«L’erezione e la dedicazione dell’Anfiteatro Flavio, dice, e giustamente, il Ch.º R. Lanciani[202], debbono essere state ricordate da grandi iscrizioni monumentali contemporanee. Hübner[203], illustrando le iscrizioni dell’Anfiteatro note nel 1856, trascrive tre frammenti di un epistilio di pietra tiburtina: infixa muro exteriori litteris aevo Titi vel Domitiani non indignis.

ESA VST

V M VRA

VI

(C. I, l. IV, parte 4, 32254).

Questi frammenti potrebbero facilmente prestarsi al supplemento:

Imp. T. CaESAr divi f. Vespasianus Aug VST us; ma possono anche convenire a qualunque altro predecessore di Sev. Alessandro, del quale sappiamo esser stata restaurata quella parte più alta del Colosseo».

Contemporanee all’edificazione del nostro Anfiteatro debbono anche credersi alcune iscrizioni dipinte a pennello sui travertini delle arcuazioni del secondo ambulacro interiore; e si trovano inseriti nel c. I, l. VI, parte 4, 32254.