Intrata dil Re di Franza in Roma, de ritorno, et quello fece, et come poi si partì.

Vedendo Romani la partita dil Pontifice et Cardinali, chiamato loro consiglio, considerando el Re esser propinquo a Val Montona, elexeno 9 ambassadori i quali dovesseno andar contra Soa Maestà offerirli la terra, et pregar non facesse intrar Sguizari. Et cussì a dì 28 Mazo, a hore 15 si partino; zoè questi: d. Dominico di Maximini, d. Mario Melino, d. Doniso Matruo, d. Stefano da lo Buffalo, d. Incoronato, d. Hieronimo Porcaro, d. Francesco Leno, d. Camillo et d. Evangelista de li Rossi. Et questi andono contra el Re; tamen se divulgava per Roma non voleva venir, non vi essendo el Papa. El castello Santo Anzolo in questo mezo fo coperto di botte piene de terra, zoè el muro lavorato di novo, et fevano grandissime guarde. Li quali oratori, zonti a Marino dal Re, li expoxeno la loro imbassada; et el Re li rispose poche parole; poi zonse Sammallo cardinal, et suplite, nomine regio. Et a dì 29, a hore 23, do de ditti oratori, zoè d. Dominico di Maximini et d. Francesco Leno ritornono in Roma con el sig. Prospero Colona, per metter ordine de li alozamenti et vittuarie da esser date a questi Franzesi; li altri 7 oratori rimase col Re. El Re era arivato a Val Montona, et la Domenega, per non esser uso a cavalcar, ivi riposò, et volse venir pacificamente senza molestia de alcuno, et fo contento non intrasse Sguizari in Roma, et disse voler star 3 o ver 4 zorni et non più in Roma, et diceva haria habuto grato di parlar col Papa. Era zonto per la via di Hostia vituarie in Roma di grani, vini et orzi. Et poi la matina, fo 30 ditto, questi do oratori con li governadori, conservatori et il signor Prospero si congregò insieme a consejo, dove fo chiamati li fornari, mazillari et quelli vendevano vittuarie, et ivi messe ordine per il modo dil viver de questi Franzesi, a ciò che senza danno nè molestia di alcuno potesseno passar, sì come era la volontà regia; nè volseno alcuno habitasse in caxa de Romani, ma solum de prelati et in caxe vuode; et questo per non far dispiacer al populo; et ancora con el reverendissimo cardinal Legato fo decreto el Re alozasse in palazzo dil Papa, et tutta l'altra zente in borgo; et el signor Prospero rimase a disnar con Soa Signoria.

In questo zorno, a dì 30 Mazo, intrò in Roma el cardinal San Dyonise, et tutto quel zorno non fece altro che intrar Franzesi 24, 60, 100, 200 et 250 al trato, benissimo in ordene; et veneno quietamente: et in quell'hora fo mandà uno bando che, sotto pena di la vita, non entri alcuno in caxa di persona niuna, senza licentia di ditto Cardinal S. Dyonisio. Don Ferante fiul dil Duca di Ferara intrò el zorno avanti sul tardi, et alozò in caxa dil cardinal Ascanio; et la notte, Sabado a dì 30, alcuni Sguizari andorono (fo ditto non esser di la compagnia dil Re) et messeno a saco certe caxe de Roma a presso la caxa dil cardinal di San Severino et a presso San Jacomo di Spagnoli, et hanno morto uno medico spagnol. Li Spagnoli si scondevano, et la terra era in gran spavento. Introno in la segrestia di la chiesia di Santa Maria Mazor, et fece assà danno d'alcuni arzenti. Ma la Dominica mattina el sig. Prospero, inteso questo, montò a cavallo con alcuni Franzesi, et mandò a cercar quelli havia fatto tal danni, et fece drezar un gran paro de forche in campo di Fior, et ordinò fusse impicati do, dicendo la volontà regia era non fusse fatto violentia nè danno a persona alcuna, et, si alcuno farà, saranno apicati. Et cussì a hore 23 fonno li ditti do apicati. Franzesi diceva non era ben fatto far in Domenega justicia, et lui rispose: di ogni tempo si vuol et diesi (si deve) castigar li ribaldi.

A dì primo Zugno da matina comenzò a intrar zente franzese, et durò fino a hore 21; el forzo passò per campo di Fior, per Castello parte et Ponte Sisto transtyberim, et carete 60 de artigliarie di ogni qualità, grande, mediocre et piccole; et come vidi una lettera di Roma, l'exercito dil Re tra Sguizari et pedoni, homeni de fati zerca 4000, homeni d'arme 800 in 900, arcieri con li cavalli lizieri et la sua guardia fino a la summa di 5000, fin 6000 persone inutele. Li Sguizari erano bandiere X et mal contenti non havea habuto danari za do mexi, et el Re li promise de farli ricchi in questo ritorno, mettendo a sacco qualche città; in tutto non passava cavalli 12 milia. Et col Re veniva el sig. Virginio Orsini et conte di Petigliano con grandissime guardie, bona custodia, per condurli in Franza; et a hore 21 el Re intrò in mezo di do cardinali San Piero in Vincula et San Dyonise; poi driedo el cardinal di Zenoa in mezo di do signori. Era vestito di restagno d'oro et uno cappello in capo; fece la via per Ponte Sixto, et volse alozar in palazo di San Clemente et non in quello dil Papa, dicendo non voleva far despiacer al Pontifice; et prima dismontasse a lo alozamento andò a visitar l'altar di S. Piero. Li venne contra verso il borgo el cardinal Legato et li offerse el palazzo a Soa Majestà, dicendo el Pontifice era contentissimo, et che per questo Soa Beatitudine era partita per darli ogni comodità; ma lui non volse, et questo fo de Luni; et fo dato ordine la matina de far cantar una solenne messa in la chiesia di S. Piero: se divulgava la canteria el Legato predito. Or el Re, pur dolendose di l'absentia dil Pontifice, subito mandò a Orvieto do soi ambassadori, come dirò scrivendo dil Pontifice, a dimandar li voleva parlar; et prima li mandasse, mandò a tuor salvo conduto di mandarli. Et benchè el Re havesse promesso di non lassar intrar Sguizari, pur li introno, et Franzesi comenzò a perseguitar Spagnoli, adeo che non si vedea uno Spagnol in Roma; et Franzesi andò a la caxa dove habitava l'ambassador nostro, et voleva averzer la stalla per tuor el feno et metter li soi cavalli. Ma el patron de chi era la caxa, di primi de Roma, difese; et intervenendo el sig. Fabricio Colonna, che fece star davanti la porta alcuni de soi, dicendo ditta caxa era data a lui; et cussì Franzesi restono di far altra movesta. Era con el Re Zuam Jacomo de Traulzi. Or el zorno driedo, a dì 2 Zugno, el Re mandò parte di le sue zente a Isola, che è uno loco dil sig. Virginio Orsini, et la notte a hore cinque principiò per la Via dil Populo et parte per la via di San Piero, zoè di la porta. Ma Romani in questo mezo, el Marti da sera, feceno ogni cossa pregando el Re dovesse liberar el sig. Virginio et conte di Petigliano. Et el Re li rispose voleva menarli con lui fino in Aste, poi li libereria. Et il Mercore a dì 3 Zugno a hore 10, el Re, aldito messa in San Piero, venne a li gradi de S. Piero acompagnato dal Legato, dove tolse licentia, et montò a cavallo et ussite fuora per la porta di San Piero, per andar a la volta de Viterbo, poi a Pisa. Demum se divulgava lì in Roma anderia a Zenoa a remetter el Cardinal et domino Obieto nel Stado. Et 4 cardinali el seguite, zoè S. Piero in Vincula, Zenoa, S. Dyonise, et Samallo. Or el Re andò alozar a Bachano, poi andò ad alozar el Zuoba a Viterbo mia 40 da Roma et 60 da Siena. Et è da saper che 'l sig. Prospero e Fabricio Colona rimaseno con le sue zente a Roma, et poco da poi Prospero voltò al Re preditto. Tamen Fabricio stete fermo con esso Re a suo soldo. Li cardinali Savello et Colonna erano a' loro castelli; li Vitelli nel Apruzo, et il Prefetto a Sinegaia; et el Re celerava molto el suo camino; et al tutto se judicava volesse andar a Zenoa. Et quello di lui seguirà, scriverò. Ma dil Pontifice scriviamo.

Partita dil Pontifice et Cardinali da Orvieto et come andò a Perosa.

Essendo el Pontifice partito da Roma et venuto a Orvieto con 20 Cardinali, et il Re intrato in Roma, a dì 4 Zugno venne ivi uno ambassador dil Re preditto, chiamato Peron de Basser, el qual fo quello che essendo in corte dil Roy venne in Italia et a la Signoria nostra, come scrissi di sopra, a dimandar el passo et la lianza; et per questa impresa venuto in gran reputatione a presso el Roy et dil suo consejo. Et dito Monsignor venne con trenta cavalli benissimo in ordine dal Pontifice, et habuto audientia, expose dapoi la salutatione che 'l suo Re havia molto a caro di parlar a Soa Beatitudine, et se doleva di la sua partita, et voleva esser bon fiul di Santa Chiesia, sì come era sempre stati li soi passati. Ma el Pontifice li rispose sapientissimamente, et poi con reverendissimi Cardinali considerando et oratori, il meglio esser partirsi de lì et negarli di voler parlarli, el qual Re era mia XX lontano de lì, a Viterbo, perchè venendo con exercito harebbe convenuto far quello el dimandava di la investitura, et non li volendo parlar, in Orvieto non erano molto sicuri, etiam per la carestia, et cussì deliberò de partirsi da Orvieto et venir a Perosa terra fortissima. Et a dì 3 ditto a hore 22 zonse lì a Orvieto do ambassadori dil Re de Romani, zoè uno di qual è qui stato in questa terra, et havia commissione di l'archiduca di Bergogna suo fiul.

Venerdì 5 ditto el Pontifice et Cardinali con tutta la corte de matina a bona hora se partì da Orvieto per andar verso Perosa, et cavalcò el Papa zerca mia X parlando con l'ambassador dil Re de Franza, el qual lo andava persuadendo non si dovesse partir etc. Ma pur (vedendo) el Papa constante, ditto orator tolse licentia, et ritornò dal suo Re, el qual in questo zorno a hore 22 era intrato in Viterbo, et dovea star fino el Luni, però che, per esser la Domenega el zorno de Pasqua, zoè la Pentecoste, non cavalcava et stava a riposarsi lì in Viterbo.

Ma el Pontifice seguite el suo camino, et alozò la sera mia 15 da Orvieto, a uno loco ditto el Castel di la Pieve, et le zente d'arme veneno ad alozar a Monte Lion; poi la matina, fo Sabato, se partì et venne in Perosa; et le zente d'arme (per) mia do si messeno per ordine su la strada, et fece do ale che fo bellissimo veder, et el Papa zonse a hore 22. Poi tutti se aviono a montar su la terra, la qual è montuosa et difficile ad ascender; andono processionaliter a San Piero, dove era tutto el clero, et el modo fo questo. Li primi fonno Alexio Becaguto capetanio de li Stratioti di Mantoa con 100 Stratioti, Zuannato Bardella capo di balestrieri di Mantoa con 100 balestrieri, Zuan Greco con 100 balestrieri, Jacomazo da Venetia con tutti li soi. Poi Cesare Conte et altri di la Chiesia con cavalli lizieri; poi le fantarie o provisionadi di la Signoria, poi quelle de Milano, tertio quelle di la Chiesia; poi le zente d'arme dil Papa sotto diversi condutieri, zoè Bortholomio Dalviano, Zuan Battista Conte, el fiul dil conte di Petigliano con alcuni altri, zerca homeni d'arme 300; poi venne la guardia dil Papa con li soi capetanei, fo di le persone da 7000 in suso in tutto; et venne da San Piero fino al palazo di Signori in piaza. Successe poi li XX Cardinali et el Papa sotto uno baldachino condutto, circondato da tutti quelli di la terra; et prima li oratori, juxta el solito. Fo bel veder: era le fenestre piene de done, et le piaze di populo. El conte Zuane Drivandino et Soncin Benzon restono da driedo, perchè erano a la custodia dil Pontifice; et cussì el Papa alozò in palazo; li altri Cardinali, oratori et prelati in diverse caxe in la terra.

A dì 7 Domenega, fo el zorno de Pasqua, el Papa ussite di palazo. Prima venne fuora di la camera aparato in pontifical, tenendoli la coda Hieronimo Zorzi orator nostro. Zonto in sala con li Cardinali, montò in cariega, et fo conduto in capella, zoè in chiesia; et ivi fo cantà una solenne messa. El Papa havia al montar in cariega el pivial et la mitra, ma non el regno. Finito la messa, volendosi partir, molte donne perosine, ornate al loro modo et assà formose, andono a voler basar el piede a Soa Santità; el qual persuaso dal cardinal S. Severin et Valenza stete fermo. Et cussì le andono a una a una, circumdate de preti etc. Poi fo publicà la indulgentia, che chi era stato a quella (messa) contriti et confessi, havesse plenaria indulgentia di soi peccati. Et è da saper che nel intrar in Perosa, el Papa era portato et avanti de lui el corpo de Christo, juxta il consueto de Pontifici, che sempre dove cavalca porta el corpo de Christo con lui. Et fo fatto grandissima festa per Perosini, benchè el zorno avanti quel populo era stato in arme per causa di le parte, come ho scritto di sopra, zoè Bajoni et Odi al presente sono fora ussiti. Capo et principal in la terra è il signor Simoneto di Zuan Paulo Baioni, et, si non fusse queste parte, Perosa sarebbe perfettissima terra, ma sempre stanno in remori et portano spade nude sotto li mantelli. Li Bajoni sono favoriti da Orsini et Odi da Colonnesi; et ogni zorno corono fino su le porte, adeo non lassava intrar vituarie, et però vi era gran carestia, sì etiam per esservi le corte. Et el Pontifice terminò de non partirse fino non vedeva di assettar quele discordie. Questa legatione havia habuto el cardinal Grimani, ma, essendovi el Pontifice, non potè usar alcuna sua jurisditione. Za non era zonto a l'orator nostro la deliberation dil Senato, quando el Papa se partì da Orvieto, che li offeriva ogni terra nostra, et dovesse venir in qua, dove li piaceva, et fino a Ravena, si pur el Re lo volesse perseguitar. Et questa nova dil zonzer a Perosa venne a Venetia a dì X ditto.

Quello successe in diversi luogi.