Data in nostris felicibus castris ad Sarnum, die XXViiij Octubris 1495.
Rex Ferdinandus.
Cariteus.
A tergo: Magnificis viris Hieronimo Sperandeo, Aloisio Ripol, oratoribus nostris in curia Romana J. U. doctoribus.
Et zonta ditta lettera al summo Pontifice, el qual era molto caldo in aiutar ditto re Ferando, licet questa pace fatta (tra) el Ducha de Milan et el Re de Franza lo feva star alquanto sospeso, benchè continuamente el rev.mo cardinal Ascanio, vize canzelier, fradello dil prefato Ducha li fusse a presso, et habitava im palazo. È da saper che, in questo tempo, cinque cardinali, do ex instituto antiquo, per li lor officii tengono, che bisognava esser lì im palazo, zoè el cardinal Alexandrin et Sancta Anastasia, etiam vi abitava ditto cardinal Ascanio, Monreal, nepote dil Pontifice, et Valenza, fiol dil Pontifice. Ma vedendo el Pontifice Venetiani erano constanti, et non haveano voluto far pace con el Re de Franza, imo pronti ad ajutar re Ferando, etiam Soa Santità omnibus modis volse aiutarlo. Et a dì 30 Octubrio, come per lettere del mio carissimo Francesco Zorzi, fiol di l'ambassador nostro, el qual a Roma etiam se ritrovava, et dal qual, essendo accaduta la egritudine mia di febre quartana, nel qual tempo scrissi et compilai questa gallicha ystoria, havi molti advisi di cosse succedeva, degne di memoria, perchè, alio modo, non poria haver compita la verità di questa opera, perchè non potendo inquerir le nove, quelle non poteva scriver; ergo, cum aiuto de molti necessario mi fu, da primo Septembrio fino a la fin de questo, intender et inquerir quello seguiva; et sopra tutto la verità. Hor, nel zorno sopraditto, se partì di Roma... Alfonso spagnolo, parente dil Pontifice, con cavalli 100, et andoe versso Napoli in aiuto di re Ferando preditto; et ancora lo episcopo de Concordia, in questo zorno partì di Roma per andar legato al Re de' Romani, zunse a Venezia, come dirò di sotto. El sig. di Pexaro con la moglie, fia dil Pontifice, in questo tempo se ritrovava a Roma. Et bellissimo fo a veder, la vizilia de Ogni Santi, el Pontifice aparato in capella, et servito dal rev.mo cardinal Ascanio et San Zorzi, juxta il solito, tunc più veterani diaconi, e l'uno tirarli la mitria, l'altro la beretta; et el cardinal S. Chimente al servir del teribolo; lo episcopo Antivarense tene el libro sopra la testa, quando el Pontifice disse l'oratione; et l'arziepiscopo de Nicosia, patricio nostro de casa Priola et molto mio amicissimo, tenne la candela. Et cussì disseno vespero con XX cardinali, oratori dil Re di Romani, Spagna, Veneto e Milan, etiam do dil Re di Hongaria, auditori de Rota, cubicularij, arziepiscopi et episcopi assai. Et poi el Pontifice dette la beneditione, et fo portado da 6... sopra una carega a torno la chiesia; et, come mi fo referito, bellissima cossa a veder. Et poi, el zorno de Ogni Santi, cantò la messa el cardinal Chartagenia; et el zorno de' Morti el cardinal S. Dionise, franzese. Et benchè questo non sia a proposito, pur ho volato qui scriver. Et in questo mezo, el capetanio de Hostia, monsignor..... di Guerra stava malissimo et in ponto di morte, tamen poi varite. In quella terra si tenia per il Re de Franza, et era molto contraria a vegnir vittuarie a Roma, licet non desse fastidio.
Ritorniamo a le cosse de Napoli. Partita l'armata franzese de Napoli, la nostra la seguitava; et non potendo far nulla, se retirono a Castello a mar, perchè la franzese era intrata in Salerno. El Castel Nuovo a Napoli tirava continuamente a la terra con ruina et danno assai. Et el re Ferando con el campo a dì 4 (andò a) Nocera, et non volendosi arender, li deteno la battaglia, et prese ditta terra, et poi il castello, et la messeno a sacho tutta, et li huomeni fonno dati presoni a le zente d'arme. Nel castello era la dona dil conte Montorio, la nuora, el primo et secondo genito; item la moglie et figli de Salvador Zurlo, et altre donne con molte loro cosse. Et a Napoli la torre de Santo Vincenzo è bombardata continuamente da le artilarie dil Re, et feva gran danno. Et a dì 12 Novembrio, per lettere di Napoli, se intese el prencipe don Federigo attendeva a tirar a la cittadella con la bombarda pontificia, et cascò el castello con morte de homeni X de Ragonesi. Et el Re, considerando el suo prosperar et haver aiuto consisteva tutto in haver la Signoria de Venetia propicia, et havendo oltra li oratori mandati alchuni secretarii, i qual saranno nominati di sotto, scrivendo le cosse di Venetia, unde terminò mandar el conte domino Hieronimo de Totavilla, fo fiol dil cardinal Roan, et con Soa Majestà in benivolentia, nomine suo, a dicta Signoria; et a dì X partì di Roma, andoe prima a Milan, demum a Venexia, come el tutto sarà scritto di sotto. Etiam Alvise Ripol, secretario dil Re, partì di Roma et venne a Venexia dove stette tre zorni. In questo tempo el sig. Prospero Colonna, essendo con zente per ditto Re in Apruzo, dette rotta a Carlo de Sanguine. Et li soldati franzesi, a dì X Novembrio, erano parte a Ivolo et parte a Salerno, e 'l campo dil Re a Sarno. Vene l'armada franzese nel colfo de Salerno, et la veneta a Castelamar, et la regia a l'incontro di l'altra franzese. Et è da saper che a hora le cosse dil re Ferando comenzoe a prender assa' buon fin; tamen mancava li danari, et vollevano comenzar adoperar li arzenti ecclesiastici, a far moneda di manco precio et valuta, con far valer il terzo più; tamen non fece, licet fusse grandissimo bisogno.
A dì 17 Novembrio, per lettere havi da Roma dal mio carissimo Francesco Zorzi, di l'orator fiul, come havea da Napoli che il Re, habuto Montorio, à preso el Duca de Lege, che già sotto fede fuzite.
A dì 13 Novembrio fo dato la battaglia a la cittadella de Napoli, non ordinatamente ma per experimentar le forze de' nimici, et veder che zente erano. Et fo arbitrato esservi zercha 400. La qual battaglia fo data animosa et gagliardamente, et fo scalata et montato sopra lo primo reparo, drieto al qual i era altri repari fatti per li nimici, li qualli erano da lor guardati e defensi con pietre et pignatte de foco, calzina et olio, et cum ballestre, schiopetti et lanze. Et per convenir scender, per montar poi a l'altro riparo, forno li nostri, zoè Aragonesi, constretti a cessar la battaia. In la qual morì tre nostri et alcuni feriti; ma de li nimici, da le artilarie regie molto più ne fonno morti et feriti. A dì 14 la Majestà dil Re essendo stato 4 zorni a Napoli, se ne tornò in campo a Sarno. Et in questa matina la nostra armada se redusse a Mergolino, et tre galie a le Madalene andoe per condur zente a le nave zenoese, et preparavasi etiam certe barche, erano a Castelamar, per esser tutte di compagnia adosso l'armata inimica. La qual, a dì 13 ditto, a hore 18, si levoe da Salerno, et a li 14 fo vista fra Capri et Yschia, et tenne la volta di Gaieta, ma per li venti che era..., che si non bonazava non si potevano levar, steteno tanto a farse bon tempo, che ditta armata nimica zonse a Gaeta. Et a Salerno, a dì 14 ditto, zonse don Juliano, che era al monte, con zercha cavalli 200, et si trovò sotto Ariano con Carlo de Sanguine e Paolo Orssini.
È da saper che, havendo diliberato la Signoria nostra, a dì 5 ditto, de dar aiuto a re Ferando, come dirò di sotto, de mandarli 1000 cavalli et 1000 stratioti et 1000 fanti, come scriverò di sotto al loco suo, questa tal nova andò prestissima a Napoli, et zonse a dì 12 ditto: unde tutta la terra, maxime quelli ch'amava casa da Ragona,... consol nostro per intender la verità et tenor di le lettere, havia aviso di questo. Et subito mandoe a notifichar questo a la majestà dil re Ferando in campo. Tamen ditto pressidio non andoe, per le cosse seguite, come intenderete. Et cussì esso Re, come have a piacer di questo, cussì mons. di Arzenton, ambassador dil Re de Franza, che tunc se ritrovava a Venezia, have altrettanto dolor, vedendo la Signoria disposta in aiutar Ferando.