A dì ultimo Mazo la notte fo retenuto per el Consejo di X maistro Nobele franzese bombardier, era provisionato a Brexa et havia ducati 25 al mexe di provision; et la mattina primo di Zugno fo Consejo di X a bona hora, et fo collegiato et sbarato el palazo. Tocò a questi: Andrea Querini conseier, Francesco Barbarigo cao dil Consejo di X, Bernardo Bembo dottor et cavalier avogador di comun, et Francesco Mocenigo inquisitor dil Consejo di X. Et li fo dato assà strepà de corda. Era oposto, a quel fo divulgato, che per amicitia el teniva con mons. di Arzenton, et quello etiam havia acompagnato, li havia dato cognitione et modelli di le fortezze di la Signoria, et have falsificato a Brexa la polvere di le bombarde, ita che, traendo, le bombarde veriano a schiopar. Altri diceva con fuogi artificiali voleva brusar l'arsenal. Tamen quel che fosse, non se intese; ma è da judicar per haver ditto qualche parola; et fo spazato di Collegio, et chiamato el Consejo di X, fo expedito et lassato star dove era, in Toreselle; et fo ditto ivi staria fino che queste cosse dil Re de Franza qui in Italia havesse fine: et cussì ivi sta.
A Milano el Duca tornato di Pavia feva provisione ma non spendeva molto, o fusse perchè el non avesse, o non volesse spender; pur dimostrava volonteroso contro questo Re de Franza, et diceva a li oratori nostri tutto quello li comanderia la Signoria era preparato de far. Et dolendose nostri de haver grande exercito et non haver in Italia da tuor per capetanio zeneral da terra, esso Duca si offerse di andar in persona in campo et far ogni cossa, la cui reputazione havria molto zovato in uno exercito. Le cosse de l'impresa di Aste andavano a la longa; tutti steva su le difese, et meglio saria stato mai non si havesse mandato zente ivi per quello intravene da poi. L'exercito duchesco, zoè de Milan, si dubitava; molti se partiva per non haver danari; tamen teniva i passi che non vi potesse nè andar nè venir lettere de Franza. Et in questi zorni fo preso uno corrier con lettere dil Duca di Barbon al Re; poi ne prese uno altro con lettere in zifra; tamen, iudicio de molti, fu gallico stratagema, perchè advisava in Franza se feva gran preparamenti etc. Ma ben è vero in Aste Franzesi se ingrossava, come per lettere de Marco Sanudo et Alvixe Mudazo rettori de Bergamo se intese, venute prestissimo; et haveano loro exploratori di quella comunità. Et ancora ussite 400 lanze di Aste, et recuperò uno castello che Milanesi havia preso, et tagliò li custodi a pezzi, forestieri. Et dubitandose molto Venetiani, etiam el Duca de Milano, che 'l Re non venisse a la volta de Zenoa, et con quelli acordasse, restituendoli Serzana et Serzanello et Pierasanta, et senza contrasto havria l'adito di andar et venir in Franza al suo piacer, et per mar et per terra; deliberorno di far ivi ogni provisione: et le X galie si armava, et 4 nave; oltra di questo el Duca volse armar do altre nave, et nostri contribuite a la spesa. Questo fece per dar danari a Zenoesi, a ciò stesseno contenti. Et el Re de Spagna terminò de mandar ivi uno suo ambassador a confortarli, et proveder et mantenir ne la fede Zenoesi, però che sotto el suo regno Zenoesi molti vi sono. El qual orator fo divolgato esser eletto uno, chiamato el dottor bazilier De la Torre, fiscal, ma poi fo uno altro, come dirò di sotto. Tamen Augustin Adorno governador de Zenoa era fermissimo; pur fo mandato fanti ivi a custodia.
Et a dì 24 Mazo, per lettere di Pisa, zonse al porto de Livorno l'armada dil Re de Franza, venuta de Provenza, zoè galie sotil 7, 3 fuste, 2 nave et do galioni et uno brigantino; in tutto, legni XV, benissimo armati de homeni. Quello poi de ditta armada seguirà, scriverò di sotto.
Intrata dil Re di Franza in Roma, de ritorno, et quello fece, et come poi si partì.
Vedendo Romani la partita dil Pontifice et Cardinali, chiamato loro consiglio, considerando el Re esser propinquo a Val Montona, elexeno 9 ambassadori i quali dovesseno andar contra Soa Maestà offerirli la terra, et pregar non facesse intrar Sguizari. Et cussì a dì 28 Mazo, a hore 15 si partino; zoè questi: d. Dominico di Maximini, d. Mario Melino, d. Doniso Matruo, d. Stefano da lo Buffalo, d. Incoronato, d. Hieronimo Porcaro, d. Francesco Leno, d. Camillo et d. Evangelista de li Rossi. Et questi andono contra el Re; tamen se divulgava per Roma non voleva venir, non vi essendo el Papa. El castello Santo Anzolo in questo mezo fo coperto di botte piene de terra, zoè el muro lavorato di novo, et fevano grandissime guarde. Li quali oratori, zonti a Marino dal Re, li expoxeno la loro imbassada; et el Re li rispose poche parole; poi zonse Sammallo cardinal, et suplite, nomine regio. Et a dì 29, a hore 23, do de ditti oratori, zoè d. Dominico di Maximini et d. Francesco Leno ritornono in Roma con el sig. Prospero Colona, per metter ordine de li alozamenti et vittuarie da esser date a questi Franzesi; li altri 7 oratori rimase col Re. El Re era arivato a Val Montona, et la Domenega, per non esser uso a cavalcar, ivi riposò, et volse venir pacificamente senza molestia de alcuno, et fo contento non intrasse Sguizari in Roma, et disse voler star 3 o ver 4 zorni et non più in Roma, et diceva haria habuto grato di parlar col Papa. Era zonto per la via di Hostia vituarie in Roma di grani, vini et orzi. Et poi la matina, fo 30 ditto, questi do oratori con li governadori, conservatori et il signor Prospero si congregò insieme a consejo, dove fo chiamati li fornari, mazillari et quelli vendevano vittuarie, et ivi messe ordine per il modo dil viver de questi Franzesi, a ciò che senza danno nè molestia di alcuno potesseno passar, sì come era la volontà regia; nè volseno alcuno habitasse in caxa de Romani, ma solum de prelati et in caxe vuode; et questo per non far dispiacer al populo; et ancora con el reverendissimo cardinal Legato fo decreto el Re alozasse in palazzo dil Papa, et tutta l'altra zente in borgo; et el signor Prospero rimase a disnar con Soa Signoria.
In questo zorno, a dì 30 Mazo, intrò in Roma el cardinal San Dyonise, et tutto quel zorno non fece altro che intrar Franzesi 24, 60, 100, 200 et 250 al trato, benissimo in ordene; et veneno quietamente: et in quell'hora fo mandà uno bando che, sotto pena di la vita, non entri alcuno in caxa di persona niuna, senza licentia di ditto Cardinal S. Dyonisio. Don Ferante fiul dil Duca di Ferara intrò el zorno avanti sul tardi, et alozò in caxa dil cardinal Ascanio; et la notte, Sabado a dì 30, alcuni Sguizari andorono (fo ditto non esser di la compagnia dil Re) et messeno a saco certe caxe de Roma a presso la caxa dil cardinal di San Severino et a presso San Jacomo di Spagnoli, et hanno morto uno medico spagnol. Li Spagnoli si scondevano, et la terra era in gran spavento. Introno in la segrestia di la chiesia di Santa Maria Mazor, et fece assà danno d'alcuni arzenti. Ma la Dominica mattina el sig. Prospero, inteso questo, montò a cavallo con alcuni Franzesi, et mandò a cercar quelli havia fatto tal danni, et fece drezar un gran paro de forche in campo di Fior, et ordinò fusse impicati do, dicendo la volontà regia era non fusse fatto violentia nè danno a persona alcuna, et, si alcuno farà, saranno apicati. Et cussì a hore 23 fonno li ditti do apicati. Franzesi diceva non era ben fatto far in Domenega justicia, et lui rispose: di ogni tempo si vuol et diesi ( si deve ) castigar li ribaldi.
A dì primo Zugno da matina comenzò a intrar zente franzese, et durò fino a hore 21; el forzo passò per campo di Fior, per Castello parte et Ponte Sisto transtyberim, et carete 60 de artigliarie di ogni qualità, grande, mediocre et piccole; et come vidi una lettera di Roma, l'exercito dil Re tra Sguizari et pedoni, homeni de fati zerca 4000, homeni d'arme 800 in 900, arcieri con li cavalli lizieri et la sua guardia fino a la summa di 5000, fin 6000 persone inutele. Li Sguizari erano bandiere X et mal contenti non havea habuto danari za do mexi, et el Re li promise de farli ricchi in questo ritorno, mettendo a sacco qualche città; in tutto non passava cavalli 12 milia. Et col Re veniva el sig. Virginio Orsini et conte di Petigliano con grandissime guardie, bona custodia, per condurli in Franza; et a hore 21 el Re intrò in mezo di do cardinali San Piero in Vincula et San Dyonise; poi driedo el cardinal di Zenoa in mezo di do signori. Era vestito di restagno d'oro et uno cappello in capo; fece la via per Ponte Sixto, et volse alozar in palazo di San Clemente et non in quello dil Papa, dicendo non voleva far despiacer al Pontifice; et prima dismontasse a lo alozamento andò a visitar l'altar di S. Piero. Li venne contra verso il borgo el cardinal Legato et li offerse el palazzo a Soa Majestà, dicendo el Pontifice era contentissimo, et che per questo Soa Beatitudine era partita per darli ogni comodità; ma lui non volse, et questo fo de Luni; et fo dato ordine la matina de far cantar una solenne messa in la chiesia di S. Piero: se divulgava la canteria el Legato predito. Or el Re, pur dolendose di l'absentia dil Pontifice, subito mandò a Orvieto do soi ambassadori, come dirò scrivendo dil Pontifice, a dimandar li voleva parlar; et prima li mandasse, mandò a tuor salvo conduto di mandarli. Et benchè el Re havesse promesso di non lassar intrar Sguizari, pur li introno, et Franzesi comenzò a perseguitar Spagnoli, adeo che non si vedea uno Spagnol in Roma; et Franzesi andò a la caxa dove habitava l'ambassador nostro, et voleva averzer la stalla per tuor el feno et metter li soi cavalli. Ma el patron de chi era la caxa, di primi de Roma, difese; et intervenendo el sig. Fabricio Colonna, che fece star davanti la porta alcuni de soi, dicendo ditta caxa era data a lui; et cussì Franzesi restono di far altra movesta. Era con el Re Zuam Jacomo de Traulzi. Or el zorno driedo, a dì 2 Zugno, el Re mandò parte di le sue zente a Isola, che è uno loco dil sig. Virginio Orsini, et la notte a hore cinque principiò per la Via dil Populo et parte per la via di San Piero, zoè di la porta. Ma Romani in questo mezo, el Marti da sera, feceno ogni cossa pregando el Re dovesse liberar el sig. Virginio et conte di Petigliano. Et el Re li rispose voleva menarli con lui fino in Aste, poi li libereria. Et il Mercore a dì 3 Zugno a hore 10, el Re, aldito messa in San Piero, venne a li gradi de S. Piero acompagnato dal Legato, dove tolse licentia, et montò a cavallo et ussite fuora per la porta di San Piero, per andar a la volta de Viterbo, poi a Pisa. Demum se divulgava lì in Roma anderia a Zenoa a remetter el Cardinal et domino Obieto nel Stado. Et 4 cardinali el seguite, zoè S. Piero in Vincula, Zenoa, S. Dyonise, et Samallo. Or el Re andò alozar a Bachano, poi andò ad alozar el Zuoba a Viterbo mia 40 da Roma et 60 da Siena. Et è da saper che 'l sig. Prospero e Fabricio Colona rimaseno con le sue zente a Roma, et poco da poi Prospero voltò al Re preditto. Tamen Fabricio stete fermo con esso Re a suo soldo. Li cardinali Savello et Colonna erano a' loro castelli; li Vitelli nel Apruzo, et il Prefetto a Sinegaia; et el Re celerava molto el suo camino; et al tutto se judicava volesse andar a Zenoa. Et quello di lui seguirà, scriverò. Ma dil Pontifice scriviamo.
Partita dil Pontifice et Cardinali da Orvieto et come andò a Perosa.
Essendo el Pontifice partito da Roma et venuto a Orvieto con 20 Cardinali, et il Re intrato in Roma, a dì 4 Zugno venne ivi uno ambassador dil Re preditto, chiamato Peron de Basser, el qual fo quello che essendo in corte dil Roy venne in Italia et a la Signoria nostra, come scrissi di sopra, a dimandar el passo et la lianza; et per questa impresa venuto in gran reputatione a presso el Roy et dil suo consejo. Et dito Monsignor venne con trenta cavalli benissimo in ordine dal Pontifice, et habuto audientia, expose dapoi la salutatione che 'l suo Re havia molto a caro di parlar a Soa Beatitudine, et se doleva di la sua partita, et voleva esser bon fiul di Santa Chiesia, sì come era sempre stati li soi passati. Ma el Pontifice li rispose sapientissimamente, et poi con reverendissimi Cardinali considerando et oratori, il meglio esser partirsi de lì et negarli di voler parlarli, el qual Re era mia XX lontano de lì, a Viterbo, perchè venendo con exercito harebbe convenuto far quello el dimandava di la investitura, et non li volendo parlar, in Orvieto non erano molto sicuri, etiam per la carestia, et cussì deliberò de partirsi da Orvieto et venir a Perosa terra fortissima. Et a dì 3 ditto a hore 22 zonse lì a Orvieto do ambassadori dil Re de Romani, zoè uno di qual è qui stato in questa terra, et havia commissione di l'archiduca di Bergogna suo fiul.
Venerdì 5 ditto el Pontifice et Cardinali con tutta la corte de matina a bona hora se partì da Orvieto per andar verso Perosa, et cavalcò el Papa zerca mia X parlando con l'ambassador dil Re de Franza, el qual lo andava persuadendo non si dovesse partir etc. Ma pur ( vedendo ) el Papa constante, ditto orator tolse licentia, et ritornò dal suo Re, el qual in questo zorno a hore 22 era intrato in Viterbo, et dovea star fino el Luni, però che, per esser la Domenega el zorno de Pasqua, zoè la Pentecoste, non cavalcava et stava a riposarsi lì in Viterbo.