Item Franzesi butò uno vereton con una lettera, la qual dicea: Fè saper al re Ferando, come el tal si è in hordene per amazar Soa Majestà; unde, presentata a esso Re et letta, andò in persona, et fece prender certi zoveni drachioti, et non se intese poi quello facesse di loro. Et visto Franzesi che la sua armata era troppo batuta da le artilarie, et che a la zornata veniva bombardata, deliberono di far ogni suo forzo per pigliar el muolo haveano perso, e questo per salvation de ditta armata. Et zercha a dì 19 Settembrio, Franzesi saltono a montar su ditto muolo, et la varda di repari comenzò a cridar in modo, corsse tanta zente in la terra in soccorsso del muolo et in favor dil re Ferando, che Franzesi tornò con vergogna; tamen fo alquanto combatuto, e morti alcuni di ambe do parte. Et poi, el zorno sequente, Franzesi di novo provò di aquistar ditto muolo; vi andò a la diffesa el re con tutta la terra, et Franzesi conveneno tornar adriedo, con pocho danno di tutti.
A dì 22, Franzesi, postosi in hordine con le artilarie di l'armada, et quella di Castelnuovo, et cussì ussiti di ditto castello, bona parte andono a li repari, e un'altra parte corsse al muolo, et con le barche subito montono suso el reparo. Trovono zercha 25 de quelli dil Re, i quelli si butono in mar per scampar; et de ditti scapollò solum tre, el resto si negò per esser armati; e l'altra parte, che andò a li repari de la chavalaricia, zoè quelli Franzesi ussite del castello, trahendo schiopetti et passavolanti, etiam assai veniva trati dal castello che non lassava intrar aragonesi per la porta di l'arsenal per soccorrer il muolo; et comenzò quei di l'arsena' a romperse, et quei di la ruga Catelana a voltar le spalle in modo, che tutti fuzivano. Et andò una galia con la prova al muolo, et le barche de' Franzesi subito passò a l'altra banda del muolo da driedo via, trahendo passavolanti et volendo ancora tuor el muolo pizolo; et subito tutti li navelii del ditto muolo pizolo si levò et passò al mar de Santa Madalena, dove era le galie di re Ferando. Adoncha Franzesi prese il muolo grando, el barco de San Nicola et lo riparo di la torre di la porta dil muolo. Et aragonesi non poteno far molta diffesa, per esser le artilarie mandate in campo, dove se ritrovava la Majestà dil Re contra mons. de Obegnì voleva venir a soccorer li castelli et etiam nel campo atorno Pizafalcon et Santa Croxe, et altre bombarde poste per ruina di l'armata franzese. Era solum al reparo de San Nicolò una bombarda grossa de ferro, et nel muolo tre bombarde, le qual Franzesi le preseno. Ma pur i nemici non poteno intrar sì presto in l'arsenal, che nostri fonno primi, e comenzò a difender el muolo pizolo. Et in quello se levò le galie dil re Ferando, con un vuoga che pareva venisse per recuperar el muolo; et le galie franzese voltò la sua prova verso a le nostre, et dil castello treteno assai colpi di bombarda a le ditte nostre galie. Tutta la terra, visto franzesi al muolo, zudegando che i se ha vessino fatto forti in li repari cridavano: O dove è l'armada de' venitiani a hora? Et fuora di la porta di la terra, in questo fo pigliato uno franzese andava in la... Or la terra dubitando di novità e tradimenti, serrono la porta di la terra, et li artesani le loro botteghe, et tutti si messeno in arme. E la Majestà dil re Ferando, benchè di sopra scrivesse era contra mons. de Obegnì, tamen ancora non era andato, et andò poi; ma in queste baruffe se ritrovava in Napoli con li soi homeni d'arme, zentilhomeni et cittadini benivoli in la ruga Catelana, et don Carlo, suo fratello picolo natural, era al marchado con bona parte di le zente; et il Re confortava le zente sue andasseno a recuperar el muolo; et loro pur si excusaveno, dicendo non haveano artilarie. Et ditto Re diceva: Fratelli, poi che non me volete soccorer, delibero andar mi in persona, poi che volete che io mora. Et come le sue zente uditeno, una voce, tutti risposeno: Sacra Majestà, non fate, che nui volemo morir più presto. Et subito se partino in do parte, una dal fossado di la chavalarizia, risponde al reparo de San Nicolò, in la porta dil muolo; l'altra parte da l'arsenal; e feno sonar trombe et tamburri con gran remor et strepito, cridando: Viva Ferro! Più di 1000 persone si messe in via, dimostrando grande amor al suo Re. Ma Franzesi, dil reparo de San Nicolò subito si messeno in fuga versso al muolo, et nostri driedo, in modo haveno assa' gran rotta, feriti et morti assa' di loro; et montono in le sue barche et galie, et se ritirò indriedo. Li nostri tirava con archibusi, etiam quelli dil castello a' nostri. Fo recuperato a questo modo el muolo, el qual Franzesi lo teneno in poter, tanto quanto disserono 6 volte la bombarda era ivi; et cussì fo recuperate le artilarie.
Ancora si teniva per il Re de Franza li castelli, zoè Castelnuovo, Castel di l'uovo, Pizafalcon, lo monastier di Santa † et la torre di San Vincenzo. Et re Ferando attendeva a pugnar Pizafalcon, ma per le gran fosse, licet le muraglie fusse a terra, non lo poteva haver. Et ancora l'armada franzese esso Re continuamente faceva bombardar, adeo messe con ditte artilarie in più zorni a fondi la galiaza granda, lo galion nuovo et do altre barze; etiam la nave Camilla di zenoesi, che venne come ho scritto. Et volendo esso Re haver el monasterio di Santa Croxe, et bisognava bombardarlo; unde el Re mandò a dimandar licentia a Roma al Pontifice, perchè pur havea qualche conscientia, per esser chiesia al divin culto dedicata. Etiam mandò a tuor 6 bombarde da Roma, pregando el Pontifice li dovesse servirlo. Et cussì have et la licentia et le ditte bombarde; et subito feceno repari a Santa Croxe, et piantono ditte bombarde grosse, et assa' spingarde et falconetti. Et visto Franzesi non potevano tenirse, dimandò di esser a parlamento con el signor Prospero Colonna, capetanio dil Re. Et cussì a dì ultimo Settembrio fonno a parlamento de rendersse, et fezeno trieva per uno zorno, per veder si se potevano acordar; et, non li bastando questo zorno, ne volse uno altro, poi etiam doi altri zorni per parlar meglio insieme, et andava elongando la trieva; tamen stevano Franzesi su le mure in hordine, et nostri dil campo disposti, si non si rendevano, darli la battaia. Et niun parlavano, altri cha Prospero Colonna et don Zoanne, i qualli andavano ne li castelli; et de' Franzesi veniva do zentilhomeni dil castello a parlar al Re. Et cussì stevano in queste pratiche. Et accidit, che uno sguizaro, valente homo et bellissimo di la persona, vestiva di veludo, havendo uno suo fratello di Santa †, et pativa gran fame et disasij, unde parsse a questo sguizaro nostro di butarli do pani freschi. Et el sig. Prospero, vedendo questo, mostrava volerlo far morir. Ma la Majestà dil Re li mandò dir li dovesse perdonar, perchè era stato causa l'amor dil fratello. Et el capetanio de' sguizari nostri, inteso questo, subito fece sonar la sua trombeta, e insieme con la soa compagnia andò a la volta dil preditto sig. Prospero. El qual signor credeva ditti sguizari venisseno per ajutar el so compagno. Ma zonto lì, el capetanio domandò dove era il suo homo, dimandandolo; dicendo: Io so ben quello debbo fare di lui, et altri cha mi non dia far justicia sopra li miei. Et el sig. Prospero rispose: La Majestà dil Re li ha perdonato. Et el capetanio disse: La Majestà dil Re può perdonar a li suoi; et io farò la nostra usanza, secondo il costume nostro. Et cussì lo tolse, et lo menò in uno loco, dove francesi, maxime il suo fratello, i qualli stavano su le arme, lo potea veder. Et, ordenatamente conzati li sguizari a fila a fila con le lanze, poi el capetanio disse a tutti che, per il sacramento haveano di esser fedeli dove serviano, tegnisseno le lanze, et comandò che questo suo compagno dovesse esser morto da le soe lanze de tutti, et se niun fusse che non desse di la lanza, poi lui sarebbe morto, poi disse a quel sguizaro: Conféssate. E mandato per il prete, fo confessato. Le lanze tutte stavano a la fila con la ponta avanti; et el capetanio disse: Su, corri per mezo. Et il sguizaro alzò li ochi al cielo, et si racomandò a Dio, digando le sue oration. Poi disse: Si ho dato do pani a mio fratello, che moriva da fame, l'ho dato in presentia et palexe, che ogniuno mi vedeva, non per falsità alcuna, nè per tochar danari; ma poi che lo mio capetanio vuol che io muora, voglio obedir, et mi ricomando a Dio et a la Vergine Maria. Et poi tirò la sua bareta tanto in zoso, che si coverse i ochi; poi corse per mezo di le lanze in modo non restò niuna che non fosse fichata in la sua persona. Have più di 200 lanze, et cussì morite da li suoi proprii compagni e parenti; sì che, judicio omnium, fo usato gran crudeltà. Et il capetanio fece per mantenir la sua fede di non esser traditori, e mostrò haver grande ubedientia da li soi, che in fina lo morto lo obedite. Et questo, per esser cossa notoria, ho voluto qui scriver.
Novitade acadute in Perosa.
In questo mezo a Perosa li Odi, foraussiti di Perosa, havendo intelligentia in la terra, a dì 3 Settembrio introno dentro Perosa; però che lo principalle cittadino che se ritrovava in la terra, in ditta mattina a l'alba andò a la porta di San Zuanne, et fece aprir la porta per forza a li custodi. Et aparse quatro squadre de cavalli de ditti fora ussiti, bene in hordine, et 2500 fanti; et preseno la terra fino al Monte, avanti che la parte contraria de Baioni, che in quella regnavano, sapesseno alcuna cossa. Ma, inteso questo, tutta la terra fo in remor; et pigliato le arme, fonno a le mane, taliter che fonno morti di quelli fora ussiti a presso 150, et do di li primi. Alexandro Savello perse el cavalo et scampò. Et fo presi di questi, erano con li Odi, zercha 400, e di quei di la terra non ne fo morti se non 6, però che fino le donne li aiutaveno combattendo. Et a ciò el tutto se veda et intenda, quivi sarà notado una lettera che scrisseno li do arbitri di la città di Perosa al suo secretario, era a Roma, di quello successe la prima battaglia. La qual è questa.
Exemplum litterarum Perusiensium.
Domine Petre Paule. Da poi la lettera nostra de la felice vittoria contra li inimici, tuttavia le cosse nostre sono prosperade per la gratia di Dio; imperochè havemo trovato 272 cavalli guadagnati et 80 para di barde, et havemo pregione el sig. Troylo Sabello, capo de li nimici, qualli tenimo honoratamente et con comodità in palazo de li signori Priori, ma con bone guardie. Havemo recuperato Geliano et siamo in praticha de recever la Frata, quale in breve intenderete, piacendo a Dio, esser tornata a la obedientia nostra. Sì che state de bono animo, et comunicate con li amizi, aziò partecipano de ditta felicità. Bene valeat.
Perusiae, 7 Settembrio 1495.
Federico et Bontempo de li Bontempi et Bernardino Cavacepi sono stà impichati... Lodovico de li Ermani, quale aprì la porta di Santo Andrea a li nimici, è morto da certe ferite che ricevete in lo conflitto. Li filioli de Leonello de li Odi, che sono tre, se conservano vivi in loco securo.
Post scriptas. Ne è refferido, alguni fanti, qualli hanno recuperado la pieve de mons. rev.mo el Vescovo nostro, occupata prima da li fora ussiti, havere fatto zerte disonestà..., quale non havemo inteso particularmente, per esser tanto occupato el magistrato nostro, quanto fusse mai più. Excusate la cossa che è fatta penitus contra nostra voluntà, imo con grandissima nostra desplacentia, et provederemo a la restitutione.