A dì 22 ditto fo retenuto per el Consejo di X uno Joan Martinis, cathelano di Barzelona, el qual era venuto pochi zorni avanti in questa terra, partito di Roma avanti el Re v'intrasse, et el Papa se spartisse. Questo andava vestito assà bizaramente per Rialto, con gran seguito de Patricii et altri, perchè lui publice rasonava molto di queste guerre et perturbatione de Italia, dicendo era stato con XVI Re, 4 Pontifici, 70 Cardinali et con molti Re et Signori havea grande familiarità, come era il vero, per esser faceto, era di bon parlar, mostrava haver gran inzegno. Or dubitando i Cai di X non fusse spion, con bel modo fo mandato per lui dove alozava, a caxa di alcuni spagnoli, dicendoli venisse a parlar col Prencipe. Et, venuto, fo retenuto et collegiato, et tocò a questi: Francesco Foscarini da San Lorenzo conseier, Lorenzo Venier cao dil Consejo di X, Lunardo Grimani Avogador de Comun, et Polo Trivixan kav. inquisitor dil ditto Consejo. Et andati in quel'hora in camera, et examinato, et cussì la mattina cognossendo non esser in dolo, a dì 25 ditto fo lassato, admonendolo non parlasse più de Stadi. Questo stete alcuni zorni in questa terra, poi si partite.
In questo zorno venne lettere di Spagna di 29 Mazo da Burgos dove era el Re, et se intese la nova di la morte dil Re de Portogallo non esser vera, imo stava benissimo; et che in Spagna se feva preparamenti a la guerra, et che rompendo nostri di qua loro romperiano di là.
Ancora zonse lettere di Elemagna, de li oratori nostri al Re de Romani, di 12 di l'instante, narra come la dieta non era ancora compita, et che era capitoli 120, de li qual mancava 40 a consultar, tamen li più facili; et di brieve saria expedita. Et compita, el Re faria pensier de vegnir in Italia, et voleva mandar el Duca de Saxonia con 500 cavalli et pedoni in Italia in aiuto di la liga, et za erano partiti do soi capetanei per venir a la volta de Milan; uno chiamato d. Sigismondo Belsperger, l'altro d. Federico Chapeler, i quali fevano el camin de Cuora. Item che tutti Sguizari erano venuti a Milan, havendo stipendio dal Duca et non dal Re de Romani come si judicava, sì che poco aiuto ebbe la liga da Maximiano. Item come esso Re et quelli consultori, havendo trovato un modo de haver ducati 800 milia con picola angaria universal in Elemagna, et ditta quantità haveria questo anno, sì che, havendoli, porà venir in Italia.
Da Bologna venne lettere come el magnifico Johanne Bentivoi era fermissimo in far ogni cossa, non atendendo a quello li mandava a dir el Re de Franza; et suo fiul Hanibal con la sua conduta era in ordene de partirse a dì 27 et vegnir in Parmesana, et cussì etiam li Stratioti 500 et le zente di Romagna vegneria in Parmesana, et non havea ivi più bisogno; tamen intendeva in Bolognese dovea vegnir alcune squadre franzese; le qual venendo, esso magnifico Johanne medemo voleva andar a investirli; et per tutta Bologna se cridava: Marco! Marco! Al contrario de quello fevano Ferraresi, i quali usavano stranie parole contra nostri, come per lettere del Vicedomino se intese. Item è da saper che Stratioti erano lì in Bolognese alozati in una pianura a presso Castel San Piero sora una acqua chiamata la Scheza mia 12 lontan da Bologna, et ivi steteno 13 zorni. Hor habuto lettere, Piero Duodo provedador di la Signoria dovesse quelli condurli in Parmesana, unde subito montò a cavallo, et con li Stratioti numero 800, a dì 21 Zugno intrò in Bologna, et fo honorifice ricevuto con grande alegreza di la terra. Et in questo medemo zorno li altri Stratioti con Bernardo Contarini intrò in Milan, come dirò di sotto. Et est mirum che in le terre cussì fatte, como Milan et Bologna, uno die, varietà de Stratioti intrasse in le ditte città, e tutto el populo de Bologna corse a vederli, et, fato la mostra, ricevuto le paghe, veneno verso Parmesana el zorno da poi, non havendo fatto alcun dispiacer dove erano stati; et Bolognesi se laudavano.
Adoncha a Milan, a dì 21 ditto, zonse Bernardo Contarini con Stratioti numero 635, et con gran fatica li condusse, et se partì de Crema, però che volevano dui ducati de più per uno; et el Duca li mandò a prometter ducati uno de più, sì come scrissi di sopra; ma Stratioti non volseno promesse ma danari; et fo necessario a Bernardo Contarini loro ductore impegnar li soi arzenti per darli quel ducato de più per uno, et haveno la paga a Crema, et se partino insieme con quattro siniscalchi dil Duca erano venuti a solicitar la soa venuta, et partì da Crema a dì 21 ditto, veneno mia X ad alozar a Lodi, et benigne dal commissario de Lodi fo ricevuto, offerendose da parte dil Duca; poi, disnato, se partino a hore 18, et a le 22 hore introno in Milan, che era mia 20, et zonti a presso el borgo, li venne contra quatro de primi dil Duca con do nostri patricii erano andati a veder quel campo, zoè Piero Bragadin et Homobon Gritti, et in tutto el borgo era pien de populo venuto a veder Stratioti a loro inusitati et novi a vederli. El Duca et la Duchessa montono a cavallo con la soa Corte et veneno su la piaza per veder ditti Stratioti, et fece gran carezze a Bernardo Contarini; et volendo quello tuor licentia, el Duca li fece dir havia a caro Stratioti corresse un poco. Et cussì fo fatto correr con le lanze et maze de ferro con gran piacer dil populo. Poi andò a li alozamenti nel barco, dove era preparate tavole a torno per dar a manzar a li Stratioti; et Bernardo Contarini alozò in caxa di l'orator nostro; et poi el zorno driedo a hore 4 di notte se partì per andar a Vegevene insieme con li do patricii sopra nominati con grandissima pioza, che arivò a hore 18; li venne contra el capetanio sig. Galeazo di San Severino et sig. Fracasso et Antonio Maria di San Severino, el sig. Nicolò da Corezo, el conte Hugo di San Severino, el conte Scaramuza di Visconti et altri cortesani, et con gran festa receveteno Stratioti et acompagnò Bernardo Contarini fino al suo alozamento nel borgo de Vegevene. Et el campo franzese era za venuto in campagna, alozato tra questi lochi... nel qual, come se divulgava, era homeni d'arme 350, arzieri a cavallo 1000, cavalli lezieri 1000, et fanterie zerca 8000, et scorsizavano prima fino a presso Vegevene. El campo duchesco, come per lettere dil preditto Bernardo Contarini se intese, era homeni d'arme 800, fanterie 3000, cavalli lizieri 100 et li nostri Stratioti; i quali zonti detteno gran reputatione a ditto campo; et Franzesi si hebbeno paura. Ancora aspettava 3000 Elemani, et a dì 23 ne zonse 400 benissimo in ordene.
In Novara era gran carestia, et el Duca de Orliens volse metter una angaria dil sal a li populi de Novara; ma Opizin Cazabianco, fo quello lo havea introdotto dentro, li disse: Signor, non far, per non te tuor el populo nemico; et cussì non fece altro. Tamen se intendeva era volonteroso de poner angarie a Novaresi, et el Duca de Milan feva al presente el contrario; usava umane parole a li cittadini, et fece uno editto, che tutti quelli che conducevano in termene di 3 zorni vittuarie in Milan, zoè vini, formenti, et altro, potesseno portarle senza pagar nè dacio gabella nè intrada. Et questo fece a ciò vittuarie fusse menate in Milan per quello poteva occorrer, havendo i nemici propinqui; i quali in questi zorni preseno do lochi dil Duca preditto vicini a Novara, chiamati Villa nuova et Caxicol, non però molto da conto, et si reseno a patti. Et benchè non sia a proposito pur qui voglio scriver, che uno maistro Ambrosio de Rosate, medico et summo astrologo dil Duca de Milan, dal consiglio dil qual el Duca nunquam se parte, imo tutte le sue cosse fa per hora astrologica data per ditto maistro Ambrosio; et è mirum quid la fede li presta. Or questo disse al Duca, come a dì 29 Zugno el Re de Franza harebbe una gran rotta, la qual cossa poco radegò; che a dì 6 Luio seguite la battaglia, et fo fugato dal nostro exercito, come scriverò di sotto.
A dì 23 ditto venne lettere di Marchiò Trivixan provedador in campo, date di là di Oio; et se intese come la Domenega passata, fo 21 dil mexe, col nome de Christo le zente d'arme havia dato principio a passar Oio, et alozati sul Cremonese in uno loco ditto Larzira, eran squadre 55 et fanti 5000; et che 'l provedador Pisani non era ancora zonto in campo, et el Governador con alcune squadre non era passato e temporizava de passar, aspettando el resto di le zente, perchè el campo se ingrossasse più; le qual zente di hora in hora zonzeva, et non solum li soldati stipendiati, ma etiam molti altri senza alcun stipendio, per far vadagno et per aquistar fama, a loro spexe andono in campo, et questo per li gran butini conduceva con lui el Re de Franza. Adoncha el campo nostro a dì 22 seguite tutto a passar Oio lì a Seniga, el Governador et Provedador con tutto el resto, et andono a la riva de Po dove era fatto el ponte per el Duca de Milan de sotto de Cremona zerca mia 5, et fatto in quel zorno mia 28, zoè perchè la riva de Po è mia 22 di Oio, et Fontanelle di là di Po, dove andono ad alozar, è mia 4; et cussì el Governador volse in quel zorno passar etiam Po. Et mentre passavano l'exercito, el Provedador notificò di questo la Signoria; et come el conte Ranuzio del Farnesio et el conte Bernardin Fortebrazzo erano con le loro condute benissimo in ordene andati un poco avanti di là de Po degli altri, et volevano andar a trovar el Conte de Caiazo a Pontremolo per essere più presto loro ivi che 'l Re, et che haveano ditto, si sarebbono avanti el zonzer de Franzesi, sine dubio prometevano al Governador di haver vittoria. Di la riva di Po a Pontremolo, era mia 40 et più. Et che tutte le zente andavano molto vigorosamente per causa di haver li cariazi dil Re, come speravano. Et poi, a dì 28 per lettere di 25 da matina, nostri fo certificati come per tutto quel zorno harebbe l'exercito passato, andando più propinquo a Pontremolo che podesseno, et che erano cavalli 6000 et 6000 fanti, aspettando con desiderio le zente di Romagna et li Stratioti, et che 'l Conte de Caiazo havia mandato a dimandar 600 fanti, parte per meterli a quelli passi di Pontremolo, parte per mandar a Zenoa; el qual li havea mandati. Et che esso Conte, per quanto intendeva, non havea più di 7 squadre. Adoncha la Signoria nostra bisognava esser et fusse quella che a tanta impresa et a Franzesi con il suo exercito ostasse.
Et da Milan in questa matina di 23 ditto venne lettere scritte di 20 di Zenoa, che a dì 19, zoè el zorno avanti, acadete a la Speza, ch'è una forteza su quella riviera, che venendo 500 cavalli et 200 fanti di quelli erano a Pietrasanta, Serzana et Serzanello, pur de Franzesi et sequazi dil Re, insieme con Alexandro de Campofregoso, fiul secondo dil Cardinal di Zenoa, però che 'l mazor, chiamato Fregosino, era preson in Aste con taia de ducati 8000, come ho scritto di sopra; hor ditta zente, havendo qualche intelligentia con la soa parte, contraria de quella al presente domina Zenoa, veneno per tuor ditta fortezza, la qual era ben custodìa, ma non potè haver effetto loro disegni; imo li custodi fonno a le man con quelli, et li rebatete, morti zerca 40 cavalli. Et questo fo segno di la fede de Zenoesi. La qual Speza è lontan di Zenoa mia 60, et cussì tornono senza haver operato nulla. Et ivi, tra la Speza et Porto Venere, era di Zenoesi nove galie et do nave armate con li danari nostri et de Milan. Et, seguito tal cossa dil rebater de li nemici a la Speza, el Governador et comissario dil Duca advisò a Milan, et cussì per lettere di l'ambassador nostro di 21 a hore 16 se intese, et zonto qui a nona, et che Zuan Alvixe dal Fiesco, fratello di Obieto prothonotario, era in Zenoa, havia scritto al Duca voleva esser fidelissimo, et Soa Excelentia non dubitasse per esser suo fratello col Re de Franza; et se divulgava el Re voleva mandar mons. di Brexa con alcune zente contra di loro; li qual se difenderiano gajardamente. Et el Governador dimandò 500 Sguizari et 1000 fanti; et questo perchè dubitava di certo passo, et però voleva ponerli custodia. Et el Duca scrisse in campo, vi andasse 500 fanti. Et el provedador, parendoli haverli dato assà, scrisse a la Signoria che era mal desminuir le forze di l'exercito. Pur deliberò che Piero Schiavo contestabele, a dì 27 ditto, de campo se partisse, et andasse a la Speza, mia 30 lontan de lì: tamen, per quello successe poi, non andò.
A Bologna lettere continuamente zonzeva di la vera fede dil magnifico Joanne Bentivoi et Bolognesi, el che 'l Re havia mandato da Pisa lì uno messo a dimandar consejo a esso Bentivoi, qual via havesse a tenir; et che gajardamente li havia risposo che dovesse pacifice amicarsi con la Illustrissima Signoria et Stado o vero Duca de Milan: conclusive, che Bologna era prontissima a far ogni cossa contra Franzesi, et el secretario nostro ben visto et molto carezato.
A Ferrara el Duca, vedendo el grande exercito preparava la Signoria, dubitando che, compito ste cosse de Franza, non fusse quello havesse a patir danno per li portamenti soi cattivi, in questi zorni scrisse a suo zenero Duca de Milan, come, vedendo la tyrania dil Re de Franza usata in Italia, maxime a Siena, et metter di lochi di la Chiesia a sacco, era disposto di darli ogni aiuto, et li prometteva mandar in campo, per recuperation de Novara, homeni d'arme 100 dil suo, et bisognando anderia in persona in campo contra esso Re, et che non dubitasse non li daria passo nè vittuarie, tamen non era da fidarse. Et pur el presidio nostri teniva sul Polesene mai volse cavarlo, dubitando esso Duca non facesse qualche novità; et ben che 'l promettesse di esser contrario al Re, pur so fiul don Ferante era con ditto Re. Et quello fece a tempo della battaia, lezendo intenderete di sotto. Et pur se divulgava li daria passo per la via de Grafignana vicino a Lucca, dove el Re se trovava. Et intendendo questo, el Duca mandò per Zuan Francesco Pasqualigo dottor et kav. vicedomino nostro lì in Ferrara, dicendo come l'intendeva de qui se diceva le tal parole, ma che la Signoria non dubitasse di alcuna cossa, che mai li daria passo nè niun aiuto, imo, volendo nostri, si armeria, cossa che za havia deliberato più de non exercitar; et che lui et le sue zente offeriva a comodi di questa Illustrissima Signoria, di la qual voleva esser bon fiul.