Partita dil Re di Franza da Viterbo et quello seguite fino a l'intrar in Roma.
In questo tempo che a Roma tal cose si fanno, et le zente dil Re di Franza za erano bona parte partite da Viterbo, et andate per quelli castelli vicini a Roma, et el Re essendo stato zorni... in Viterbo, a dì 22 Dezembrio si partì, et andò con el suo exercito verso Ronsiglione, et qui fece carta a Pisani de libertà, come ho ditto di sopra. Li ambassadori di la Signoria, per non esser lozamento dove andava el Re per la moltitudine di le zente lo seguiva, rimaseno a Viterbo, tamen mandono con Soa Maestà Francesco da la Zudecha loro segretario, il qual di ogni successo dil Re advisava li ambassadori et loro poi drezzava le lettere a Venetia. Ma el Re andò di longo a Nepi ad alozar, terra di beneficii dil cardinal Ascanio, et quivi stette do zorni, ma le sue zente andono a Brazano, Campagnano et l'Anguillara, castelli tutti del sig. Virginio Orsini di qua dal Tevere, et andati a Campagnano che è castello primario, dove vi era dentro Carlo fiol di esso sig. Virginio, el qual non potendo resistere a le forze franzese si rendette a patti, salvo li averi et le persone, et Franzesi introno dentro; et cussì andavano Franzesi per quelli altri castelli sì della Chiesa quam di alcuni Segnorotti, e tutti, come si appropinquaveno, levaveno le insegne di Franza et li averzeva le porte, pur era carestia, et la moltitudine erano sì che si puol concluder fino qui non abbi desnuato spada Franzesi per combattere, ma ben per far paura, nè in alcuno luogo accampato, benchè con loro havesseno ogni cosa necessaria a oppugnar una terra, come ho scritto di sopra. Et a dì 18 el Re partito de Nepi venne ad allozar a Brazano, dove qui stette longamente, loco pur di ditti Orsini, et havendo udito li legati dil Papa, pur non li piaceva la dimora faceva di retenir ditti Cardinali, et continue mandava a dir al Pontifice volesse lassar el card. Ascanio, et che lui voleva intrar per le feste di Nadal in Roma, le qual si appropinquava, et che dovesseno mandar fuora li Aragonesi soi nemici; tamen li tre legati non restava di praticar accordo. Et in questo medemo zorno, a dì 18, el Re chiamò el secretario di li ambassadori di la Signoria, et dimandò: ch'è de li ambassadori? el qual rispose erano rimasti da driedo per causa di allozzamenti, onde Soa Maestà li disse dovesseno al tutto farli venir, perchè havea da consultar, et etiam volea con loro intrar per le feste di Nadal in Roma. Unde inteso questo da Venitiani, fo scritto che ditti ambassadori con che compagnia potesse, se ben dovesse de li soi mandar in driedo, seguir la persona dil Re, et cussì feceno, che subito andono a trovar esso Re a Brazano, et come fonno zonti, el Re li dette audientia, dicendo: Domini Oratores, datime conforto, et fate la Signoria mi ajuta, che il Santo Pare retien pur ancora el cardinal Ascanio et Prospero Colonna, et vi prometto di ogni mio progresso far partecipe dil tutto quella Ill.ma Signoria. Et cussì ditti ambassadori promesseno di scriver a la Signoria.
Parte di questo exercito, come ho ditto, si divise da li altri, et preseno alcuni castelli, et feceno alcuni ponti di legno sopra el Tevere per passar di là; et zerca 5000 Franzesi in questi zorni, a dì 19 et a dì 22 ditto, corseno fino su le porte di Roma chiamando el duca de Calavria dovesse venir fuora a la battaglia. El qual duca si volse armar, et fece metter in ordine le sue zente con el sig. Virginio Orsini et conte de Petigliano, ma tanto stette a venir fuora che Franzesi, fatto alcuni danni, ritornono ai loro allozamenti.
In questo mezzo a Roma el Papa in castello praticò di accordar che Colonnesi venisse al suo soldo et dil re Alphonso, facendoli gran promissione, et fece certi patti et capitoli con el sig. Prospero Colonna, era lì retenuto.
Et a dì 18 ditto, el Pontifice venne in concistoro con certi capitoli, la substantia di qual è questa. Primo che libere dovesse esser lassato esso sig. Prospero di Castello, el qual prometteva in termene de do zorni andar a Hostia et far che suo fratello sig. Fabricio li daria la terra et fortezza ne le man, la qual lui la consegnaria poi al Papa. Item che restava soldato dil Pontifice et re Alphonso, et questi li promettevano di dar ducati 30 milia a l'anno, zoè do terzi Alphonso et un terzo la Chiesia. Item che 20 milia scudi restava haver de stipendio livrato et promesso dal Re di Franza come suo soldato, libere el Pontifice li prometteva darli de contadi, habuto Hostia. Item che tutti li soi castelli et lochi tolti per re Alphonso siano resi et restituidi a essi Signori Colonnesi, et pagatoli el danno havesseno habuto per l'incursione. Et alcuni altri i quali ad plenum non se intese, ma zurato di mantegnir al Papa quanto havea promesso, et sigillati li capitoli fo lassado di Castello et andò esso sig. Prospero verso Hostia per veder di rehaverla, unde suo fratello mostrò di esser renitente, et al tutto volerla tenir per il Re di Franza. Tamen erano d'accordo, et volevano mantenir la fede data al Re.
Ancora fo lassato el cardinal S. Severino, et mandato per el Pontifice legato al Re di Franza a Brazano, a ciò vedesse di operar quello che li tre non havevano potuto operar et che el Re non dovesse andar più oltra, promettendo di far che re Alphonso li daria tributo annuatim, et che pur si Soa Christianissima Maiestà havesse voglia, come sempre ha ditto, et per il protesto fatto in Fiorenza appar che lui vuol andar contra infedeli a recuperar la Terra Santa, ex nunc esso Pontifice voleva esser causa di far una liga et paxe universale, zoè Soa Beatitudine, esso Christianissimo Re di Franza, la Maestà dil Re et Regina di Spagna, la Ill.ma Signoria di Venetia, lo Ill.mo Duca de Milano, Fiorentini et altri potentati, maxime la Cesarea Maestà dil re Maximiliano eletto Imperator et el Re d'Ungaria. La qual unione esso Summo Pontifice bastava l'animo in brevissimi zorni di far et concluder, ne li quali era posto etiam el re Alphonso di Napoli; et cussì tutti collegadi dovesseno andar alla destrutione di infedeli, posto che dimostrava esso Re haverne tanta voglia et che non volesse esser causa di far cede (stragi) nel Reame di Napoli, et che Alphonso preditto havesse cagion di chiamar in suo soccorso Turchi, i quali si offeriva de venir et venuti mal saria a discazarli: et altre et simele parole, nomine Pontificis et Collegii Cardinalium. El qual Cardinal con Francesco Guidizoni protonotario et alcuni di la sua fameglia se ne venne a trovar el Re, et referito la sua legatione a Brazano, minime niuna cosa ottenir potè, però che esso Re et quelli lo consegliava havea deliberato di acquistar el reame de Napoli, discazar re Alphonso et Aragonesi di quello, metteno li baroni dil Re venne expulsi in loro stato, i quali erano con lui, et tuttavia lo seguiva; et però stette fermo in voler la intrata di Roma una volta, dicendo non voleva offender la Chiesia nè el Santo Pare in niuna cosa; imo, come christianissimo, da quelli la volesse dannizar, ajutarla.
Continuamente si scorsizava fino su le porte di Roma, dannizando el paese, nè in Roma vi poteva intrar vittuarie, et mentre che el sig. Prospero Colonna mostrava di adattar le cose con suo fratello in Hostia, a dì 25 Dezembrio el cardinal San Piero in Vincula con fanti franzesi 350 partito dil campo del Re, intrò in Hostia et messe quelle zente et uno capitano franzese chiamato.... de guerra, el qual fino al presente è ivi a custodia per el Re di Franza. Et subito intrato ditto Cardinal, fonno più costanti che mai fusseno, dicendo non voleva obbedir al Pontifice, el qual non era iure et rite creato, et che oltramontani ancora non li havia dato la ubedientia, come era la verità. Et el sig. Prospero strazò i capitoli fatti col Pontifice, andò in campo dal Re et ruppe la fede data al Papa, dicendo haverla data sforzata per uscir di Castello, et quella prima data a la Majestà dil Re era pura et libera, et quella al tutto voleva observar.
Ancora el cardinal Ascanio vize canzelier fo lassato in libertà, et venne in campo a trovar el Re, et come se divulgaveno erano su pratiche di far liga con tutti li Principi christiani contra infedeli, et trieva tra el preditto Re di Franza et el Re di Napoli, tamen non concluseno alcuna cosa, dicendo el Re come sarebbe in Roma co el Pontifice adatteria el tutto, ne le qual pratiche se interponeva li Ambassadori di la Signoria. Ma el sig. Prospero andò a Marino, castello di suo fratello signor Fabricio, mia X lontan da Roma, et ivi stette con le sue zente.
In Roma era, come ho scritto di sopra, el Duca di Calavria fiol dil re Alphonso con el sig. Verginio Orsini, conte di Petigliano et Zuan Jacomo di Traulzi; in tutto con alcune zente di la Chiesia squadre 55 et fanti 5000. Questo Duca non restava di exhortar el Pontifice a star constante et saldo, et non abbandonar el Re suo padre. Praticavano di intrar ditte zente in Castel Santo Anzolo, pregando volesse scomunegar ditto Re di Franza, et far cruciata contra di lui, et cussì stavano in queste pratiche con gran carestia. Lì eravi ambassador di Alphonso, Antonio di Zennari.