[589]. Dal Periodico «Il Buonarroti» Serie II, vol. V, Marzo 1870, p. 68-69.

[590]. Hist. Nat., XXXVI, 37.

[591]. Fra gli edificî che sorsero sulla parte dell’Oppio che guarda l’Anfiteatro, non ho ricordato le Terme di Tito, perchè, secondo il mio umile modo di vedere, credo si debbano queste ricercare, giusta l’opinione del Piale, non sul colle ma nel basso, nell’area occupata dai giardini di Nerone. E per verità, se ben si legge l’epigramma 2º di Marziale (De Spect.), apparirà chiara la situazione di quelle Terme. Marziale esordisce in quell’epigramma, indicandoci l’atrio della Domus aurea, il sito appunto ove sorgeva il Colosso Neroniano, vale a dire sull’altipiano della summa sacra via (Cf. anche l’ep. LXXI ad librum); e descritta con enfatico fraseggiamento l’immensità dell’edificio:

Unaque iam tota stabat in urbe domus, ne dà nel penultimo distico il termine, dicendo: che là, ove al tramonto si distendevano le ombre allungate del Claudio portico, erano le ultime lacinie incompiute dello sterminato edificio:

Claudia diffusas ubi porticus explicat umbras,

Ultima pars aulae deficientis erat.

Determinata così la posizione dell’immenso fabbricato, passa ad insegnarci il luogo dello Stagno di Nerone:

Hic ubi conspicui venerabilis amphitheatri

Erigitur moles, stagna Neronis erant.

E segue immediatamente: