Adi 22 al magnifico Johanne Bentivoi per el Pontifice fo mandato el capello per el fiol, et Fiorentini li deva el baston di lhoro capitano si volevano esser con re Alphonso et loro; ma non volse accettar.

Adi 23 il Podestà de Ymola venne in campo franzese, et parlò al conte di Gayazo, nè se intese fusse venuto per nome di Madona o di cittadini de Ymola: ma il conte de Petigliano per custodia de Ymola voleva andar ivi, ma poi per quello che seguite, che Madona si accordò con Franzesi, non vi andò, et Madona preditta era in la rocha de Ymola con Jacobo dil Quartiero, secretario del sig. Ludovico. Unde il populo de Ymola si levò, et andono da ditta Madona dicendo non volevano patir più extorsion, et che 'l campo li era vicino, et che si dovesse accordar, altramente che loro li averzeriano le porte di la città. A li qual cittadini et populo essa Madona rispose: stesseno di bona voia che non haveriano più alcun danno. Et cussì mandò a dir a Forlì, et si accordò con Franzesi et Stato di Milano, et deteli vittuarie et ogni cosa necessaria. Li pati non se ne intese, ma fu divulgato Milan consentiva tolesse il suo D. Jacobo per marito, et li danno di provision per anni 5, et uno di rispeto, ducati 20 milia a l'anno; la qual cosa fo molto contraria al duca di Calavria, et comenzò la sua ruina. Et el sig. Zuane di Gonzaga, fratello di questo marchexe di Mantoa, assoldato da re Alphonso, come ho scritto avanti, dovendo venir con cavalli 600 per augumentar l'exercito, venendo sul Ferrarese per andar verso Bubano dove era il campo, et inteso l'accordo di ditta Madona, et che 'l sig. Fracasso era posto in ordine, sapendo di la sua venuta, per precluderli la via, per il meglio deliberoe di ritornar a Mantoa, et più non andò in campo.

In questo zorno Franzesi corse a Solarolo, Granarolo et Ruffi, lochi di Faenza, la qual Faenza è di uno sig. chiamato Astor di Mamphredi, che fu figlio dil sig. Galeotto et di la figlia del magnifico Johanne Bentivoj: el qual ne l'anno 1488, nel suo palazo fu ammazzato di voluntà di la moglie, et rimase questo Astor di età di anni X, et el populo lo elesse, et chiamò per Signore; ma la madre andò a Bologna, et se remaridò in uno Torello, che alias fu prete. Et è da saper che questo Joanne Bentivoj ha 4 figlioli et cinque fie maridate. Li figlioli Annibal, Hermes, el prothonotario Galeazzo et Alexandro: le fie, la prima fu maridata nel conte Nicolò Rangon, la seconda nel sig. Gilberto da Carpi, la terza in questo sig. Galeotto di Faenza, la quarta nel sig. de Rimano, et ultima nel sig. Zuane di Gonzaga, fratello dil marchexe di Mantoa. Or ritorniamo al nostro proposito. Questi Franzesi corse come ho ditto, prese homeni et bestiami in gran numero, perchè quelli non si guardavano, et do di quelli de Russi volendosi difender fonno morti; et con la preda Franzesi ritornono in campo; et zonse in questo zorno 500 Sguizzari a piedi benissimo in hordine, et si andava molto ingrossando sì da pie' come da cavallo.

Adi 24 el campo aragonese era sotto Faenza mal contento, et principiò a mandar li carriazi verso Cesena, et el campo poi dovea andar a redursi verso Bertonoro et Cesena, lochi dil Papa. Et si divulgava el re Alphonso in persona dovea venir in qua; et questo fevano per inanimar quelli dil suo campo, che stavano con gran paura. Et poi ditto campo el zorno driedo, fo di Sabado venendo la Domenega, a hore 7 di notte con pioza et gran scurità, si levò di Faenza, et andò ad alozar a Castrocaro de Fiorentini sopra Forlì, distante mia 5 dove era, nè se intendeva qual via volesse pigliar di ritornar in Reame, non potendo resister a Franzesi, o per Toscana o vero per la Marca.

Et adi 24 uno m.º Luca da Napoli bombardier scampò di ditto campo, et venne a Ravenna, el qual venia chiamato maistro di pavioni. Et il duca di Calavria li mandò drieto a pregarlo ritornasse, et no volse.

Adi 25 Franzesi col campo si levono dove era di Bubano, et andò a Solarolo loco di Faenza, zoè voleva andar ivi ad accamparsi, ma venne alcuni cittadini di Faenza per trattar accordo. Unde ditto campo non si mosse, et restò a Mordano, et fo fatto comandamento in ditto campo, sotto pena di la vita niun habi a dannificar lochi di la madona di Forlì, cussì come fusseno di loro propri.

Et adi ditto, a hore 22 a Ymola fo proclamado, presente ditta Madona, ambassadori dil re di Franza et dil duca de Milan, o ver sig. Ludovico, che ditta Madona et el sig. Ottaviano so fiol erano fatti amici dil Re di Franza et sig. Ludovico, a danno et distruzion de li loro inimici. Et in questo medemo zorno fo assà bombardato in campo per allegrezza. La causa fu perchè el sig. Ludovico si havea fatto duca. Et è da judicar mandasse a notificar la morte dil cugnato et sua creatione. Quello poi seguite, et come piaque a Maximiliano et la moglie, di sotto ordinate sarà scritto. Et ancora per gratuirse el populo levò el quintello, zoè una certa angaria che lui havea imposto prima al populo, per el qual levar par alcuni cridasse: Duca! Duca! viva el duca Ludovico! Et questo fo in chiesa, quando dal Arciepiscopo ricevete le insegne ducal. Et oltra di questo deputò 6 zentilhomeni di primi di Milano, do sopra le biave et vittuarie, do sopra li criminali, et do sopra le cazze, per causa de li porchi cingiali dannizava il paese. El qual fece certi editti, uno de li qual, per esser sta butato in stampa a Milano, qui sarà scritto.

Questo è uno editto fatto a Milano adi 28 Ottubrio 1494 per el Duca nuovo.

Benchè la intentione dell'illustrissimo et excellentissimo sig. nostro sig. Ludovico Maria Sforza Visconte duca etc., che Dio lo salvi et mantegna, sia sempre stata et sii de non mancare de cosa alcuna per conservare in bona quiete et tranquillità li subditi de questo suo Stato, et che li buoni siano preservati securi da la malignità de li cativi, niente di manco per fare Sua Excellentia che ogni uno senti qualche leticia de questa nova assumptione sua al Ducato de Milano, et declarare però non piacergli li maleficii, per non lassare opinione ad alcuno che 'l preditto Sig. sia per comportare il mal fare, si notifica Sua Excellentia havere comesso alli magnifici M. Baptista Vesconte et M. Iohanne Francesco da Marliano sui conseglieri, che, insieme con li deputati suoi a le cose criminali, se ordinasse la forma di publicare una gratia et remissione de molte sorte et qualità de delitti. Per li quali conseglieri et deputati, examinato bene il tutto, s'à divenuto per loro, con partecipatione et bona voluntà di Sua Excellentia, a la forma di la gratia infrascritta, videlicet che 'l prefato illustrissimo et excellentissimo sig. nostro Duca etc. per tenore de la presente crida ad ogni uno notifica et manifesta volere che tutti et singuli malfattori subditi suoi, così mediate come immediate, cioè così de li immediati subiecti a li officiali de Sua Excellentia, como de' suoi feudatarii apartati seu inquisiti vel condemnati aut altramente in alcuno modo culpati da qui indrieto de alcuno maleficio o mancamento, etiam che 'l nol fusse sequita imputatione alcuna ex eo che 'l ditto delitto fusse incognito, et per causa di monete, sale, biade, portatione de arme, receptation de banniti, o vero alcuna altra sorte de maleficio sia quel se voglia, pur che 'l non sii criminis laesae majestatis, nè de sacrilegio, nè de morte de homeni actualmente sequita, debano esser et siano per tenore de la presente crida liberati et in tutto absolti de omni poena corporale o reale, spectante così alla camera della Excellentia Sua, como suoi feudatarii, salvi et excepti quelli fosseno componuti, et ogni denuntia, inquisitione, banno et condemnatione et processi pendenti per causa de tutti et singuli preditti maleficii siano cassati et anullati, como per la presente crida se cassano et anullano; et se comanda ad qualunque officiale, notaro et altri a chi spetta, le debbano cassare et penitus anullare senza pagamento alcuno, etiam se fussero de animo deliberato occidendi, con questo però che segua la pase con li offesi tantum, cioè con li insultati o battuti, o vero se dinante al giudice ordinario... idonea securtà a li ditti offesi, de non offendendo in re nec in persona.... arbitrio de esso judice, considerata la qualità et facoltà del offendente et del offeso: el qual judice ordinario possa torre ditta securtà etiam in renitentia et contumatia del ditto offeso senza pagamenti, salvo de le tre specie de delitti, quale siano exceptade de la presente crida. Et insuper che, cerca li banni de le morte de homeni actualmente sequite, intervenendoli la pace cum li offesi, se possa poi venire a la concessione de la gratia. Et ex nunc se declara che cum primum sia sequita ditta pace, se intenda esser concessa la gratia, senza altra impetratione de la Excellentia Sua. B. Maleus, cum sigillo. Cridata super platea arenghi et in broleto novo comunis Mediolani, per Jacobum de Parma, tubetam duchalem, die suprascripto 28 Octubris, sono tubarum premisso.

Et il Duca de Milan preditto, da poi corso la terra et fattosi Duca, deliberò non star più se non tre zorni in Milano, et andar a trovar el Re di Franza, el qual era zà partito di Piasenza come intenderete di sotto. Et adi 25 Ottubrio, la mattina, chiamò li cittadini de Milano, et li disse come voleva andar dal Re, et lassava vice duca suo nepote marchese Hermes di Tortona, fratello fo dil duca morto; et tamen in castello, cum custodia che non potesse ussir, et lo chiamava vice gerente. Et a ore 17 con la duchessa sua moglie, la qual era graveda in mexi cinque, tamen per tutto lo seguitava, se partì de Milano con assà compagnia, et Antonio Maria di Sanseverino, deputato alla guardia sua, et andò la sera ad allozar a San Columban, distante da Piasenza mia 16, et l'ambassador venitiano l'andò seguitando, per esser appresso Sua Excellentia, et partite quel medemo zorno, et andò dreto ad allozar a Lodi, per ritrovarsi poi col Duca a Piasenza. Ma el Duca adi 26, che fo el zorno driedo, per essere cattivo tempo non si partì di San Columban fin non fusse bonazato, ma la sera andò mia 7 a dormir a uno loco ditto Sena, poi la mattina a Pontenovo et el zorno a Borgo San Donin ch'è su la via romea, distante da Piasenza mia 20, propinquo a Fornovo mia 10, dove el zorno avanti, che fo adi 26, era arrivato el Re di Franza, et ivi era restato quel zorno per non esser consueto cavalcar la Domenega, tamen le sue zente erano avviate verso Pontremolo. Et adi 28 zonse a Borgo San Donin el duca di Ferrara, el qual venne per congratularsi di l'assumption dil ducato con suo zenero et sua figliola, et poi che ebbe parlato assà insieme, esso Duca di Ferrara si partì per andar a Milano, dove dovea aspettar la tornata dil Duca, la qual fu prestissima, et in questo mezzo governar Milano; et cussì fece. Ma ritorniamo al Re di Franza, el qual il lassiamo a Piasenza.