[896]. «Abolendo rumori subditit reos et quaesitissimus poenis affecit quos per flagitia invisos vulgus Chrestianos (sic) appellabat». Tac. (Ann. 15, 38-44). Il lodato Profumo (loc. cit.) prova ad evidenza che «le ipotesi che alcuni critici sogliono proporre in sostituzione per l’auctor (di Cristiani, di Ebrei, ecc. ecc.), sono: dal lato documentario, campate in aria; — dal lato critico, nulle, poichè fuori delle sole due versioni (forte an dolo Principis) che l’evo ha conosciuto. Mi duole, soggiunge, che ricada in questa categoria la ipotesi subordinata dell’Hülsen; quella di una comparticipazione di Cristiani con gli uomini che attizzavano in qualche modo l’Incendio. Le nostre cinque fonti (Plinio, Stazio, Suetonio, Tacito e Dione) non ne fanno motto; gli apologisti Cristiani posteriori non debbono mai difendersi, fra le tante e tante, da una simile anche parziale accusa, che sarebbe riuscita nell’Evo, per concetto della sacra Roma, gravissima; nè ve n’è traccia neppur minima nei frammenti anticristiani a noi giunti: quel silenzio generale e costante, adunque, che caratterizza la non rispondenza dell’ipotesi col pensiero dell’evo, e pagano e cristiano. Resterebbe il famoso XV, 44, di Tacito su quel primo gran processo o gruppo di processi ai Cristiani, ch’è dallo storico collegato all’incendio. Esso è molto oscuro. Nel mio lavoro (Le fonti ecc.) ne ho proposta una soluzione: — assenza totale di processi ad incendiari, e pagani e cristiani; gran processo, o processi, d’indole politico-morale ai Giudaici «quos per flagitia invisos vulgos Christianos appellabat», poichè per questa attiva propaganda ebraica (Cfr., p. es., Flavio Gius., in Guerra Giud., I, pr. 2) ormai la questione Giudaica preoccupava l’animo romano per la sicurezza delle Provincie dell’Oriente; ed infatti, l’anno dopo, il 66, s’inizia la definitiva campagna militare, con la distruzione di Gerusalemme a supremo intento. Un processo a dei Giudaici malvisi in Roma dal volgo, detti Cristiani, era quanto di meglio si potesse escogitare in quei giorni, ad abolendo rumori sul dolus Principis».

[897]. Il Trastevere e la Porta Capena.

[898]. S. Giustino il Filos. Dial. con Trifone II. 17.

[899]. Origene, Contr. Cels. lib. VI, n. 27.

[900]. Suet. in Nerone, c. XVI.

[901]. Tac. Ann., XV, 44.

[902]. Tert., Apol. cap. I, in fine. Tertulliano chiama Nerone dedicatore damnationis nostrae.

[903]. Epist. prima.

[904]. Plin. secund. Epist. lib. X.

[905]. Cf. Sulpiz. Sev.