Da Milan di Hieronimo Lion kav. orator nostro continuamente veniva lettere, come el Duca era di bona voja vedendo li provedimenti faceva nostri, et che spesso lo veniva a trovar fino a caxa, et di ogni banda havia bone nove, et era molto aliegro; che 'l nostro campo saria avanti a Pontremolo cha Franzesi, et che esso ambassador li dete la lista di le zente sarà in campo; lo qual molto laudò la Signoria, usando grandissime parole, et con li altri oratori se ritrovava, laudava molto questa Signoria. Et de campo suo da Vegevene havevano come era zonti alcuni Elemani o vero Sguizari, i quali prima però passono per Milan, et che zonti Stratioti lì a Vegevene havea dato gran vigor a le soe zente, et donde el Duca de Orliens correva tutto el zorno fino vicino a Vegevene, al presente, ch'è a dì 25, Stratioti se haveano fatto sentir, che fo el zorno drio zonzesseno a Vegevene, et come per lettere de Bernardo Contarini se intese che quella mattina montò a cavallo con li stratioti, et etiam le zente d'arme, per veder se li nemici li bastava l'animo di vegnir a combatter, et mandato le guarde avanti uno mio, se scontrono ne li nemici, zoè 40 homeni d'arme, 100 balestrieri, et tra arzieri et ditta guardia fo a le man con loro, ne preseno Franzesi tra vivi et feriti numero 26, et morti 9 et 12 cavalli, et se il resto dil campo li trovava, overo li stratioti, niuno sarebbe fuziti. Adoncha Franzesi comenzono ad haver contrasto, et ogni zorno Stratioti feva qual cossa, come dirò di sotto; et con questa vigoria ditto campo si levò da Vegevene, et venne mia tre più propinquo a li nemici, in uno loco chiamato Caxuol, a dì 28 di questo, come al suo loco tutto sarà descritto.
Ancora da Milan si have come el Pontifice havia dato licentia al Cardinal Ascanio, fratello dil Duca, potesse venir a Milan, ma che el Duca, non havendo più bisogno de lui, li scrisse Soa Reverendissima Signoria facesse quello li pareva, et cussì non venne.
A Perosa el Pontifice havendo a dì 19 fatto concistorio et terminato de ritornar a Roma, nè andar a Foligno et Spoliti, sì come voleva esso Pontifice, ma per la più curta a Roma; et statim 6 Cardinali se partino; tamen disseno de aspettar Soa Santità propinquo a Roma, per intrar insieme et farli compagnia. Et a dì 22 a bon'hora con el resto de Cardinali et oratori el Papa partì da Perosa et venne a Orvieto, et per lettere di l'ambassador nostro, zonte a dì 25, date a dì 22 et 23 in Orvieto, questo se intese; et come a dì 24 dovevano partir et andar a Viterbo, et esser ad ogni modo a dì 27 in Roma. Item che 'l Pontifice havia habuto lettere del suo ambassador andato a Fiorenza, il tenor di quella dil camaldulense, et cussì havevano risposo Fiorentini a esso ambassador come fece a nostri; et che 'l Papa havia voluto esso ambassador nostro cassasse 200 provisionadi, et era restati solum 320 a custodia di Soa Beatitudine fino a Roma; et che havendo notificà a Soa Santità la deliberation de romper al Re de Franza, era molto contento, et li havia ditto come sarebbe bon de tuor in liga re Ferdinando per remetterlo nel stado, et che di la excomunica non era tempo di promuover alcuna cossa, fino non fusse zonto a Roma. Ancora che de lì intendevano el Re havia hauto da Senesi ducati 20 milia, et era a Pisa, et voleva andar a Lucca per haver danari per dar paga a le sue zente che li bisognava.
In questo mezo a Roma seguiva le discordie de Orsini et Colonnesi, et tra loro se dannizavano; et accidit in questi zorni che Colonnesi andati a campo a uno castello de Orsini, da li custodi fonno maltratati, et molti di loro morti, tra i qual uno Julio Porcharo, di primi di Roma, et uno vicentino valentissimo nel mestier di le arme, chiamato Mazel Fiochardo, et altri capi per numero X; et cussì confusi et territi Colonnesi fonno repudiati. I quali non molto da poi tra loro fenno trieva per alcuni zorni, per adunar le biave di la campagna; tamen partesani in Roma se occidevano, et li Orsini prosperava assà; et per questo el Pontifice celerava la soa andata in Roma, per cessar questa novità.
A Fiorenza è da saper come el Re de Franza, essendo a Pogibonzi a dì 18 de questo mexe de Zugno, se partì de Fiorenza fra Hieronimo da Ferrara nominato di sopra, con zerca 50 soi seguazi, però di boni de Fiorenza, et andò a trovar el Re, non però con comissione alcuna di la Signoria soa ma motu proprio, et causa visitandi regis. Or, zonto a San Cassano, visto havea gran seguito, volse quelli licentiar, ritornasseno in Fiorenza; ma loro non volseno tornar, dicendo erano venuti a farli compagnia, et cussì zonse a Pogibonzi, et andato a la presentia dil Re, fo da Soa Majestà visto molto volentieri, et volse venisse con lui fino a Castel fiorentino, dove conferiteno insieme, et quello confessò et comunicò di soa mano con gran devotione; et el Re, in segno di esserli grata la soa venuta, a ciò non tornasse a piedi li donò el suo muleto picolo, el qual a Napoli tanto li era caro; et cussì questo frate, tolto licentia, a dì 20 ditto ritornò a Fiorenza, essendo stato col Re tre zorni. Et el Re venne di longo a Pisa, et Fiorentini havevano Neri Caponi et li tre altri oratori novi pur a presso esso Re, i quali, come per una lettera venuta di Fiorenza intesi, exposeno che l'intrar in Fiorenza era a comando et piacer de Soa Majestà, et sarebbe ricevuto con quel honor come mai; ma ben era vero havevano fatto di gran provisioni; et questo perchè Piero de Medici loro ribello era con Soa Majestà, a ciò non intravenisse alcuna novità, perchè pur havea molti fautori in quella terra, et che si Piero fusse sta licentiato da Soa Maiestà, sarebbe cessato tutti questi provedimenti, i quali però non erano fatti, se non a fin de ben. Item pregavano li fusse reso Pisa, Piera Santa, Serzana, Serzanello et Livorno, secondo la forma de li capitoli zurati de observar; ma el Re li respondeva bone parole, tamen però non li rendeva alcuna cossa. Et ancora non pretermeterò de scriver questo, licet qui non sia il suo loco, seguendo i tempi de la historia: come monsignor di Arzenton el qual, come scrissi, stete a Fiorenza alcuni zorni, et partito per andar dal Re era a Siena, intendendo el Re andava a Pisa, et li soi cariazi da alcuni villani fo presi et tolti; et inteso questo, Fiorentini li mandono driedo zente, et quelli ricuperono, et preso quelli haveano comesso tal cossa, et remandono ditti cariazi a esso monsignor di Arzenton, notificandoli quello era sta fatto non esser sta di voler loro; et cussì Arzenton rehebbe li so cariazi. Et a Fiorenza preparavano, a dì 28 de questo, de far el so consiglio, et elezer nova Signoria, per novo modo nè mai più usato, nè sapevano quelli dovesse esser, perchè fevano a sorte electione, poi ballotavano, et li eletti di sotto saranno descripti, a ciò in ogni tempo se veda li primi. Et a dì 23 dil mexe, fo la vizilia di San Zuane Baptista protetor de Fiorentini, nel qual zorno in Fiorenza si suol zostrar et far gran feste; or vedendo loro che Monte Pulzano se teniva pur per Senesi, et che 'l Re non havia voluto fargela render, mandono certe zente a recuperarla, zoè Francesco Secco, conte Ranuzo de Marzano, Hercules Bentivoj con loro condute, et alcuni fanti; et se messeno a campo. Et in questo zorno andati certi fanti per far corsa, zoè dar el guasto a le campagne, a ciò se dovesseno render, non volendo patir el danno; ma in Monte Pulzano era un capetanio di Senesi, chiamato Zuan Savello romano, el qual havia 200 cavalli di conduta, et venne fuora di la terra; et quelli fanti fense di recularsi et fuzir, et loro li veniva seguendo, unde vi sopravenne zente dil campo preditto de Fiorentini, et fonno a le man con Senesi, et fo preso ditto Zuan Savello da uno Francesco Gerardi fiorentino de soa man, et menato in campo, presi et morti assà di una parte et l'altra, et etiam qualche Franzese militavano per Senesi. Hor era comissario in campo de Fiorentini Gulielmo Pazi, et cussì ditto capetanio con alcuni presoni fonno mandati a Fiorenza. Et el duca de Urbin dovea venir in campo per rehaver al tutto quella terra, la qual li habitanti se difendevano gaiardamente per Senesi, et pur el campo vi stete alcuni zorni, ma non poteno far nulla; et pigliono l'impresa de recuperar Pisa. Et voglio qui notar uno capitolo di una lettera scritta in questi giorni a Venetia per uno Fiorentino. Nui siamo a campo a Monte Pulzano, habiamo stretto, habiamo preso lo capitano, fin pochi giorni sentirete el botto; si aderisseno a la liga, ha tropo vicino el lupo; si si scoterà, si scoprirano li agnelli; ancor non è posto el barzello nè pichiata la campana; tal si trova in stato, che fin poco haranno carestia di bon partito.
Fiorentini con el Re intrinsece haveano grande odio, benchè non mostrasseno perchè non era tempo; et havea gran ragione, perchè lui havea visto quella Republica bellissima, et tuttavia al Zeneral camaldulense, nomine Venetorum ivi, deva bone parole; ma meglio per loro sarebbono stato li fatti. Et el zeneral de Bertagna era lì in Fiorenza per nome dil Re, in questi zorni si partite, et andò a trovar el Re, adeo al presente non vi resta più Franzese in Fiorenza, tamen poi ne venne uno altro chiamato Monsignor...
Piero veramente de Medici rimase a Siena quando el Re partì per Pisa, et poi fo divolgato tornato a Brazano, et la soa facoltà era venduta ogni zorno per Fiorentini.
A Bologna el magnifico Johanne faceva molte provisione sì de zente quam de mandar exploratori a Pisa a inquerir li progressi dil Re, et so fiul Hannibal benissimo in ordene, fece la mostra a Bologna, dove vi era Antonio Vincivera secretario nostro, et l'orator de Milan, et lui sopra uno cao di lanza con le barde con San Marchi etc. cridando Marco! Marco!, et benchè havesse etiam soldo dil Duca de Milan, pur non haveva troppo bissoni. Et fece una polita mostra; et a dì 27 se partì, et venne in Modenese, poi in Parmesana, dove era el nostro campo, et zonze a tempo de operarse ne la bataglia; et parte di le zente erano a Ravena etiam zonse lì a Bologna, et venne de longo in campo, menate per Piero Donado tunc camerlengo di Ravena. Item se intese per lettere dil secretario nostro, come l'ambassador de Milan havia scritti mille fanti, et li dava tre fiorini per uno al mese, che son ducati do e mezo nostri, et che li 2000 fanti la Signoria li havia comesso dovesse far, non havia ancora principiato a farli, perchè voleva prima Milan fusse fornito, et più lui era certo haver el fior di la zente, et che ivi ne era gran quantità, et in do zorni li compirebbe di far. Item che zerca 50 Sguizari, di quelli era cum el Re a Pisa, havendo nostri modo de desviarli, pur per via de Bologna se partino dal Re, et veneno in campo nostro a tuor soldo; i quali fonno benigne ricevuti, et ancora speravano ne vegnirebbe; et che alcuni esploratori erano tornati referivano come la Domenega, a dì 21 Zugno, essendo el Re a Pisa a vespero ne la chiesa principal, udite certe voce che cridava Misericordia! Misericordia! Unde el Re domandò ad alcuni quello voleva dir questo. Li fo risposto erano Pisani che non volevano più tornar sotto Fiorentini, ma restar in libertà. Et el Re messe la man a la testa sul capello, dicendo: Sora la mia corona, state Pisani di bona voja, che vi prometto et zuro di mantenervi in libertà, et lasserove qui zente a custodia et difensione vostra. Per le qual parole tutto quel populo si ralegrò et molto ringratiò Soa Majestà, cridando: Viva! Viva el Re de Franza! Et tutto quel zorno feceno feste de balli et soni di campane assà. Et che in quel zorno el Re mandò a dir a Fiorentini non se pensasseno de haver Pisa.... venir a Lucca, et che Luchesi lo aspettavano con grande jubilo, benchè si judicava volesse danari da loro, non li havendo ancora resi li ducati X milia have quando da prima vi fue; et che le sue zente, parte erano andate verso la Speza con el cardinal S. Piero in Vincula et Felipo monsignor, zoè monsignor di Bressa a sopraveder quelle cosse, et tramaveno de redur Zenoesi con loro, li qual havendo, sarebbe sicuro de poter ritornar in Franza; et parte etiam di le zente era aviate verso Pontremolo, che è una forteza dil Duca de Milan fortissima. Et è da saper che 4 forteze ha il Duca preditto su quatro passi molto forte, zoè Trezo, Picigoton, Rebecho et Pontremolo. Et questo passo el Re molto desiderava haver, et però havia celerado molto el suo camin di Roma in qua; ma poi, intendendo l'exercito nostro era passato Po et redutto a Gierola in Parmesana, alquanto stete sopra de sè, et tentò de haver el passo da Zenoesi; non restando etiam de haver questo, come lo hebbe, qual di sotto sarà scritto.
Da Zenoa lettere di 24 drizate al Duca de Milan, come erano più constanti che mai, et che era necessario provisione preste et mandar fanti ad alcuni passi a la Riviera de Levante, dove pur ne era qualche dubitatione, perchè tutta quella Riviera era partesani di caxa Fregosa; et che era venuto uno araldo dil Re de Franza a dirli come el Re era loro amico, et che per l'amicitia havevano, li voleva far rehaver Serzana et Serzanello, che furon soi, che Soa Majestà se ritrovava haver ne le mano tolti da Fiorentini, et assà altre parole, concludendo de haver el passo. Et che el Re mandava in Zenoa tre soi ambassadori, i quali erano a Serzana za in camino, i quali era certo sarebono accepti a quella comunità, zoè il reverendissimo Cardinal San Piero in Vincula el cardinal de Zenoa di caxa Fregosa, et Obieto dal Fiesco prothonotario, do Zenoesi et uno di Savona, et verebono a tratar cosse in benefitio di quella communità. Ma Agustin Adorno governador scrisse al Duca quello voleva li rispondesse; et el Duca subito mandò a dimandar el voler di la Signoria; et cussì li fo rescritto che per niente non volesse acettar ditti ambassadori per esser Zenoesi, et che mandasse a dir al Re, si piaceva a Soa Majestà de mandarli oratori, vi mandasse Franzesi, et non Zenoesi, i quali sarebono ben visti, confortando esso Governador et Zenoesi in la fede promessa, et non si acordar per niun pato con Franzesi. Et è da judicar li fusse promesso per la liga di farli rehaver li suoi luoghi, si de jure li vegnivano, compita questa guerra. Et Zorzi Negro nostro secretario era a Milan, ricevuto el mandato de andar a Zenoa nomine Dominii, a dì 24 ditto se partì de Milan, et andò a Zenoa, dove fu honorifice ricevuto, come dirò poi.
Domente in queste parte tal cosse seguine, a dì 28 Zugno zonse lettere di Lunardo di Anselmi consolo nostro a Napoli, di 11, 12, 13 et 14 di l'instante, narava come in Napoli seguiva ogni zorno assà rumori et custion ( questioni, baruffe ), et se trovava Franzesi morti per la terra da Napolitani, cussì a hora era el contrario; et che volendo el Vicerè armar certe galie lì in Napoli, essendo sul molo Napolitani, si messeno in arme et amazò alcuni Franzesi, et che non desideravano altro cha che zonzesse l'armada di re Ferando ivi con la sua persona, la qual di brieve se dovea partir di Sicilia et venir de lì, et che era certo Napolitani li receveriano con grande piacer. Item come l'armada franzese, zoè 8 galie, fuste et brigantini, zerca numero di vele XV, la qual fo quella zonse per avanti a Pisa, armata in Provenza et venuta a Napoli, tolto in conserva alcune galie lì a Napoli, era in quelli zorni partita per andar a tuor Yschia; ma li custodi virilmente se haveano difeso, et fo necessario la ritornasse a Napoli; et che una barza di re Ferando era passata in mezo di ditta armada, dimostrando non se curar; et Franzesi non have animo o vero modi di darli fastidio: ma che scompagnò una galeaza franzese carga de artiglierie un pezo fuora de Napoli et de quelli scogli, et la lassò andar al so viazo; ma ditta armada da poi se partì de Napoli, et venne a Pisa, sì come ho scritto di sopra.