Non solum nobis sylvestria cernere monstra

Contigit: aequoreos ego cum certantibus ursis

Spectavi vitulos, et equorum nomine dignum

Sed deforme pecus quod in illo nascitur amni.

Qui sata riparum venientibus irrigat undis.

Ah! trepidi quoties nos descendentis arenae

Vidimus in partes, ruptaque voragine terrae

Emersisse feras: et eisdem saepe latebris

Aurea cum croceo creverunt arbuta libro».

[505]. Circa gli animali descritti da Calpurnio, è da notarsi quanto segue: I candidi lepri sono rari. Plinio (H. N. l. VIII, 55) riferisce che si erano visti sulle Alpi. Il medesimo scrive (l. VIII, 32) che i cinghiali cornuti trovansi nell’India. La Manticora o Mantichora fu descritta da Aristotele (Dell’Anima, l. II, c. 11), da Plinio (VIII, 21), da Eliano (IV, 21) e da Pausania (Boet. c. 21), il quale sostiene che era una specie di tigre, e che molte cose le quali narravansi di essa erano favolose. L’alce venne descritta da Cesare (Bell. Gall. VI, 27), da Plinio (VIII, 15) e da Pausania (loc. cit.). I tori multiformi sono i tori siriaci e carici, dei quali parla Plinio (VIII, 45), che descrive ancora (VIII, 15) i bisonti colle folte giubbe. I vitelli marini sono le foche (Plinio, IX, 13; Aelian. IX, 9 et 50). — Il cavallo marino è l’ippopotamo del Nilo (Plinio, VIII, 25; Solinus c. 31 et 36). Dal Gori, loc. cit. p. 52.