A dì 23 Mazo zonse a Venetia quello messo nominato de sopra dil Re de Franza, chiamato Joam Boierdim, et alozò a S. Zorzi con mons. di Arzenton, et a dì 24 andò a l'audientia con ditto ambassador; et prima vete ( vide ) gran quantità de soldati, chi volevano conduta, chi erano expediti. A li qual ditto araldo usò alcune parole bestial, et per ditti soldati li fo risposto. Hor, intrato da la Signoria, notificò in conclusione el suo Re voleva la lianza li era sta promessa, et che cussì como a l'andar per la Signoria non li era sta dà alcun impazo, ymo aiutato, cussì pregava facesse nel ritorno, però che 'l vuol tornar in Franza. Et li fo risposto sapientissimamente; la qual fu assà secreta.

Venne ancora in questi giorni el conte Ranuzo di Farnese et altri condutieri, sì per intender el voler de quella, quam per offerirse, havendo fatto le sue mostre; et a questo fo cressuto, oltra li 400 cavalli havia, altri cavalli 200. Etiam venne Febus di Gonzaga, cusino dil Marchexe di Mantoa, et con Antonio Triumpho ambassador suo, et andò a la Signoria, però che li era fatto comandamento facesse cavalcar la zente verso Oio; el qual Marchexe havia cavalli 1700, in tempo de pace, et in tempo de guerra con suo barba cavalli 1200. Et questi volse soventione, et li fo dato, oltre le page ordinarie, ducati... milia subito.

Venne etiam uno secretario dil signor de Pexaro, chiamato Lorenzo da Siena, et ditto Signor fo condutto con cavalli 400 a soldo di la liga. Et a dì 20 ditto venne Bartolomio di Rossi bolognese, secretario de Hanibal Bentivoj, per ringratiar la Signoria di la conduta habuta, et haver danari per potersi metter in ordene; et el stado de Bologna era con nui, perchè el magnifico Joanne havia stipendio et provisione de Milano di ducati 16 milia a l'anno.

Et vedendo nostri el Pontifice pur star constante in volerse mantenir a Roma, fo terminato a dì 23 Mazo nel Consejo de Pregadi de far cavalcar a Roma el Signor de Rimano con la soa conduta, et quello di Pexaro, et la zente dil Duca de Gandia. Et fo dato ad Alvise Becheto orator dil Papa ducati 2000 per ditte zente, et fo scritto a Piero Duodo provedador de Stratioti a Ravena, dovesse transferirsi verso Roma, et fo scritto a Roma de queste provisione, prometendo mai mancarli de ogni aiuto. Et a dì 25 ditto feceno alcuni capi de provisionadi, nominati di sopra, et scrisse a li rettori di le terre nostre de terra, che per tutto se dovesse far la descriptione de li homeni da fatti, et quelli volevano soldo, però che fama era Venetiani voleva far X milia provisionati. Et scrisse a Lunardo Mocenigo, luogotenente in la Patria dil Friul, dovesse con Nicolò Savorgnan cavalier et azonto a la dignità dil Mazor Consejo per soi meriti, veder facesse 1000 provisionati lì in la Patria, li qual ad ogni bisogno fusseno preparati. Etiam per Collegio elexe Piero Michiel da San Polo provedador al levar le zente de Romagna, zoè Rimano et Pexaro, et quelle condurle a Roma. Fo mandato 200 curaze di l'arsenal a li Stratioti a Ravena, a ciò fusseno armati, et altre provisione a la zornata nostri faceva, preste, optime et necessarie; et el Collegio se reduseva molto a bon'hora.

A Milan a dì 26 Mazo fo fatto la solennità di la investitura: la qual, el modo et come sarà qui sotto scritto. Et è da saper che prima fo fatta uno venere, secreto, in camera dil Duca con tutte le cerimonie, et queste per esser bona hora, habuta dal suo Maistro Ambrosio, astrologo, dil consejo del qual nunquam si parte, imo tutto fa per ponto di astrologia. Et poi publice si doveva far la domenega, a dì 24; ma ditto astrologo non volse, et fo dimorato fino a Luni, nel qual zorno fo tanta pioza, che pareva el mondo venisse a terra; et cussì fo fatta el Marti, a dì 26 ditto.

Ordine et cerimonie usate a Milano in la investitura dil Duca a dì 26 Mazo 1495.

Prima fo conzato tutte le strade veniano dal castello fin a la piaza dil Domo, con certi corni de dovicia fornidi d'erbe et in mezo le sue arme. Et a l'intrar nel campo dil Domo era uno edificio di legno con tre porte a la romana, conzado con depenture et erbe. Et passado ditte porte, et zonti su la piaza, era un soler tanto largo quanto la presentia di la chiesia, alto... de' gradi, con colone, el cielo dil qual era coperto di raxo cremexin con stelle d'oro fatte a man. A l'incontro dove si montava suso era questo medemo pur coperto di raxo, ma con arbosseli d'oro per dentro. Nel loco preditto era un altar con certi santi, non grandi, d'arzento di sopra; vi era una credentiera d'arzenti, sopra la qual vi era tra vasi et secchii grandissimi, pezi 58; item figure di santi, 35, coppe et altri vasi a compimento più di cento e undexe grandi et magnifici; valea zerca ducati 30 in 35 milia. Da la banda era aparechià do loze da sentar, a banda destra per la Excellentia dil Duca, sopra la testa e a le spale d'oro a la sua divisa, che è bianco et paonazo; el cancello davanti era coverto de restagno d'oro con tre cussini pur di restagno. Da la banda zanca, dove dovea star li Ambassadori, era di sopra a le spale pur di drapo d'oro, sì come ho ditto, el canzello davanti coperto di raxo cremesin; in terra tapedi e bancali, e poi molte banche per sentar diverse persone. Et a l'hora deputata, el se partì de Castello i Ambassadori dil Re de Romani con 50 trombeti, acompagnadi da zerca 100 cavali tra la sua fameglia et altri cortesani e signori, i quali condusseno al Domo su el ditto soler, al luogo destro deputato a la persona dil Duca. Da poi non molto, a hore zerca 16 venne la compagnia e corte sua a do a do, numero 388, tutti vestidi di seda, d'arzento et d'oro, la mazor parte a la longa, su boni e belli corsieri, tra i qual era più di 130 vestiti d'oro, più di 80 d'arzento, el resto de seda. Driedo i qual venne el Signor in mezo di l'ambassador di Spagna et di Napoli, driedo lui era la Duchessa in mezo di Sebastian Badoer et Hyeronimo Lion oratori veneti, poi altri do che andavano in Spagna, Francesco Capello kav. r et Marin Zorzi dottor; driedo loro Fiorenza, Ferrara, Bologna e Zenoa et altri; poi donne 58 a cavallo driedo la Duchessa, vestite a la castigliana, ben in ponto, et la mazor parte d'oro con belle perle et altre zoie. Poi 4 carete: una bellissima dorada, coperta di restagno, et cussì i collari di 4 cavalli liardi la tirava; et le altre tre coperte una di arzento et do di seda, ne le qual era donne di la corte sua con bellissimo ordine. Et zente assà per tutto, sì per i balconi come per la terra; i frati de ogni ordene tutti suso le strade a lai ( a lato ) i muri sì nel andar come nel ritorno. Apresentadi suso el soler, cadauno ai luogi soi, a banda destra li Ambassadori dil Re de Romani, et el Duca in mezo; a banda zanca tutti li altri Ambassadori et signori, zoè el Marchexe de Mantoa, don Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, misser Hannibal Bentivoj fiul dil magnifico Joanne, e cadaun sentadi secondo i suo luogi. Era su quel soler più de persone 1000, tra li altri era 160 dottori vestidi di scarlato con colari et bareti di varo. Da poi sentadi el venne l'arzivescovo de Milan, zoè quel va orator in Spagna, con molti prelati e calonegi ben vestidi, et lui aparato per dir li officij, et cussì quello per lo evanzelio et epistola. Ditto l'introito et cantado do epistole et l'evanzelio et altre cerimonie fatte a l'ambroxiana, cantono le litanie et certe laude per raxon benissimo, per esservi boni cantadori in Milano. Et poi si levò in piè uno misser Corado, uno de li Ambassadori dil Re de Romani preditto; el qual fece una oratione a tutti, et presentato al Duca la lettera dil suo Re con alcuni capitoli, quali el Duca letti in publico, li fu apresentado uno messal et in pie', coram omnibus, zurò di observarli. Poi li fece cavar uno suo vanto ( guanto ), digandoli certe parole, li messe uno anello in dedo ( dito ). Poi si fece dar uno manto di raxo cremexin foderà di armelini e con un colar largo 4 dea pur fodrato, aperto sopra le spalle, sopra el qual disse etiam alcune parole, et sì gel messe indosso sopra una vesta lui havea a mezza gamba pur di raxo cremixin. Indi poi li fo portato una bareta, fatta a modo una celada, con una ponta da driedo longa, e davanti con un revoltin, con uno filetto de varo, et di sopra un centurin d'oro a torno. Dopoi li fo apresentado uno stendardo tutto rosso in la man zanca, picolo, in segnal di sangue, con le arme. El Duca havia bolzegnini biavi in piedi. Or poi li fo dà uno stendardo grando d'oro con l'aquila negra, el bisson inquartà, ne la man destra. Dà questo, el tolse el rosso et butollo al populo con molte altre bandariole di l'arma sua fatte di tela. Poi li fo apresentato la spada nuda in man, la qual dete a tegnir al conte di Melzi, et el stendardo fo dato a portar al conte Galeazo de San Severino. Dopoi li dette il sceptro, zoè una bacheta, la qual ditto orator gela presentò con una reverentia fin in terra; la qual in cima havia uno pomo d'oro. Et fatto questo, se conzò a sentar tutti, et montò su uno solaruol misser Jasom del Mayno jurisconsulto famosissimo et dil consejo secreto de ditto Duca, et fece una oratione in ringratiar quelli oratori per nome dil suo Signor de la investitura habuta, et fo molto longa. Poi compita, et levato el Corpo de Christo, et finita la messa, hauta la beneditione era hore XX, et li fo apresentà per li dottori uno baldacchin damaschin bianco torniato de vari; e quelli lo portono tutti a torno el cavallo dil Duca insieme 4 di primi di Milano, che era a le staffe, vestiti d'oro fin in terra. Era portata avanti el stendardo et la spada, portata da li sopraditti. La Duchessa driedo con le damisele, oratori etc. tutti a cavallo, in tutto n.º 400, cridando i soi servitori: Duca! Duca! ma pochi dil populo. Et cussì ritornono in castello, con soni di trombette, pifari, campane et bombarde; sì che, tornati li oratori a caxa, era hore 22. Et è da saper che a torno la piazza dil Domo era soleri, et in tutti zerca persone 50 milia vedeva. Poi la sera el Duca mandò a donar a li do oratori veneti andavano in Spagna do privilegii, per i quali li donava la soa insegna che la podesseno usar come loro propria in segno di grande amor et benivolentia. Et poi a dì 27 dopo disnar esso Duca, con ditti oratori dil Re de Romani et Hyeronimo Lion orator veneto et altri, cavalcò a Pavia per far certe cerimonie e tuor quella contrà, et tornò poi a Milano a dì 31 ditto come int.... Tornato el Duca in Milano fece provision de haver danari con ogni suo forzo, mandando per cittadini in Castello, et da loro voleva danari. Item have lettere di Vormes da li soi Ambassadori era al Re de Romani, come era aviati 2500 fanti elemani, parte venivano per la via di Trento, et parte per la via di Cuora; etiam de brieve doveva aviar cavalli 3000 in favor di la liga. Ancora have lettere da Monferà, come passava i monti cavalli franzesi 1500, franchi arcieri, dil campo di Aste. El Duca fece far ogni diligentia niun non andasse nè venisse di Franza; et nel tempo di la sua investitura fo preso uno corier veniva di Franza con lettere di diversi signori drizate al Re, che li aricordava dovesse ritornar in Franza, et che non feva per lui star in Italia, et quanto più l'indusiava el feva pezo.

Come el Re de Franza se partì di Napoli.

El Re veramente di Franza, havendo messo ordine al reame di quello era de bisogno, et acquistato tutte queste terre grosse a la marina da uno cao a l'altro, zoè Ortona, Manferdonia, Barletta, Trane, Molfetta, Giovenazo, Bari, Manopoli; in la Puia, Otranto, Taranto, Rossano, Cotron, Squilazi, Rezo, Salerno, Malfi, Castelamar, Mola et Gaeta, mancava solum a la marina haver Brandizo, Galipoli, Torpia et Lamantia; acquistato etiam fra terre et castelli numero grandissimo, et tutto senza arme, deliberò più non dimorar in Napoli, ma venir et ritornar in Franza, et compir li soi disegni. Et lassò in Calavria vicerè mons. di Obegnì, in Puia mons. di la Spara, et in Napoli vicerè mons. di Mompensier; el qual rimase in Castello nuovo. Et in tutto rimase in reame cavalli franzesi 6000 et pedoni 4000, et con lui menò cavalli 8000 et 6000 fanti et altre zente inutele. Et a dì 19 Mazo 1495 mandò la soa guardia avanti fuora de Napoli a Aversa, mia 8 de lì; poi lui a dì XX, che fo el zorno de San Bernardin, venne lì a Aversa ad alozar quella notte, et partì a hore XXI di Napoli. Poi el zorno sequente, fo 21, venne a Capua, et la sua zente aviò verso Roma. Demum andò temporizando a zardini et piaceri fino a Gaeta, però che avanti più non vi era stato. Ma lassiamo qui el Re, et di le cosse fece el Pontifice a Roma scriviamo.

Come el Pontifice se partì di Roma per la venuta dil Re de Franza et andò a Orvieto.