[409]. Di Traiano. Ann. dell’Istit. 1862, p. 64.

[410]. 5, 2, 47.

[411]. Questo fatto fu inventato da Plauto, ma verisimile; nè può dirsi cosa che non potè accadere, o che non fosse mai accaduta.

[412]. Cosa peraltro non necessaria ad un nocchiero, cui (posti i quattro punti cardinali) bastava vedere l’indice fermato in uno qualsiasi dei lati della faccia dodecagogana superiore dell’anemoscopio, per sapere quale dei dodici venti soffiasse; e neppure gli era necessaria per raggiungere lo scopo suddetto, giacchè bastava che egli conoscesse la direzione del vento (qualunque esso si fosse) per dare gli ordini opportuni.

[413]. Vitruv. De arch. lib. I, cap. VI, 55. Tum per angulos inter duas ventorum regiones, et platearum et angiportorum videntur debere dirigi descriptiones. His enim rationibus et ea divisione exclusa erit ex habitationibus et vicis ventorum vis molesta. Cum enim plateae contra directos ventos erunt conformatae, ex aperto coeli spatio impetus ac flatus frequens conclusus in faucibus angiportorum vehementioribus viribus pervagabitur.

[414]. Loc. cit., Tom. II, p. 7.

[415]. Cfr. Lanciani, loc. cit., p. 274.

[416]. Loc. cit., p. 400.

[417]. V. Aringhi, Rom. Sott. Tom. IV, p. 1878, n. 4. — Marangoni, Memorie storiche dell’Anf. Flavio, p. 27. — Venuti, ecc.

[418]. Bellori, Vestigia Vet. Rom. Tav. XXVIII.