forse nel suo aereo volo li porterà a salvamento sopra qualche passo scabroso, qualche abisso della vita. Ahimè, già dura poco, e una volta spenta, la via si fa più dura!

Certo la gioia che faceva brillare il cuore a Guglielmo e Gertrude derivava in gran parte dalla generosità del sentimento che li commoveva. Nei loro sogni ambiziosi essi vagheggiavano solo la consolazione d'allietare i vecchi giorni di coloro che amavano. Era un nobile spirito di carità filiale, di tenera gratitudine quello che li animava: naturale in entrambi, ma in lui tanto alimentato dalla pia educazione ricevuta da aver assunto il carattere d'un principio, in lei mèro impulso. E guai alla misera natura umana quando è governata unicamente dalle sue passioni! La povera bambina aveva altri impulsi meno felici (chi non ne ha?), e se il primo meritava d'essere incoraggiato e fortificato, era necessario sradicare e distruggere i secondi.

True, acceso l'ultimo lampione di quella strada, svoltò in un'altra seguito dai due fanciulli. Ma dopo una dozzina di passi Gertrude si fermò di botto, risoluta a non proseguire, e tirando Guglielmo per la mano, tentò di farlo tornare indietro.

— Che hai, Gertrudina? — domandò egli. — Sei stanca?

— Oh no! Ma non posso andar più oltre.

— Perchè mai?

— Perchè.... perchè.... — e abbassando la voce la piccina accostò le labbra all'orecchio del suo compagno — qui ci sta Annetta Grant. Vedo la casa.... M'ero dimenticata che lo zio True deve andarci.... E io ho paura.