Ancora zonse in questi zorni a Milano do ambassadori dil Re et Raina de Spagna, zoè quelli fonno al Re de Franza, nominati de sopra, et andavano di comandamento dil loro Re al Re de Romani; et dal Duca fonno molto honorati. I quali li notificò di breve doveva venir uno ambassador de Spagna, creato per starvi con sua Excellentia, et za era in camino. Et poi, stati alcuni zorni, verso Elemagna andò, et, per lettere venute a Milano di Savoja, se intese quel corrier andava in Spagna, a portar la nova di la liga, era sta retenuto a Brianzon terra dil Dolphinà da Franzesi, et toltoli le lettere; tamen non fo il vero, et pur andò in Spagna.

A dì 22 April zonse a Venetia, et fo el zorno che la matina fo fatto le cerimonie di la Ruoza d'oro venuta di Roma, come ho scritto, el primo arsil de stratioti, patron Alegreto di Budua, con cavalli 107 de Coron. Et dismontati a Lio ivi fece la mostra, che fo uno bellissimo veder; et ne andava assà persone, et con desiderio aspettavano el resto: i quali veneno tutti, come dirò di sotto. Et fo preso in Pregadi de mandarli a Ravenna, et ivi dovesse star. Et a dì ditto fo creato loro capo, et priore de tutti li stratioti vegneranno, con ducati 100 al mexe, Piero Duodo era Savio a Terra Ferma, et fo spazato in Istria a li altri arsilii dovesseno andar a dismontar a Chioza; et cussì parte andò, altri venne di longo. Stratioti sono grechi, vestiti con casacche et cappelli in capo: varii portano panciere, ma una lanza in mano, una mazoca et la spada da lai (a lato); corono velocissimamente, stanno continuamente sotto di loro cavalli, i qual non manzavano fieno come questi italiani. Sono usi a latrocinii, et continuamente esercitano in la Morea tal exercitii; stanno a l'impeto de Turchi, sono optimi a for corarie, dar guasto a paesi, investir zente, et fedeli sono al suo signor ut plurimum assà... ....; et non fanno presoni ma taglia la testa, et ha per consuetudine uno ducato per una dal capetanio. Manzano poco, et di tutto si contentano, purchè li cavalli stia bene. Et de questi grandissima quantità è sotto el Dominio di la Signoria nostra, et desiderano venir servirla; et questo perchè, portandosi bene, vien fatti cavalieri, et datoli provisione perpetue, morendo li danno a loro figlioli.

In questo medemo zorno, vedendo nostri che niuna potentia de colligati havea più oratori a presso el Re de Franza, et che li nostri erano mal visti, et dimandava licentia; i quali è da saper feveno grandissima reputatione a esso Re; et cussì, a dì 22 ditto, preseno in Pregadi che dovesseno andar a tuor licentia dal Re, e ripatriar per la più secura via potesse, et venisse a Roma. Tamen le strade erano mal secure et li corrieri spogliati, come fo uno dil Pontifice, et l'altro nostro in questi zorni; pur fo expedito la sera el corrier a Napoli, benchè da poi ditta licentia fusse sospesa, per el Consejo di X, et comesso li dovesseno far alcune cosse dil successo sarà scritto di sotto. Et a dì 25, el zorno de S. Marco, che el Prencipe havia fatto solenne pasto consueto a tutti li oratori et zerca 60 patricii, zonse in questa terra Paolo Trivisano cavalier, chiamato da la Dreza, era sta ambassador a Napoli, et era sta tanto a venir per essere stato a la madona di Loreto, per voto havia. Questo al Senato riferite molte cose di quello Reame et successo contro Re Aragonexi, con li qual era sta oratore, Ferando, Alphonso et Ferandino, et etiam di questo Re de Franza. Partì de qui a dì 6 Novembrio 1493, et zonse a dì ditto 1495: ergo era sta fuora mexi XVIII.

A Napoli, el Re de Franza feva preparamenti per partirse, et fece cargar le artegliarie sopra le do galeaze venute con vittuarie da Marseia, come ho ditto, et dove volesse mandare era varie opinione. Altri diceva le remandava in Franza, altri a Yschia. Item fece levar le porte di Castelnovo, che era de bronzo, bellissime, et voleva farle cargar su ditte galeaze per mandarle in Franza et metterle a Paris, a ciò se vedesse queste spoglie ivi a eterna memoria; le qual cosse manifeste indicava si voleva partir. Le zostre e torniamenti era dato principio a dì 20 April, et comenzò a provarsi li zostradori per alegrar el populo; et volevano zostrar a lanza con ferri moladi, tamen se judicava el Re faria taiar le ponte, a ciò li zostradori non si facesseno mal. Ancora in questi zorni zonse lì a Napoli una nave di botte 600, di Andrea Bragadin da San Severo patricio nostro veneto, carga di orzi, la qual fo molto in proposito, perchè li cavalli de Franzesi non haveano che manzar se non erbe, et non potevano più durar. La qual cosa a Venezia fo molto biasemata, licet era andata ditta nave sine consensu di la Signoria nostra, et li orzi fo cargati in Puia. Et è da saper che lì a Napoli se ritrovava mercadante Zuan Bragadin, fiul dil suprascritto Andrea, et vadagnò assà, maxime comprando carne salade in gran quantità e zoie (?) per assà summe de danari et ogii et altre merce. Et ne la Paia era uno altro fiul, chiamato Marco, sì che ditti Bragadin fenno ben. Et Napoletani comenzavano adatarsi con Franzesi; da poi el concluder de questa liga per Franzesi li era fatto bona compagnia, et se niun li feva oltrazo alcuno, subito li deputati per el Re faceva impicar li malfactori, nè più soportava come havia fatto nel principio. Et el Re conclusive feva bona justitia, divulgava non voleva nel ritorno andar a Roma ma passar di sotto via, venir in Romagna, in Parmesana, poi in Aste; tamen tra loro varie opinione era. El cardinal Samallo consejava che 'l Re non se partisse da Napoli, essendo in uno bon Reame, fino le cosse se adatava. Altri variamente lo consejava. Et in questo tempo lì a Napoli se ritrovava oratori veneti, de Fiorentini, de Sanesi et de Lucca venuti a dimandar li ducati X milia che l'imprestono. Et poi a dì 23 ditto dette principio a le zostre. Et era decreto de far tre zostre, italiani, franzesi et sguizari, li qual volevano far loro uno torniamento, et comenzono a zostrar franzesi con lanze molade, taiada la ponta. Et el Re con li Cardinali et soi baroni stava a veder sopra un soler, et non invidò li nostri ambassadori, li qual steteno in caxa. Et corso alcune bote et come erano a presso l'uno zostrando di l'altro, si dovano con spade senza ponta. Ma mentre zostravano Franzesi con Sguizari veneno in parole, sì che messeno man a le arme, et si volevano amazar, onde Napolitani tutti subito fuziteno in le loro caxe et si feceno forti. Questo perchè dubitaveno la terra non fusse messa a sacco, sì come era sta ditto, dubitando non fusse una stratagema. Adoncha dove se zostrava era grandissimo romor; adeo che el Re, vedendo che nè per soi capitani nè per comandi si poteva quietar le cosse, imo se ne amazavano, et fo morti 3 Franzesi et altri feriti, etiam de Sguizari, el Re medemo dismontò di soler e montò a cavallo con alcuni insieme et el capo de Sguizari, et andono tra loro et al meglio potè cessò che non combateno più; et per quel zorno non volse più si zostrasse. Ma pur Italiani tra loro corseno alcune bote, et Italiani zostrono fo questi: Camillo Vitello, don Ferante fiul dil Duca de Ferara, Principe di Bisignano, Duca de Melfi et altri baroni; et a queste zostre non era alcun priexio, ma zostravano per l'honore et alegreza di la victoria dil suo Re. Et el Re vedendo non era Napolitani per la terra, mandò a dir a li capi di Sezi non dubitasseno di alcuna cossa.

Oltra di questo havendo fatto cargar le artegliarie era in Castel, zoè boche 18 de bombarde grosse su le galiaze, come ho ditto, elexe 2000 Sguizari et alcuni Franzesi, et voleva mandar queste do galiaze, 6 nave havia, et altri navilii, a tuor Yschia, mia 18 lontana de lì, et havia tratado dentro, el qual fo discoverto. El re Ferandino za era in Sicilia andato, tamen dovea tornar a Yschia, et per questo el Re non ossava mandar detta armada a Yschia, imo quella retene, nè volse so partisse de Napoli. Ma Ferandino, trovato l'armata de Spagna a Messina, di... caravelle, et lui con 20 galie passò su la Calavria in questo mezo, et in uno loco chiamato la Piana de Terranuova messo le sue zente in terra, prese molte terre, le qual se rendetteno volontarie, tra le qual una terra chiamata Monte Lione et assà altre. Et questa nuova intesa a Napoli, el Re stette molto suspeso, et fu causa de l'indusiar alquanto a partirsi de lì. Et el sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano in questi zorni ebbe la sententia in suo favore, disputando de jure che non fusseno presoni, ma fusse in loro libertà. Et el Re non li volse per questo dar licentia, ma praticava de darli conduta de homeni d'arme 200 per uno, et menarli in Franza. Ancora el cardinal S. Piero in Vincula fu tentato di acordarsi et pacificarsi col Pontifice, et si menava tal pratiche perchè non era in quella amicitia bona con el Re come da prima. Etiam la liga volevano a soldo loro el sig. Prospero Colona con suo fratello, per haver la parte Colonnese, che za era partito di Napoli con parte di le sue zente, et venuto a li soi castelli dolendosi che 'l Re non li attendeva a le promesse; tamen non volse per questo romperli la fede. El Prefetto era amalato a Napoli et el Cardinal de Zenoa vene a Roma a dì... April, et el cardinal san Dionisio zonse a Napoli. Et è da saper che mandando lettere la Signoria a li soi ambassadori a Capua, iterum fonno aperte per Franzesi, sì che le strade erano rote. Quelli di l'Aquila non volse dar el dacio di le piegore al Re di Franza, imo li ribellò; sì le cose comenzava andar contrario.

In Puia acadete che volendo Camillo Pandon, era vicerè per re Ferandino, ussir de Brandizo per scaramuzar con l'altro vicerè francese stava a Misagne mia 8 de Brandizo, et andato più avanti de li altri, corando la lanza, in le fosse de Misagne fo amazato; et cussì morite.

Domente queste cose se fanno, Hieronymo Contarini provedador di l'armada retrovandose a Corphù, et habuto lettere di la Signoria che li comandava a lui et al capetanio zeneral che, statim adunato l'armada, se dovesse redur al Saseno, et mandasse alcune galie verso Puia per inanimar quei populi et sopraveder come si faceva. Unde esso provedador, essendo el zeneral verso Modon, et andato a sopraveder el muolo faceva far al Zante Piero Nadal provedador ivi, et ordinar come havesse a far, etiam andato per far cargar stratioti su li arsilii, li mandò lettere di la Signoria, a ciò si reducesse con l'armada al Saseno, et lui con galie 6 se ritrovava, una di le qual era soracomito Antonio Loredan, et le altre dalmatine, se ne venne di longo verso a Brandizo, et fo la Settimana Santa. Unde, zonto la sera a Brandizo, quelli di la terra cognoscendo era galie di S. Marco fece gran feste, sonando campanon, et la matina poi li vene in galia don Cesare fo fiul di re Alphonso, natural, con alcuni governadori di la terra, usando assà parole, rengratiando assà, però che credevano fusse ivi venuto per far dismontar la zurma et darli soccorso; et che erano presti a far quanto lui comandava, o di levar S. Marco o quello voleva, et che aspettava etiam le galie dil Re suo, et che lui si ritrovava haver 400 cavalli lizieri, et havendo altri 600 cavalli overo 200 stratioti, li bastava l'animo di far voltar tutta la Puia et rebellar a Franza, però che intendeva esser ne le terre 6 over 7 Franzesi per luogo, et che Puiesi si haveano resi per non haver el vasto. A le qual parole el Provedador rispose che l'era venuto a sopraveder, confortandoli etc. Et partito ditto don Cesare di galia, li mandò a presentar alcune cose a le galie. Et è da saper che tra le altre cosse che li disse el Provedador, fo come el capetanio zeneral era con 20 galie et altre vele al Saseno per venirli a dar aiuto, et che advisava dil tutto la Signoria, et ritornò in quel zorno medemo al Saseno, ch'è mia 80 lontan. La qual venuta fo optime, perchè molti di la terra che si volevano render a Franzesi, vedendo galie di la Signoria, deliberorno tenirsi; et cussì si terminò, nè mai si rese. Ma el Provedador mandò di Brandizo Antonio Loredan soracomito con do altre galie dalmatine verso el Faro de Messina, per andar a trovar l'armada dil Re di Spagna ivi era. Quello fece et ivi operò, più avanti intenderete lezendo.

Ma l'ambassador di Napoli era in questa terra, volendo dimostrar vera fede al suo Re, trovò certi danari da Puiesi habitavano quivi, a la summa di ducati zerca X milia, et comenzò a far fanti qui a Venetia, et darli paga di uno mese per uno. Et uno chiamato Hieronimo da Cividal, et Tonin stampador (?) venetiano fece capi di detti fanti. Etiam 200 schiopetieri todeschi con uno loro capo. Et cussì mandò in Histria a far fanti; et fo divulgato voleva far 2000; tamen era la fama, l'efetto fo solum n.º 300. Et nolizò uno gripo de Bernardo Contarini, et una caravella de botte 200 de Puiesi. Et fatto depenzer targete su la piaza di S. Marco con l'arme dil Re con la corona, et di sotto do altre arme. Et le bandiere di ditti navilii era l'arme dil Re con la corona, et di sopra uno Christo che ressuscita, in modo di quello è su li ducati feraresi, in segno et demostratione che per questa liga, mediante la Signoria, el suo Re era ressuscitato. Et fatto che ebbe ditti fatti, andò in Collegio domandando una lettera, che li fusse fatto bona compagnia a questi navilii, et che l'havia fatto qui 1000 fanti, li qual voleva mandar a Brandizo. Unde nostri stete molto admirati, et fatto consultatione preseno in Pregadi di lassarli andar, ma non con navilii nostri; et cussì a dì primo Mazo questi fanti n.º 300 si partite de Lio, et andono a Brandizo.

Et a dì ultimo April zonse in questa terra uno ambassador di re Ferandino, partito al primo dil mexe de Yschia dove era el suo Re, dovendose partir per andar in Cicilia; el qual orator nomeva Joan Charaffa cavalier. Et questo dismontò a presso Hostia, et poi per terra se ne venne di longo. Et a dì primo Mazo insieme con l'altro Zuan Battista Spinelli, andando tamen di sotto, andò a la Signoria, et molto racomandò el Re. Et la causa, per la qual era venuto, fu che era sta ditto a Ferandino, come el suo ambassador qui se ne era partito, et a ciò non restasse la Signoria senza, mandò questo altro, o fusse per altra cagione, non se intese altro. Et poi che stete alcuni zorni, andò dal Pontefice a Orvieto, come dirò di soto, et ivi restò ambassador.

In questi zorni per uno arsil de stratioti zonti quivi, patron Andrea Cingano, cargati a Napoli di Romania, se intese come ditto arsil era capitato a Otranto, el qual novamente si havia reso a l'araldo de Franza; dove li era sta fatto bona compagnia, dicendo quella terra esser al comando di S. Marco, facendoli molti presenti; et che el patron li disse erano XXX arsilii cargi de stratioti che venivano a Venetia, et loro molto alliegri voleva dismontasseno, li dimostrando bona voluntà a San Marco, et che si haviano resi al Re de Franza per paura di non haver el guasto: nel qual loco di Otranto ne la roca era tre Franzesi et in la terra quattro. Questo arsil discargò li stratioti su Lio, et ivi fatto la mostra, et habuto le lor page, andono verso Chioza dove erano altri stratioti che continuamente zonzeva. Et volendo passar a Ravena per le boche di Po, le qual sono cinque mettono im mar, zoè Fornaxe, Frixi, Goro, Volane et Primer; di le qual do è dil Duca de Ferara, zoè Goro et Volane. Or la Signoria scrisse al Duca de Ferara se li piaceva di darli el passo; el qual respose: non solum passo per li stratioti, ma tutto quello voleva et comandava ditta Illustrissima Signoria voleva obedir come bon fiul. Et el zorno de S. Marco a Ferara, nel qual zorno è consueto de far gran cerimonie, vi va il Vicedomino con la bandiera di S. Marco con gran solenità, et el Vicedomino preciede tutti. Et questo anno el Duca in persona vi andò, dimostrando grande amor a Venetiani. Et essendo venuto lì uno secretario de Napoli de suo fiul, subito el Duca lo remandò indriedo, se divulgava per far venir a Ferara don Ferante suo fiul, tamen non fo per questo. Et come per lettere di esso Zuan Francesco Pasqualigo, ditto el cavalier, vicedomino ivi, date a dì 25 April se intese, come sul Ferarese era accadesto una cossa stupenda de notte tempo sora certe possessione, maxime Riam (Ariano) et Crespin, era sta scorzato assaissimi arbori, parte tagliati, et le vide rotte, ch'era cossa mirabile el danno fatto, et in uno loco più di uno altro; unde per Ferara et el Ferarese stavano molto admirati. Et come poi per persone degne di fede havia udito, che molti havia la notte fatto la varda in ditti campi, et pareva vedesse una ombra a modo di homo che andava facendo tal cosse, unde dicono esser una fantasma, et altri volontà de Dio per li peccati cometeno Feraresi, licet nescio qua de causa. Verum est che cussì fo scritto a la Signoria, et letta la lettera in Pregadi, confirmata etiam per lettere di Domenego Malipiero podestà et capetanio di Rovigo, narra che sul Polesene su alcune possessione questo esser accaduto, nè se poteva saper da chi fatto fusse; tamen judicio meo, non era fantasma, ma homeni disposti a far tal danni, come era. Ma ritorniamo a li stratioti. Li quali, zonti che fonno a Lio, de mandato di la Signoria, per Piero Duodo loro provedador li fo dato di prestanza do page per uno, zoè ducati 3 tra loro e 'l cavallo, al mexe, eccetto li provisionati, che hanno ducati 4 over 5 al mexe, i quali fanno provisionati per soi meriti a la guerra di Ferrara del 1483. Adoncha questi stratioti fin qui hanno toccato 4 page, do dal capetanio general quando fanno fatti, et do quivi. Li capi veramente haveano ducati 8 per paga, et questi fece la mostra su Lio, dove vi volse venir a veder Monsignor di Arzenton ambassador dil Roy, et ben tutto considerava. Poi fanno mandati per Lio a Chioza. Ai qual per la Signoria le era, oltra le page, data la biava per li soi cavalli, secondo l'ubligatione era.