A dì 26 Zugno da matina zonse uno gripo da Corphù con lettere di Alvise Sagudino secretario a Costantinopoli de li 26 Mazo, narra come l'armada dil Turco non era per uscir questo anno fuora, et che 'l feva lavorar le galie, ma non con quella sollicitudine el faceva per avanti, et che molti homeni che erano venuti a la Porta per tuor paga et andar su ditta armada, i quali el Signor li havea licentiati, et havia fatto vender le farine et biscoti era sta preparadi per ditta armada; concludendo pro nunc nostri non dubitasse de armada turchesca. Et che 'l Signor havia inteso che 'l Marchexe de Mantoa havea dà certa rotta al Re de Franza. Demum che ditto Re havea preso Ravena, et danizava la Signoria, di la qual cossa molto se doleva. Et mandò per ditto secretario, et li disse quello havia inteso, et che li dispiaceva summamente, et che lui offeriva in aiuto nostro 25 milia cavalli et 50 galie ad ogni richiesta contra questo Re de Franza, et li comesse cussì scrivesse.

Come el Re de Franza partito di Siena andò a Pisa et Lucca, et quello fece.

El Re de Franza in questo mezo partito di Siena, come ho scritto, venne a Pogibonzi, loco di Fiorentini, et ivi per li soi fo fatto assà danno a li habitanti. Et a dì 20 Zugno, prima che 'l Re, intrò in Pisa el cardinal Samallo, ma non....; ancora intrò in Pisa el Cardinal de Zenoa et monsignor di Brexa con alcune zente; et questi tre veneno per andar verso Zenoa come dirò di sotto. Et el Re poi, a hore 20 a dì 20 che fo el Sabo, intrò in Pisa con grandissimo honor de Pisani; et le soe zente messe a sacco la caxa dove habitava in Pisa Lucio Malvezo capetanio de Pisani ivi mandato per el Duca de Milan; questo perchè avanti el Re vi intrasse, ditto Lucio dubitando di quello li saria intervenuto, venne col suo meglio che potè ad habitar a uno castello sul Pisano chiamato Cassino et ivi stete fino el Re partì di Pisa; tamen have danno assà de questo metter a sacco. Adoncha el Re non volea andar a Fiorenza, et in questi zorni li mandò a richieder a Fiorentini do cosse: la prima che li mandasseno in suo soccorso, per augumentar el suo exercito, Francesco Secco era a loro soldo con homeni d'arme 100; secondo li dovesseno prestar ducati 30 milia. Et mandò uno so ambassador a dimandarli li danari, che almanco li desseno ducati X milia, et di questi danari pagar 200 muli da soma per li soi cariazi. Ma Fiorentini, fatto loro consegli, risposeno: prima, che non haviano zente da mandarli, ma che volendo Francesco Secco per soldato de Soa Majestà, ge lo concederiano; et che danari non havea, et la terra era in gran bisogno, et manco vi era muli; ma ben pregavano Soa Majestà li volesse render le sue terre, come la razon et li capitoli voleva. Et poi, per lettere di 22 da Fiorenza dil zeneral camaldulese a la Signoria, se intese che Fiorentini havia mandato al Re ditto Francesco Secco con 80 homeni d'arme; el qual era andato molto volentiera; et che 'l Re pur voleva li ducati X milia, ma Fiorentini non li voleva dar, pur havia etiam mandato alcune some, et che a hora che 'l Re era passato senza venir in Fiorenza nè darli noia, haveano licentiato le zente di la terra, zoè quelle dil contado, che ritornasseno a loro habitatione; et che Fiorentini si adherirebono a la liga, si vedesse quella tutta esser d'un pezo.

Et el Re, deliberato de starvi poco in Pisa, subito aviò le sue zente verso Serzana, per vegnir a la volta de Pontremolo; ma in questo mezo volse prima andar a Lucca, et era openione de molti che a Pisa facesse cargar li soi cariazi su la soa armata ivi era, et etiam le 8 galie conzate a Napoli per monsignor di Mompensier vicerè, come per lettere di Lunardo Anselmi consolo nostro in Napoli date a dì primo Zugno se intese, et d'indi non si hebbe lettere da lui fin questo zorno, per esser le vie rote; la qual armada era lì in porto de Pisa. Et per saper quello è necessario, questo Re, inteso el grande exercito faceva Venetiani, et passato in Parmesana, el qual saria de persone più de 30 milia, molto celerava el suo camino per esser a Pontremolo avanti tutto el campo nostro fusse in ordene, ma non potè esser sì presto che nostri fonno avanti; qual via volesse tenir non se intendeva, per non esser oratori nè dil Pontifice, nè di la Signoria, nè de Milano; et essendo a Serzana poteva far tutte queste vie per andar in loco securo verso Aste. La prima quella de Zenoa, però che tutta questa cossa consisteva in haver Zenoesi, li qual fonno fidelissimi a la liga; pur dubitaveno nostri di la Speza molto, ch'è mia 12 da Serzana. L'altra era una via in Lucchese, a Castelnuovo et Grafignana, dil Duca di Ferara, per vegnir in Modenese; la qual via non era molto bona da condur exercito per li monti assà aspri. L'altra via era una fece el signor Ruberto di San Severino, quando col signor Ludovico, al presente duca de Milan, ritornono in Milan, i quali erano in Toscana, andono prima in Lunesana, poi in Valmagra, e dismontono li monti a la Fraschea sul Tortonese, la qual via si chiama Monte 100 †, et pol etiam referir a le capane; ma questa è molto saxosa, arida et angusta, nè si poi passar ditti monti senza gran pericolo, et maxime a uno monte chiamato....., et a questa via el Duca de Milan mandò alcuni fanti a certi passi, però che X fanti sono bastanti a tenir ogni gran exercito. L'altra via è quella de Pontremolo, et questa elexe el re per la miglior, ch'è lontano Pontremolo da Pisa mia 60, dove era una forteza che si convegniva passar per mezo, et el Duca li havea messo a custodia 2000 fanti et soi comissarii, etiam el conte de Caiazo vi dovea esser, come ho scritto di sopra, et passato Pontremolo el Re conveniva vegnir mia.... per monti, fino al descender in uno loco ditto Fornovo, per andar poi su la via Romea va a Piasenza et in Aste: sopra i qual monti era tutti questi castelli Berce, Belforte, Petra, Mogliana, Caxego, Tarenzo et Fornovo vicino a Carona etiam borgo in una valle chiamata la Sporzana; ma pur qual via volesse far el Re non se intendeva per nostri, tamen per essere questa de Pontremolo la miglior, el nostro exercito ivi si pose, alozati a la Gierola, come dirò di sotto.

Da Bologna lettere di 24 zonte a dì 26, venute in hore 30 per le poste, notificava aspettavano le zente de Romagna per mandarle in Parmesana, et etiam la conduta dil Duca de Gandia, et Signor di Rimano, el qual era in camino et veniva di longo, et che era venuto lì uno ambassador de Fiorentini a ringratiar Bolognesi et il magnifico Johanne di la offerta li haveano fatto di aiutarli bisognando, et che esso nostro secretario era stato a parlamento con ditto Bentivoj insieme con l'ambassador de Milan, dove se ritrovò questo de Fiorentini; el qual disse che Fiorentini sarebbeno con la liga vedendo far qual cossa, et che 'l magnifico Johanne volse ditto nostro secretario parlasse. El qual disse come la Signoria nostra havia in campo in Parmesana cavalli X milia et X milia fanti, et li mostrò la lista, et come le zente de Romagna veniva per esser in uno, et che haveano 1200 stratioti, dei qual 600 ne era a l'impresa de Novara, et che nostri facevano el suo dover et più dil dover, et che di brieve harebbono uno campo che za molti anni in Italia (non) era stato el simile. Item haveano armada di 40 galie, nave etc., et che col Pontifice se havia zente et provisionadi; concludendo Venetiani fevano quello sempre hanno fatto, più di quello imprometevano. Le qual parole fo molto accepte a ditto ambassador, et cussì ritornò a Fiorenza, dove a dì 18 di questo era in Fiorenza zonto un ambassador dil Pontifice, chiamato Alberto Magalotto, per exhortarli a non voler dar favor al Re de Franza, et se dovesse adherir a la liga. Item se intese come per exploratori mandati da Bologna a Pisa che 'l Re era ancora in Pisa, et voleva venir a Lucca, non si sapeva qual via volesse tenir, et che Senesi li havia dato ducati 20 milia, et ivi rimasto monsignor de Linì con 300 lanze, et che 'l Cardinal S. Pietro in Vincula et el Cardinal de Zenoa con Obieto dal Fiesco doveano andar con zente verso Zenoa, et che za erano venuti a Serzana, et tramavano acordo con alcuni Zenoesi; tamen non poteno far nulla, et Zenoesi fonno fermissimi et constanti.

El campo nostro veramente, passato Po, era alozato in uno loco detto Fontanelle, dove havevano assà penuria de vittuarie, per la gran quantità erano, et che sarebbono a li passi avanti el Re venisse a Pontremolo; et che fin quel zorno di 24 Zugno erano più de X milia persone, et che 'l Duca non havia fatto proveder de vittuarie, ma che li havea mandà a dimandar altri 500 fanti per mandar a Zenoa, et che avanti li havesse dati esso Marchiò Trivixan provedador, volevano haver dato noticia a la Signoria. Et questa richiesta medema fo fatto a la Signoria per l'ambassador de Milan, pregando cometesse a li provedadori, che, bisognandoli zente, li devesse mandar senza altra dimora. Et cussì a dì 26 ditto per el Consejo de Pregadi li fo scritto a ditti Provvedadori che, acadendo al duca alcuna cossa, dovesseno consultar col sig. Governador, sig. Rodolpho, conte Ranuzo, conte Bernardin et altri principal condutieri insieme col conte di Caiazo, et senza scriver altro di qui dovesseno far quello deliberavano tra loro, perchè el bisognava celerità et non metter tempo in queste provisione, havendo però a mente l'honor et utilità dil stado nostro.

A dì 26 ditto venne lettere di Elemagna de li nostri oratori al Re de Romani, date a Vormes a dì 15 dil mexe, notificava la dieta non esser ancora compida, et che el Re restava per non haver danari de venir in Italia, ma voleva mandar el Duca de Saxonia con cavalli 2500 et 400 pedoni, ma che esso Duca dimandava tre cosse: la prima ducati 70 milia per la sua persona; et che fosse pagà le zente; item fusse assegurado de rescuoderlo, casu quo fusse preso in battaglia da Franzesi. La qual cossa el Re volea pur adatar, et cussì stevano in queste pratiche; ma altro a nui ce bisognava. Et che ancora erano ivi li oratori dil Re de Scocia, et era venuto novamente uno orator dil Duca di Borbon cugnato dil Re de Franza, et che el Re considerando che non senza suspetto di la liga sarebbe stato, si ditto orator havesse dimorato lì a Vormes, unde, aldito quello el dimandava, li dette licentia dovesse andar via.

Da Milan di Hieronimo Lion kav. orator nostro continuamente veniva lettere, come el Duca era di bona voja vedendo li provedimenti faceva nostri, et che spesso lo veniva a trovar fino a caxa, et di ogni banda havia bone nove, et era molto aliegro; che 'l nostro campo saria avanti a Pontremolo cha Franzesi, et che esso ambassador li dete la lista di le zente sarà in campo; lo qual molto laudò la Signoria, usando grandissime parole, et con li altri oratori se ritrovava, laudava molto questa Signoria. Et de campo suo da Vegevene havevano come era zonti alcuni Elemani o vero Sguizari, i quali prima però passono per Milan, et che zonti Stratioti lì a Vegevene havea dato gran vigor a le soe zente, et donde el Duca de Orliens correva tutto el zorno fino vicino a Vegevene, al presente, ch'è a dì 25, Stratioti se haveano fatto sentir, che fo el zorno drio zonzesseno a Vegevene, et come per lettere de Bernardo Contarini se intese che quella mattina montò a cavallo con li stratioti, et etiam le zente d'arme, per veder se li nemici li bastava l'animo di vegnir a combatter, et mandato le guarde avanti uno mio, se scontrono ne li nemici, zoè 40 homeni d'arme, 100 balestrieri, et tra arzieri et ditta guardia fo a le man con loro, ne preseno Franzesi tra vivi et feriti numero 26, et morti 9 et 12 cavalli, et se il resto dil campo li trovava, overo li stratioti, niuno sarebbe fuziti. Adoncha Franzesi comenzono ad haver contrasto, et ogni zorno Stratioti feva qual cossa, come dirò di sotto; et con questa vigoria ditto campo si levò da Vegevene, et venne mia tre più propinquo a li nemici, in uno loco chiamato Caxuol, a dì 28 di questo, come al suo loco tutto sarà descritto.

Ancora da Milan si have come el Pontifice havia dato licentia al Cardinal Ascanio, fratello dil Duca, potesse venir a Milan, ma che el Duca, non havendo più bisogno de lui, li scrisse Soa Reverendissima Signoria facesse quello li pareva, et cussì non venne.

A Perosa el Pontifice havendo a dì 19 fatto concistorio et terminato de ritornar a Roma, nè andar a Foligno et Spoliti, sì come voleva esso Pontifice, ma per la più curta a Roma; et statim 6 Cardinali se partino; tamen disseno de aspettar Soa Santità propinquo a Roma, per intrar insieme et farli compagnia. Et a dì 22 a bon'hora con el resto de Cardinali et oratori el Papa partì da Perosa et venne a Orvieto, et per lettere di l'ambassador nostro, zonte a dì 25, date a dì 22 et 23 in Orvieto, questo se intese; et come a dì 24 dovevano partir et andar a Viterbo, et esser ad ogni modo a dì 27 in Roma. Item che 'l Pontifice havia habuto lettere del suo ambassador andato a Fiorenza, il tenor di quella dil camaldulense, et cussì havevano risposo Fiorentini a esso ambassador come fece a nostri; et che 'l Papa havia voluto esso ambassador nostro cassasse 200 provisionadi, et era restati solum 320 a custodia di Soa Beatitudine fino a Roma; et che havendo notificà a Soa Santità la deliberation de romper al Re de Franza, era molto contento, et li havia ditto come sarebbe bon de tuor in liga re Ferdinando per remetterlo nel stado, et che di la excomunica non era tempo di promuover alcuna cossa, fino non fusse zonto a Roma. Ancora che de lì intendevano el Re havia hauto da Senesi ducati 20 milia, et era a Pisa, et voleva andar a Lucca per haver danari per dar paga a le sue zente che li bisognava.