Il Re in questa sera mandoe a dir a li soi ambassadori ritornasseno diman da lui. Et però, a hore zercha 6 di notte, volseno audientia dal Ducha; e, reduti tutti, excepto l'orator yspano che era a dormir, mons. di Arzenton parlò: che dil castello el Re non el volleva tegnir se non tre mexi da poi reaquistato el Regno de Napoli. Et el Ducha rispose: Si el Re vol far bona pace, die vardar tre cosse: la fede, l'utile et l'honor. Son contento darvi uno ostaso per un tempo. Item, la Majestà dil Re voglia dar in feudo a Ferando el Reame senza spender. Risposeno li oratori: De questo non potemo parlar, ma di l'ostaso parleremo col Re. Et el Mareschalcho di Giaè disse al Duca: Son certo la Excellentia Vostra aiuterà el Re aquistar el Regno. Rispose el Duca: De aiutar nulla habiamo parlato. Et cussì, andati a dormir, la matina ritornono a Verzei.

A dì 23 ditto, da matina, li Provedadori e li altri fonno insieme; dove era etiam l'orator di Napoli, raxonando de metter in compromesso etc. L'orator di Napoli disse, mettendo in compromesso, ritorneriano in pristinum; ergo etc.

Vene un ambassador de la duchessa de Savoia, in campo, a li Provedadori nostri, et disse prima: S'eli havevan receuto Franzesi ne li suoi paesi, avanti la i ricevesse volse el parer dil Ducha de Milan, el qual fo contento, et par per publico istrumento; poi che, intendendo si era su pratiche di pace, havia grande contento, per desiderar la pace et tranquillità de Italia, per esser ancor lei italiana; et se offeriva, se fusse differentia in qualche capitulo, de pratichar con qualcuno di principal signori a presso el Re, e far forsi si adaterà. Et li Provedadori risposeno dolcemente, ringratiando etc., et dimandono con chi la poteva. Rispose lui: Con mons. de Lignì, che dormiva col Roy; et questo medemo riferite a Hieronimo Lion, cavalier, ambassador nostro.

Ancora tornò domino Jacomo Soardo, era stado a Casal dal sig. Costantin Arniti, come ho ditto di sopra, mandato per il Duca. Referite quel signor era bon servitor dil Re di Romani, et volleva esser obediente et neutral in questa impresa; et sempre l'animo suo era stato di ben operar verso la Santa Liga. Quanto al revocar le zente havia col Re, che nol potea far con suo honor, per haver hauto soldo per homeni d'arme 100 per mexi cinque, finiva questo Zenaro; ben era vero havia solum 50 homeni d'arme col Re, et era ubligato tener 100, el qual resto era a presso di lui. È da saper, che con li ambassadori franzesi andoe el conte Albertin Boscheto, nominato di sopra; et la trieva finiva domatina.

In campo questi zorni pioveva assai; le aque de li torrenti crescevano, et mal li cavalari potevano passar; pur ogni zorno almeno una lettera, e tal do e tre, li Provedadori scriveva a Venetia.

A dì 24 ditto, a hore 17, zonse li tre oratori franzesi et do altri de più, zoè mons. el vescovo de Roan et uno Presidente de Parisi; et venuti in campo, andati a disnar a lo lozamento, da poi hebbeno audientia dal Ducha. Et mons. di Arzenton parlò, come el Re havia mandà tutti cinque per pratichar la pace, excusandosi che essi non veneno per el tempo pluvioso. Poi parlò el Presidente de Paris, e propose le petition dil Re in scriptis, le qual qui sotto sarà scripte, con la risposta dil Ducha. Poi volseno ditti oratori parlar al Ducha solo; et licentiò li Provedadori, et oratori Spagna et nostro. Stettero soli in colloquio do hore, et, come disse el Ducha, fonno su la diferentia di danari prestati al Re... El Ducha poi se portò da ditti oratori: Magnifici Provedadori, scrivè a Venetia, se la Signoria vol intrar in la pace subito, ne rescriva; io la vojo, perchè il Re di Romani et il Re de Spagna me la fano; anche li capituli de la liga non mi astrenze non la fazi; et confortatela la fazi, da parte mia, perchè el tempo conseia molte cosse. Et cussì li Provedadori spazoe a quel'hora, era una di notte, lettere a la Signoria; et la trieva fo perlongata per tutto Domenega proxima, zoè fino a ditto dì. Et è da saper, che, fatto la trieva, molti cavalli e fanti se partì di campo; assa' ne moriva, dico de li nostri, per esser alozato el campo in loco basso, et per le pioze stavano quasi sotto aqua, sì che li homeni et cavalli se perdeva. Fo mandato per la Signoria in campo ducati vintunmilia a li Provedadori. Et poi partiti, li oratori si ritornono dal Ducha, dicendo vollevano zerchar l'opinione de Provedadori di la Signoria zercha sta paxe. Et el Ducha rispose: Voi havete guerra con mi et non con la Signoria. E li oratori disse: Adoncha quello si fa con vui non si fa con Venetiani; et rimaseno molto sopra de si, però che il Re stimava molto di haver buona paxe con la Signoria nostra.

In questo mezo zonse Jacomo di Tarsia, contestabele, con alcuni provisionati, in campo; et per lettere di Enea Griscello, ambassador dil Ducha a quelle comunità di sguizari, scritte al Ducha, s'intese come el bailo dil Degiun con elemani numero 900 et cavalli 50 esser passato de lì, el qual andava dal suo Re de Franza.

Di 24 Settembre.

Peticione fece li sigg. ambassadori franzesi in nome dil christianissimo Re de Franza, videlicet mons. de Roan, mons. el mareschalcho de Giaè, mons. de Pienes, mons. di Arzenton et mons. lo Presidente de Paris in campo sotto Novara.

Primo, che 'l casteletto de Zenoa sia posto in mano di un terzo, lo qual desiderano che sia lo ill.mo sig. Ducha de Ferrara. Item, che esso Ducha, el governator de Zenoa, con missier Zuanne suo fratello, missier Joane Alovisio dil Fiesco et li Antiani in nome de la città, jurano che lo ill.mo sig. Ducha de Milan observarà l'obligo dil feudo di Zenoa versso lo christianissimo Re, cossì ne lo armar e disarmar, come ne le altre cosse... Et casu quo advenisse a morte lo sig. Ducha de Ferrara, quod Deus avertat, quelli che remaranno, d'acordo lo christianissimo Re et lo sig. Ducha de Milan, debba haver lo ditto deposito o juramento; medemamente se intenda che chi sarà posto per lo sig. Ducha de Ferrara in casteletto, et cussì li soldati saranno posti per soa Excellentia, faccino lo medemo juramento che farà lo sig. Ducha, cussì acadendo dil Governador. Quello sarà Governador, habbia lo medemo juramento et obligo. Et questo intende habia a durar per anni due tantum, quanto al casteletto; et quanto al juramento del Governador et città, se intende per anni X, et passati li dui anni, lo prefato sig. Ducha de Milan, et passati li X anni, la città sia libera dil juramento et obligo preditto, restando però poi el feudo di Zenoa in robore suo. Promettendo li preditti signori ambassadori franzesi, in nome dil christianissimo Re, che la Soa Majestà curarà, che, cum armata che fatia a Zenoa, non farà contra lo prefato sig. Ducha de Milan, nè contra lo presente governo de Zenoa, per recto o per inderecto; et che ne lo armar torà de li navilii de li amici de li Governadori dil stado presente, et non d'altri; intendendo che essi amici ancora siano tenuti de dar li navilii, che li saranno rechiesti.