Antonius Grimani
procurator, capitaneus generalis maris.

A tergo: Magnifico et clarissimo equiti, domino Hieronimo Georgio, oratori veneto ad Summum Pontificem.

Copia di la lettera di Hieronimo Contarini, provedador di l'armata a la Signoria, dil zonzer a Napoli con l'armata[148].

Adoncha, sì come ho scritto di sopra, el re Ferando a dì 12 Octubrio se levò da la Maddalena con 500 homeni d'arme, altri cavalli lizieri et ballestrieri a cavallo, et 2000 fanti et altre zente paexane, con X bocche d'artilarie avanti; et andò a la volta de Fraola, dove attendeva li nimici erano arivati. Li ponti, passi, erano tutti rotti, a ciò non potesseno passar li fiumi; li nimici erano in fuga, et se reduxeno im parte, a dì 14 ditto, che per la strettura di passi non poteano ussir con li cavalli; loro instessi se rupero, et lassando li cavalli et ogni cossa a piedi, se ne fuzivano, imboscandossi come meglio poteano. La qual nuova fo molto grata al re Ferando, et reputava la impresa finita: tamen non restava di seguitarli, zerchando completamente disfarli. Et zonta a Napoli questa nuova, a dì 15 ditto, el legato dil pontifice, Borges, con l'ambassador yspano, cavalchoe a torno la terra, et el Principe de Squillazi, figliuol dil Pontifice, zenero dil re Alfonso; et se divulgava Nocera et San Severino doveano alzar le bandiere de Aragona, et el campo nostro andar a Nocera. I nimici in questa fuga usoe gran crudeltà per li castelli dove passavano, e fra li altri Pomognano (?) dove tagliono a pezzi ogniuno. Et el Principe de Altemura, don Federico, se ritrovava in questo tempo a Taranto, et vedendo non poter rehaver la terra, se messe in camino con zente per vegnir versso Napoli; ma quei dil Castel Novo de Napoli, in questo mezo, a dì 11 Octubrio, di notte, fece gran luminarie; et la matina, a dì 12, ne l'aparir del zorno, la loro arma' de' Franzesi era lì tirò assa' colpi de bombarda et artilarie, et questo perchè dicevano haver per un bragantin nuova, come el soccorsso lhoro era vicino, e a le mane con l'armada di re Ferando; tamen tutto era argumento e fintione.

A dì 16 ditto, zoè Octubrio, la Majestà dil re Ferando venne di campo et intrò in Napoli la sera, per visitar la Majestà de la Raina et l'infante et ambassador de Spagna, la qual, cussì come ho scritto, era intrata in Napoli, et alozata nel Castel de Capua. Et li nimici erano in fuga tra Montorio et San Severino; le zente regie fece prede assa' de le cosse loro. El Re fece portar bombarde in campo per expugnar alcuni lochi si teniva anchora per il Re de Franza; et el zorno sequente ritornò in campo, et scrisse esso Re a Antonio de Zenari, dotor, et Zuambattista Spinelli, dotor et cavalier, suoi oratori in questa terra, la qual per esser a proposito, è qui sotto scritta.

Exemplum litterarum regis Ferdinandi ad suos Oratores Venetias existentes.

Rex Siciliae.

Ambasciatori, molte volte sperando nui che questa Ill.ma Signoria, per sua infinita virtù et singular sapientia, dovesse pigliar lo patrocinio non solamente de le cosse nostre ma de la salute et libertà de Italia, prendevamo tal consolatione de qual se vol adversitate passamo, con bono et fortissimo animo. Al presente, vedando chiaramente che, per gratia del nostro Signor Dio, la speranza nostra non solamente non ce ha ingannati, ma ancora lo effecto et optima operatione hanno superata la expectatione nostra, sentimo nel core leticia tanto maiore de la prima, quanto è la diferentia che è tra la speranza et la consecutione del fine del desiderio. È arivata la fidelissima armata de questa Ill.ma Signoria in Napoli, al tempo che più ne era necessaria; che essendo stati nuj necessitati de ussir a l'incontro de questa zente, che erano venute da Calabria per soccorrere el Castello Nuovo ... in mezo de questa turbulentia è aparsa la preditta felicissima armada, con quel fulgore che sole aparer el zorno a li naviganti da poi la tenebrosa notte, quando el mar se mostra turbato, ha confirmato li animi gagliardi, ha excitati li languenti, ha data general leticia a l'universo populo; del che noi rimaremo non meno pensosi che contenti, però che non è menor lo pensier del desiderio de satisfar tanta obligation, che l'alegreza de conseguir tal beneficio, perchè l'animo nostro sta tanto inclinato a la satisfation de tanti paterni beneficii de questa Ill.ma Signoria versso noi, che con dulcissima speranza desideramo che 'l nostro Signor Dio ce dia el modo de poter dar qualche principio a la nostra gratitudine, che non saremo contenti tanto del proprio riposo, quanto de farli cognoscere che eternalmente ne recorderemo del suo memorabil beneficio, et resteremo non poco satisfacti che la gratitudine nostra s'habbia dimostrar versso chi tanto la merita, che da noi è tanto venerata et honorata in perpetuo tenor de diuturna benivolentia.

Per amor nostro vogliate esser al cospetto de questo ill.mo Prencipe, et dichiarir a sua ill.ma Signoria la contenteza de l'animo nostro, insieme con l'obligatione li havemo, et quanta conoscenza tenemo de la soa paterna carità versso lo stato nostro et la nostra propria vita, talchè, se ben possidessimo major regno de questo, anzi si ponessimo la persona in pericolo ogni giorno per conservation et augumento de l'honor et dignità sua, non poriamo satisfar a la più picola parte del suo merito. Pur ne basterà assai, che soa Signoria ill.ma conosca in noi amor perfetissimo et animo volonteroso de far quanto possibel ne sarà, perchè se mostra la memoria de tanti beneficii esser in noi inextenguibile, rendendoli gratie infinite ne pare che saria diminuir de la demostratione de lo amore che tenemo ne l'animo. Meglio è tacer, e rimetterne a la experientia che sarà de la nostra voluntà argumento chiarissimo. Nè volemo anche exortar Soa Signoria Ill.ma a la perseverantia, però che havemo ne la sua fede et virtù tal confidenza, che cussì come è stata principio et mezo de nostra prosperità, cussì nostro Signor Dio ne farà gratia che sarà fine di tutti li nostri travagli; et a quella sola sarà decreto triumpho de la victoria nostra. Non volemo pretermetter de dir in quanto amore e cortesia si è dimostrato lo magnifico Provedador versso la Majestà de la signora Regina nostra madre, et in tutte le cose nostre; talchè ben monstra con sua gravità, cortesia et prudentissimi modi, esser mandato da questa Ill.ma Signoria, piena di sapienza et sanctissimi consigli. De tutto darete notitia a questo invictissimo Principe et al suo ill.mo Senato, non cessando raccomandarli la vita, lo regno et tutte le cose nostre, le qual ponno extimar proprie, non meno che nui medesimi le extimamo.

Data in nostris fidelibus castris, ad Sarnum, XVIII Octubris.