In questo zorno venne lettere da Viterbo da l'orator nostro, date a dì 25, narra come a dì 24 el Pontefice se partì da matina da Orvieto, et in quel zorno era ivi zonto; et che a dì 27, sì come havia deliberato, voleva intrar in Roma, et che esso ambassador anderia avanti, per poter venir contra Soa Beatitudine; et che Romani lo aspettavano con desiderio; et che di le censure el Pontefice diceva non era tempo. Di progressi dil Re poco intendevano, et manco di le cosse di Napoli. Et per el Senato li fo scritto, zonto el Papa a Roma, cazasse el resto di provisionadi, non havendo più bisogno; et dette licentia a Francesco Grasso loro capo, el qual a dì 4 Luio di Roma partite per qui.

In questi zorni zonse in questa terra uno messo di Beatrice raina che fo di Hongaria, muger di re Matthias et sorella di re Alphonso di Napoli; la qual al presente, da poi la morte dil marito, habita in Ystrigonia terra in Hongaria con suo nepote Cardinal, fiul dil Duca de Ferrara, el qual è di ditta città episcopo, nominato di sopra. Et questa ha annuatim da questo Ladislao re di Boemia et Hongaria, successo nel regno da poi la morte dil marito, la sua provisione. Hor ditto messo menò con sè bellissimi cavalli di pelo baio, i quelli essa Raina mandava a donar a Napoli a suo fratello Re, non sapendo che dil regno era privato; et etiam fo divolgato li mandava ducati 30 milia d'oro. Et zonto che fo questo messo quivi, parlato con l'orator napolitano qual via havesse a far, a dì 23 Zugno montò a cavallo, et andò per Rialto a San Marco, per dimostrar a la terra la bellezza de ditti cavalli; et si faceva menar do cavalli a man, coperti di una cossa havia el pelo assà lungo, poi lui homo mostrava di qualche condition, hongaro, et la sua fameglia driedo con lanze et banderuole, che fò assa' bel veder. Et cussì havendo l'ambassador de Napoli fanti 300 per mandar in Puia, tolto una caravella, a dì ditto montò li ditti fanti, contestabele uno Anzolo Romano et Domino Thomasio Spinelli fratello di l'ambassador medemo, et questo messo di Hongaria con li cavalli: et verso Brandizo navigono; poi che si fusse et che seguisse, ignoro.

Di campo veniva lettere continuamente, notificando a la Signoria ogni loro progresso. Et a dì 25, a hore 23 zonse in campo Luca Pisani Provedador zeneral designato, insieme con Marchiò Trivixan, el qual stete a zonzervi, da poi partito de qui, zorni 9. Et el campo nostro era posto mia 4 vicino a Parma, chiamato Ponte di Tharo, essendosi levato di Ponte di Lenzo, et quivi venuto l'exercito ad alozar, et qui trovò el conte de Caiazo, governador di le zente dil Duca de Milan, le qual erano pochissime. Et avendo mandato li Provedadori de andar di lungo verso Pontremolo col campo, parse al Marchexe de Mantoa nostro governador zeneral di non andarvi, per bon rispetto, el qual di sotto sarà scritto. Et cussì scrisseno a dì 25 ditto, a hore 4, ditte lettere al Senato, dove erano messi col campo, et che in quel zorno essendo stati a parlamento con el conte de Caiazo, quello era partito per andar a custodia de Pontremolo, dove intendevano el Re havia mandà a sopraveder quel passo, el qual, per quanto se divulgava, era ben custodito. Ma questo non andar di longo di le zente, havendo passà Po, parse molto di novo a tutta la terra nostra, et dette molto da suspectar falsa materia, ma tutto era a bon fine, per non andar a metter tanto exercito tra monti, dove non si havesse potuto operar. Et a dì 25 fo Consiglio di Dieci, 26, 27, 28, 29 et 30 fo Pregadi, consulendo a quello era di bisogno. Et a dì 27 da matina venne lettere di campo di 26, date pur al ponte de Tharo, come el conte de Caiazo da Pontremolo havia mandato a dimandar in campo li fusse mandato 1000 fanti; et questo perchè ivi fusse bona custodia, perchè quelli fanti erano prima comenzavano a partirse, et che dovendo venir lì l'antiguarda dil Re, dubitava Franzesi non havesse quella fortezza, et che li haveano mandati. Item come in quella matina era sta preso, per nostri, tre sacerdoti et uno layco vestiti a modo pellegrini, i quali disevano vegniva de Roma, andati per expeditione di certe bolle, et fonno examinati, et cognosceteno chiaro erano preti, et dubitavano non fusse spioni dil Re: questo perchè certi nostri balestrieri diceva aver cognosciuto uno di ditti sacerdoti balestrier a cavalo dil Re de Franza, et havealo dispogliato verso Ravena, in principio de questa guerra, quando el Re andava in Reame; ma che erano sta licentiati, non essendo spioni come parse a li Provedadori, et andono al suo viazo. Item che aspettavano li Sguizari erano a Ponte Vigo et venivano in campo. Et cussì poco lontano era Piero Duodo provedador con li Stratioti, et anche la zente de Romagna, le qual con desiderio aspettavano a ciò el campo fosse più grosso. Item come questa notte a l'alba se dovevano levar col campo et andar verso Fornovo, al principio di monti, mia 20 lontan di Pontremolo; tamen non si levono. Queste lettere di campo dette a pensar a nostri, et tutti erano di malavoia, dubitando per le parole dil conte di Caiazo, che Pontremolo non si perdesse facilmente, che prima diceva era passo, volendosi tenir, inexpugnabile. Et el zorno drio, a dì 28 venne lettere, ditto passo ancora si teniva, le qual lettere fo di 27, date pur al ponte de Thar vicino a Parma mia 4. Et per quelle se intese come la notte passata, dormendo li Provedadori, veneli al letto domino Phebo di Gonzaga cuxin dil Governador, dicendo come Franzesi havia habuto Pontremolo, et che el Marchexe era de opinion de non si levar de lì, come haveano messo l'ordene de levarse la mattina, si pareva però questo a ditti Provedadori: et questo perchè, andando col campo a Fornovo, sariano mia XV distanti da li nemici, et buono sarebbe aspettar de ingrossarse con le zente de Romagna, Stratioti, Sguizari, et altri mancavano; et cussì deliberorono non si levar. Et la matina poi venne el conte de Caiazo con Francesco Bernardin Visconte comissario dil Duca de Milan da li Provedadori, domandando altri 300 fanti per fornir i soi luogi, et cussì fin qui ne ha habuto 1300, et li Provedadori vedendo el tempo non esser de dimorar, in quella matina spazono molti cavalieri per diverse vie, ai qual concesseno che tutte le zente trovaveno per via li dovesse far comandamento da parte di la Serenissima Signoria et soa, che dovesseno non dimorar ma cavalcar in campo; con una lettera averta cometeva questo, et che li Stratioti erano zonti in campo in quel zorno, et che intendevano Hanibal Bentivoi veniva in campo era mia 20 lontano, et doman lo aspettavano con desiderio, et cussì quelli de Ravena, zoè el conte Carlo di Pian di Meleto, Talian da Carpi et Anzolo Francesco da Santo Anzolo; al qual per la Signoria in questi zorni li fu cressuto fino al numero de 100 cavalli; etiam aspettavano Sonzin Benzon, Zuan del Drivandim, Zuan Griego et altri cavalli lizieri erano stati a Perosa col Pontifice; et che era zonto certe carete de artiglierie, però che di Verona et di Brexa fo ordinato fusse mandato carete de artiglierie in campo.

Intendendo tal cosse, Venetiani non cessavano de consultar; et in questo zorno mandono danari in campo per dar paga a le zente di Ravena, le qual in campo andò senza haver danari avanti se partisseno, dimostrando la fede portavano a la Signoria, et che non era tempo de dimorar a far mostra, essendo el Re sì propinquo. Et è da saper che nostri erano su gran spexa da terra, oltra l'armada era in mar, sì a Brandizo quam in Arcipelago; et el campo voleva al mexe, oltra l'ordinario di le Camere, ducati 60 milia; et za haveano trovati et con bel modo, senza danno di la terra, danari per tegnir l'exercito tutto el mese de Avosto senza metter altre decime, et questo per li 8 milia ducati di la provision nova a la Camera di imprestidi; et oltra li ducati 50 milia primi dil Monte nuovo, ne tolseno per altri 30 milia, et con grandissima pressa etiam questi ultimi, licet fusse senza don, in tre zorni fo compito de depositar a le Cazude. Li debitori di la Signoria per tutti li officii erano solicitadi a pagar, et maxime quelli di le Cazude, sì de Monte nuovo quam vecchio, et le decime dil clero li governadori di le intrade scuodevano; quelli erano a le casse de li 8 officii hanno dacii, erano solicitadi da la Signoria a scuoder, licet per queste guere la terra era quasi suspesa, et in magnum quid: li qual dacii sono questi: Dacio del vin, Tavola de l'intrada, Tavola di l'insida, Messettaria, Ternaria vecchia, Ternaria nova, Justitia nova et Beccarie; li qual dacii hanno de intrada a l'anno sottosora ducati......; sì che per questo si puol conjecturar la magnanimità de Venetia. Oltra de questo fo mandato ducati 7000 a Bologna a Antonio Vincivera secretario nostro, a ciò facesse li 2000 fanti; artiglierie di l'arsenal per Po fo mandate in campo, schiopeti, spingardi et passavolanti; benchè le nostre artigliarie traze ballote di piombo, et quelle di Franzesi traze ballote di ferro, et sono passavolanti assà longi.

Adoncha Franzesi, sì come ho scritto, a dì 26 Zugno introno in Pontremolo senza haver alcun contrasto. El modo fo, che intendendo li custodi el Re col suo exercito havia habuto S. Stefano, loco pur dil Duca de Milan vicino a Serzana, et che alcuni Franzesi veniva verso Pontremolo, alcuni fanti ussite per scaramuzar con loro, ma inteso erano 2000, havendo paura che quelli habitanti ne li monti signorizava Pontremolo, ch'è posto il passo in una valle, cridava: Franza! Franza! deliberorono partirse, et lassar quel passo a Franzesi, et loro venir a la fin de monti a uno altro passo chiamato Fornovo, et lì fortificarse, ch'è mia 20 di Pontremolo, et 9 dove era el nostro campo; et quivi el conte de Caiazo con le soe zente stete con 1000 cavalli et 200 fanti, benchè a nostri fusse scritto da Milan ivi era 30 squadre et 5000 fanti. Ma parse al Governador de mandar a custodia de quel passo de Fornovo, et a li Provedadori, Piero Schiavo contestabele con 3 altri contestabeli con 3000 fanti; el qual, sì come scrissi di sopra, dovea andar a li 26 a custodia di la Speza in la Riviera di Zenoa, mia 30 dil ponte di Thar dove era el campo nostro. Ma mentre era in camino, acadete che Franzesi haveno ditta Speza da Zenoesi tenivano da li Fregosi, pacifice; i quali, vedendose potenti più de li Adorni, con lo aiuto di Franzesi scaziati li custodi era per il Duca messi, levono le insegne de Franza et feceno gran comotione et novità in quella Riviera, come dirò di sotto. Or, inteso questo, li nostri fanti vi andava....; et Franzesi non solum la Speza ma molti castelletti de quella Riviera de Levante oteneno, per causa di le parte de zentilhomeni Capellazi, et populo. Questa nova di la Speza zonse a Venetia la verità a dì 28 ditto da matina, benchè prima nostri ne dubitasse molto, per le lettere viste quatro zorni avanti, scritte al Duca de Milan per el governador de Zenoa, che ditta Riviera era in manifesto pericolo se non se li se provedeva in mandar fanterie; tamen che lui a Zenoa se defenderia. Et in questo medemo zorno etiam se intese de Pontremolo. Adoncha a dì 26 di questo Franzesi otteneno do passi, quel de Pontremolo et quello di la Speza senza combatter, a loro molto necessarii et, ut dicam, la chiave de Italia: quel di la Speza per haver l'adito di far voltar Zenoa: et questo per tornar in Aste, et conzonzersi col campo dil Duca de Orliens, et dar fastidio al stado de Milan. Questa forteza di Pontremolo dette molto da pensar a nostri, et li padri de Collegio stette assà de malavoia. El Prencipe pur era amalato, et per queste cative nove più li cresceva el mal; et tanto più dolse a nostri, quanto per poca cura era perso ditto passo; et el Duca scriveva esser cossa inexpugnabele, et vi havia messo bona custodia, et che non si temesse; tamen veteno (videro) la experientia al contrario, et la pusilanimità de li custodi, havendovi voluto mandarvi in la fortezza uno nostro patricio, et meglio sarebbe stato; et per questo erano in gran pensier. Et a dì 30 Zugno nel Consejo di Pregadi feceno molte provision, et scritto lettere in diverse parte, et fo comandato gran credenze, et più di l'usato, adeo non volevano dir si Pontremolo era perso; et preseno de mandar danari in Dalmatia per far zente, et far altri 2000 cavalli de Stratioti, però che in Stratioti havevano gran speranza et fede; et scrisseno in campo dovesse haver gran diligentia di non si apizar con Franzesi, et solicitasseno, le zente vi veniva, venisse.

Ma el Re de Franza in questo mezo, a dì 22 Zugno intrò in Lucca, ricevuto con grande honor da quella comunità, sì come a la prima feceno, et atendeva pur di far voltar Zenoa, e far trame occulte, come è da judicar facesse. Poi venne a Pietra Santa, demum a Serzana; et essendo la sua persona lì, mia 12 da Pontremolo, le soe zente have San Stefano, loco del Duca de Milan, et etiam Pontremolo, come ho scritto; dove li Sguizari fece gran crudeltà, qual scriverò di sotto et per che cagione. Et pur ancora non se sapeva el certo, qual via volesse tenir, o venir contra el nostro exercito o andar per la via de la Speza. Et cussì etiam Franzesi stavano tra loro a consultar quid fiendum, havendo con lui Zuan Jacomo di Traulzi et Francesco Secco degni capitani italiani, li quali menava con lui in Aste per privar Italia di tal homeni. Et el Re mandò uno suo ambassador a Bologna, el qual zonse a dì 27 da sera; et la mattina ebbe audientia. El qual, da parte dil suo Re dimandò al magnifico Johanne Bentivoj conseglio, che via dovesse far Soa Majestà per ritornar in Franza, però che Zenoesi non li voleva dar el passo. Li rispose che per Lombardia non bisognava Soa Majestà passasse, perchè coreva pericolo di esser taiato a pezzi, come era la verità; notificandoli el grande exercito havia la Signoria in campagna in Parmesana. Et ditto messo rimase assà sora de sè, et poi li disse che 'l Re venisse amicabiliter a dimandar passo a la Illustrissima Signoria et al Duca de Milan, li quali per soa benignità li concederia, volendo ritornar in Franza et non far novità in Italia più; et che pur volendo passar per forza, la soa miglior via era quella de Zenoa. Et habuto tal risposta, ditto orator ritornò al suo Re. Et questo se intese per lettere dil nostro secretario in Bologna a dì 29 ditto da matina in questa terra.

Da Milan lettere di 28 et 29 ditto da matina, come el Duca molto si havia dolso dil perder di Pontremolo; et di campo, che volendo Franzesi di Novara far uno certo ponte sopra un'acqua per poter haver vituarie, uno fiul fo di Zuan Piero dal Bergomino, capetanio di fanti, insieme con alcune altre zente paesane, ivi era andato et scazò Franzesi di tal opera, disfacendo el ponte, et menò via le burchiele, sì che Novaresi et quelli stavano dentro patirono assà, non sperando haver vittuarie da altro loco che di Verzei, et altre terre dil Duca di Savoia, et che mandava madona Beatrice duchessa moglie dil Duca, era partita lei sola senza el marito, in compagnia de molte donne di castello de Milan, et andata a Vegevene, essendo prima andata per la terra de Milan con gran pompa, tamen era mal vista da ogni uno, per l'odio haveano a suo marito, el qual stava in castello et lì faceva li soi provedimenti, con bona custodia di la persona soa, et molto dimostrava amar la Signoria. Or che ditta Madona era andata in campo, el qual era lì a Vegevene a dì 27 ditto, et zonse a hore 2 con alcuni comessarii dil Duca, sì per sopraveder le cosse, quam per inanimar el capitan suo facesse qual cossa. Item che intendeva che a Novara Opizin Cazabianco et el Negro et li altri primarii cittadini che fonno causa di dar Novara a Franzesi, dubitando el Duca di Orliens non se acordasse con Milan, era andati, col suo miglior poteno portar, ad habitar a Verzei, et era per numero zerca 50; et questo era signal consideravano nunquam el Duca di Orliens poteva tenir quella terra, et dubitavano di la vita loro. Et per lettere di Bernardo Contarini sora i Stratioti se intese che a dì 28, a hore 12, di comandamento dil Duca et hora astrologica, col campo si levò da Vegevene et venne mia 4 ad alozar in uno loco chiamato Caxolo. Et come fonno partiti di Vegevene tutto el campo in ordene mia uno lontano, fo posto el campo come havesse a far fatto d'arme, zoè partino le zente d'arme in cinque squadroni: le fanterie elemane inanzi, le fanterie italiane a drieto, cavalli lizieri et balestrieri, et da uno canto li Stratioti, et dall'altro ditti cavalli lizieri; di qual fo fatto do ale a le zente d'arme; et che la Duchessa volse venir a veder l'ordene dil campo, et poi lei ritornò a Vegevene, et el campo venne di longo ad alozarsi a Caxuol. Et el numero di le zente sì de Milan quam de inimici, di sotto sarà scritto. Et alozato che fo el campo, Bernardo Contarini mandò alcuni Stratioti a discoprir le guardie dei nemici, insieme con certi thodeschi, et corseno fino su le porte, et lontan li do alozamenti mia 3, preseno 9 pedoni che trovono et uno homo d'arme franzese, et ne amazono tre pedoni, et ritornò in campo. Et quella matina seguente, fo a dì 29, andò 25 Stratioti verso uno castello chiamato Villanova, lontan da Caxuol mia 4, el qual Franzesi lo teniva, et presentati ditti Stratioti con uno balestrier dil Duca per guida, li fanti erano dentro per numero 12 si deteno, salvo l'haver et le persone, et Stratioti introno dentro. Et poi per el capetanio, inteso questo, qui fo messa custodia, laudando molto la probità de Stratioti. Et in questo zorno poi, intendendo Franzesi erano messi in fuga, et haveano abbandonato do lochi, zoè Cerano et Tracano, castelli dil Duca de Milan per loro aquistati, li Stratioti montò a cavallo con li cavalli lizieri italiani, et corendo mia 4 introno dentro ditti castelli, dove fo lassato per Bernardo Contarini 200 Stratioti et molti pedoni a custodia, et el resto de Stratioti corseno fin su le porte de Novara, et non trovò niuno, però che i nemici erano reduti in la terra; et cussì ritornono in campo, dove fo terminato la matina levarse col campo, et andar alozar a Trecano, lontan de Novara mia 3, per poter meglio far correr ogni zorno fino sule....

Or qui scriverò la conditione di campi, sì come fo mandato a la Signoria.

Zente d'arme le qual se atrova nel campo dil Duca de Milan a l'impresa de Novara[135].

Zente dil Duca di Orliens in campo[136].