A dì 14 Octubrio a Fiorenza morite mons. di...., era lì per nome dil Re de Franza; et questo per egritudine presa sotto Pisa. Et a dì 15 ditto, lì in Fiorenza fo sepulto con grandissimo honor.
El campo de' Fiorentini in questi zorni, governato per il Ducha de Urbin, si levoe de l'impresa di Pisa, e andoe a Pogibonsi. Questo, perchè Piero di Medici, come ho scritto di sopra, a Roma havendo asoldato assa' fanti, insieme con el sig. Virginio Urssini, nominato di sopra, et con assa' zente d'arme vollea venir e intrar in Fiorenza et ritornar nel stado; di la qual cossa Fiorentini molto dubitava, et però fece levar il loro campo di Pisa per andar contra Piero, quam per esser l'impresa di Pisa molto difficile, et indurati erano Pisani a (non) volerssi render. Hor ditto Piero prese alchuni muli di Fiorentini, andavano con robe a Roma, fo divulgato numero 30, et con aiuto de' Senesi, volendo etiam aiuto di Perosa, unde necessario li era di aiutar Baioni contra li Odi foraussiti. Et però, con 3000 fanti et 600 huomeni d'arme, ditto sig. Verginio et Piero di Medici al principio de Octubrio veneno versso Terni contra ditti Odi, per venir in aiuto de' Pisani, poi contra Fiorenza, havendo molti che lo seguitavano in ditta città, licet quelli governavano el stado li fusse nimicissimi et di contraria parte. Et andati a campo a Gualdo, per lettere de 5 Novembrio da Roma se intese hebbeno ditto castello, salvo l'haver et le persone, zoè capitolono di rendersi a Baioni, tamen l'inganono, et tolse soccorsso da li Odi et da Foligno, et non attese a la promessa, per modo che questo campo di nuovo convenne piantar le bombarde et bombardar ditto castello; et tandem a dì 19 Novembrio hebbeno ditto castello per forza, et quello fo messo a sacho. Et Piero de' Medici fo a Siena, et have promission de haver soccorsso, et poi tornò in campo. Et el Pontifice tenia da lui, et scrisse al magnifico Zuam di Bentivoj volesse vegnir in soccorsso di ditto Piero; et el cardinal de' Medici, suo fratello, andoe a la fin de Novembrio a Milan, a pregar el Ducha volesse tenir suo fratello. Et in Fiorenza erane pur qualche rumor, et li favoriti de Piero si reducevano insieme, et se udia qualche voce che diceva: se non si cala el pan, chiameremo Piero et Julian. Et etiam una notte fo chiamato per molti: Bale! Bale! Et per la Signoria non fo fatto provisione nè inquisitione, chi fusseno. Et Fiorentini mandono tre oratori a Milan; et, come per lettere di 23 ditto da Roma, intesi che uno franzese, chiamato Lanzainpugno, et era a Fiorenza per nome dil Re, et andò a Pisa per far quella consignar a' Fiorentini, et Pisani retenne el ditto. Et el castellan franzese, chiamato mons. d'Antreges, el qual era sopra et al governo non solum de Pisa ma de Serzana, Serzanello et Pietra Sancta, terminò di voler abitar et morir a Pisa; et questo per dubito che, ritornando in Franza, el Roy li haveria fatto oltrazo, unde se maridò in Pisa, et ivi restoe. El qual, per esser molto amico di mons. di Lignì, zerman dil Re de Franza, nominato di sopra, al Re comenzò a non esserli più in gratia questo suo cusino, imo privò di la soa corte, che prima sempre steva con lui; et andoe, come disperato, im Picardia.
Copia de una lettera de Piero di Medici a don Antonio Spanochij, orator di Siena, a Monte Pulzano.
Magnifico missier Antonio, patron mio.
Perchè siamo questa matina stati con el sig. Verginio, el qual se trova qui a le Tavernelle con tutto el campo, vi spacio la presente, a ciò che sia Vostra Magnificentia informata de tutto, et che el sig. Verginio con tutto el campo nostro se ne vene da matina sopra a la.... a mia 3, et l'altro sopra di Castiglion del lago, dove intenderà Vostra Magnificentia quello che se deliberarà, zoè de passar di costì o di tener qualche cosa di qua da le Chiane. In questo mezo Vostra Magnificentia stia ad hordine di le victuarie et artilarie et altre cose, a ciò che quello li fusse adimandato, sia subito expedito; che, come vede Vostra Magnificentia, questo è termene brevissimo. Me ricomando a quella.
Ex Castro Plebis, die 17 Novembris 1495.
Petrus Medices.
In questo mezo, Pisani mandò a Venetia uno suo cittadino, chiamato Zuan de Lanti, per ambassador de quella comunità a la Signoria, a la qual se volevano dar et levar San Marco, et che la Signoria li mandasse uno Provedador et volesse adaiutarli, che non venisseno sotto Fiorentini. Et benchè ancora Franzesi havessino el dominio di la cittadella, tamen Pisani con lor conseio governavano le cosse; et Frachasso se trovava lì, mandato, come ho scritto di sopra, con 400 cavalli; ma al presente le soe zente eran licentiate, et lui rimase lì quasi come cittadin a goder certi soi beni. Et zercha questa cossa di Pisa fo fatto molti consegli, disputatione quid fiendum. La qual terra è camera de l'imperio, et molto lontana sì da mar come da terra da darli soccorsso, et non senza gran spesa si harebbe mantenuta unde, pro nunc, fo terminato non torla, per dimostrar a tutti, Venetiani non esser cupidi di stado, ma volonterosi dil ben et pace de Italia. Et poi ancora ne venne un altro loro orator, chiamato Silvestro del Tignoso; et altri ambassadori pixani, se ritrovavano a Roma, solicitava di questo Hieronimo Zorzi, cavalier, orator nostro; tamen nostri non volsse.
A dì 17 Octubrio fo fatto una cria su la piaza de San Marco et in Rialto, che conzosiachè li savii deputadi sopra la sanitade havia inteso a Siena, Fiorenza, esservi la peste, a ciò non imbratasseno questa città, niun di ditte terre vi potesse, pro nunc, qui venire.